Om Apova idam sarvam Vishva bhutani apah Pranava apah Pashava apah
Annam apah Amrtam apah
Samrat apah Virat apah Svarat apah Chandamsi apah Jyotimshi apah Yajumshi apah Satyam apah Sarve devata apah
Bhur, bhuvah, suvah apah om

Invero tutto questo è acqua, gli elementi dell’universo e tutte le creature viventi. Invero tutto questo è acqua, il mortale e l’immortale. Invero tutto questo è acqua, il suono e la luce. Invero tutto questo è acqua! Così inneggia la Kalasha Sthapana Mantra, solitamente utilizzata agli inizi dei puja di rito vedico. Un inno che ci ricorda l’importanza e la peculiarità dell’acqua.

Nei Veda e nelle Upanishad, la costellazione di scritti sacri, filosofici e scientifici che aggregano in forma scritta la conoscenza del Sanathana Dharma (Eterno Ordine) ovvero dell’Induismo, l’acqua è onnipresente. Infatti, la troviamo agli inizi dei rituali vedici con l’atto della purificazione di mente e spirito Achamanam, e quindi della successiva unione di mente, corpo e spirito verso un unico intento o azione Sankalpa. L’acqua è anche la forma più semplice ma allo stesso tempo più pura di offerta al divino e al terreno, infatti nella Bhagavad Gita (Il Canto divino) Krishna spiega come una semplice offerta con l’acqua valga quanto la vita stessa di chi dona il sacrificio. Ci sono innumerevoli passaggi nei Veda che spiegano il grande valore dell’acqua nei rituali e guardando in culture, tradizioni e fedi più delle nostre longitudini, notiamo la stessa importanza nel Cristianesimo, Ebraismo e nell’Islam. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché tutto questo interesse per l’acqua e non per esempio per il fuoco? Pur avendo un ruolo importante, il fuoco non è presente così capillarmente come l’acqua. Perché?

È l’alba di un nuovo giorno a Varanasi, sulle sponde del Gange. Una donna di mezza età è immersa sino alle ginocchia nel fiume, con un piccolo recipiente raccoglie l’acqua d’innanzi a se e lo riversa all’incirca nello stesso punto recitando ripetutamente delle parole. I suoi gesti son molto curati, il suo viso rilassato e la sua voce loquace. Con lo sguardo rivolto all’orizzonte, verso il sole che sta sorgendo, la donna recita la Gayatri Mantra.

Om Bhur Bhuva Swaha Tat Savitur Varenyam Bhargo Devasya Dhimahi Dhiyo Yonah Prachodayat

Lasciateci contemplare la supremazia del divino Sole, colui che illumina tutto, colui che ricrea tutto, dal quale tutto parte e al quale tutto ritorna, il quale invochiamo affinché ci aiuti nel nostro cammino verso il suo sacro trono.

L’acqua amplifica e trasmette. Son ben note le capacità conduttive dell’acqua, non solo elettriche ma ancor più ampiamente di una qualsiasi forma di segnale o d’informazione. Il nostro corpo è composto di liquidi per circa il 70% e siamo quindi un’ottima cassa di amplificazione. Qualsiasi cosa noi pronunciamo essa viene trasmessa e amplificata in noi stessi. Ecco perché parlare con parsimonia e attenta scelta delle parole è vitale per la nostra esistenza.

Molti di noi avranno sentito parlare degli esperimenti di un ricercatore giapponese di Yokohama, Masaru Emoto. Egli concluse che l’acqua ha la capacità di ricordare, ha una sua particolare memoria, che essa viene influenzata a livello atomico dalle frequenze che la attraversano. Nei suoi esperimenti, espone bicchieri contenenti acqua in congelazione alla musica classica. E ne risultavano, sempre a livello microscopico, formazioni cristalline ben consolidate. Mentre non accadde lo stesso con l’acqua esposta a musiche più violente, come la heavy metal. La reazione atomica dell’acqua a questa tipologia di frequenze era di disordine. La comunità scientifica è divisa nel giudizio di questi esperimenti, alcuni la ritengono incompleta e superficiale altri invece cominciano a prestare più attenzione all’argomento. Compiendo un passo oltre la scienza conosciuta e raccogliendo le informazioni che ci vengono messe a disposizione dai Veda è possibile dare un senso a quello che ci viene esposto da Emoto. Si dovrebbe sempre parlare con parole armoniose. Così consiglia il RigVeda.

Chodayatam Sunritaah (39.2 RigVeda)

Torniamo sulle sponde del Gange, sempre a Varanasi. Ora soffermiamoci su di un giovane uomo, anch’egli immerso parzialmente nel fiume, scioglie lentamente nella corrente e del riso. Ciò che sta compiendo è il rito del Pithru Tharpan ovvero offerta agli avi. È un rituale che ogni maschio dovrebbe compiere periodicamente ogni anno in segno di ringraziamento verso i propri genitori o genitore scomparso e in generale verso gli avi della famiglia. In questo rituale, l’acqua è il messaggero nel tempo e nello spazio.

Nel 2014, uno studio condotto da Adam Sarafian al Wood Hole Oceanographic Institution (WHOI) Massachusetts riguardo l’ origine dell’acqua sul nostro pianeta, ha concluso che l’acqua è presente sul nostro pianeta da circa 4,6 miliardi di anni, sin quasi dalla sua nascita. Uno studio che contrasta le affermazioni di precedenti ricerche che suggerivano l’origine extraterrestre, l’acqua proveniente da asteroidi. Lo studio di Sarafian non esclude che parte delle nostre acque abbiano origini non terrestri, ma precisa che l’acqua era già presente sul nostro pianeta. La sua ricerca ricca di prove, indica che la nostra terra ha una particolare composizione rocciosa simile a quelle delle cinture asteroidali del nostro sistema solare, quindi che l’acqua ha origini composte.

Da quando l’acqua esiste su questo pianeta, è rimasta la stessa nella sua quantità pur variando di forma e densità nel corso dei vari cicli della vita della nostra casa. Quindi possiamo ipotizzare che tutti gli esseri viventi che sono stati e che sono e che saranno, sono parzialmente composti dalla stessa acqua da miliardi di anni. Ecco che lentamente comincia ad avere un senso anche il rituale dell’offerta agli avi descritta poco sopra. Noi siamo, quello che loro sono stati. I Veda spiegano che chi vive ha la possibilità con le sue azioni di portare equilibrio nel passato, nel presente e nel futuro.

Masaru Emoto in giappone, continua la sua ricerca e i suoi esperimenti e conclude in un altro sorprendente ed affascinante risultato sulla memoria dell’acqua. Questa volta nel suo esperimento invece della musica, espone il bicchiere d’acqua ad un dipinto armonico di colori chiari. Ne resultano cristalli definiti e armoniosi. Mentre con un dipinto scuro e tetro, Emoto ritrova il pessimo risultato che prima aveva trovato con la musica heavy metal, confusione. Quindi, non sono solo vibrazioni sonore ad influire sull’acqua ma anche vibrazioni luminose. E cosa sappiamo delle onde cerebrali? Forse abbiamo già la risposta.

Yo’pam pushpam veda Pushpavan prajavan pashuvan bhavati […] Agnirva Apamayatanam […] Vayurva Apamayatanam […] Asouvai tapanna pamayatanam […] Candrama Vama pamayatnam […] Nakshatrani va Apamayatanam […] Parjanyova apamayatanam […] Samvastaro Va Apamayatanam […] Ayatanavan bhavati […]

Chi conosce le peculiarità dell’acqua, la possiede e con essa prosperità e prole. Il fuoco è fonte d’acqua, l’aria è fonte di acqua, il sole rovente è fonte d’acqua, la luna è fonte d’acqua, le stelle son fonti d’acqua, le nubi son fonte d’acqua, il monsone è fonte d’acqua. Chi comprende questa verità in se trova tutte le risposte. Così ci illumina il Mantra Pushpam, intonato durante i Puja. L’acqua è onnipresente, ma soprattutto noi siamo fatti d’acqua. Ricordando che ogni parola e ogni pensiero che scaturisce dalla nostra mente ha un effetto su di noi, sul nostro prossimo e sulla nostra realtà nel tempo e nello spazio, rendiamoci più coscienti del nostro operato e rendiamo la nostra opera qualcosa di magnifico.

Che l’acqua ci possa benedire in ogni tempo ed in ogni luogo.

Kabil Nageswarakurukkal MAS, BSc