Amore,

all’inizio, durante e alla fine.

 

Ricordo il mio primo viaggio in India da adulta,

sei  mesi da sola a vagare nella mia terra per incontrare una comprensione:

non sono mai stata sola.

Da quel viaggio ho appreso la capacità di sentirmi immersa in un campo di amore infinito.

Devozione.

Verso nessuno e verso tutti.

Bruciarmi le sinapsi in vorticose danze di adorazione,

fondermi  nella luce e nell’ombra di tutta l’esistenza.

 

Incontrare i confini del mio corpo in maniera animale e sensuale,

spezzare le curve dell’anatomia e lanciarmi nel vuoto.

 

Accogliere in estasi le mie paure più profonde,

toccare,  l’oscurità vischiosa di un albero cavo bagnato.

 

Sentivo questo caldo flusso che mi permeava,

la sensazione di pienezza che dimora nel cuore.

 

Nel tempo

ha preso corpo in me  l’urgenza  di voler condividere

devozione.

 

La grazia di aver avuto un’espansione di coscienza,

l’incapacità di contenerla,

la frustrazione di non saper  “cosa farci”.

 

Come quando scavi buche nella sabbia in riva al mare,

ad ogni onda la buca si riempire… ora d’ acqua, ora di sabbia.

Continui a scavare, a creare il vuoto.

…Non c’è.

Percepisco la beffa della costante ricerca del divino,

che dimora in nessun luogo se non

nel cuore.

 

E un altro viaggio comincia.

 

Accetto che la coscienza è immensa,

che ho una mente limitata da spazio e tempo

e un corpo attratto dalla gravità.

 

Comprendo che ho bisogno di prendermi cura di tutto ciò.

 

Doso la mia capacità di arrendermi alla vita,

con la volontà di onorare il mio sangue.

 

Incontro i ricordi,

ringrazio il passato.

 

Riconosco ed esperisco ciò che gli Jnani e i Bhakta per migliaia di anni hanno tramandato:

gli Jnani (saggi) utilizzando la Devozione come strumento di liberazione,

i Bhakta (devoti)  guardando alla devozione come strumento e obbiettivo da raggiungere.

 

Danzo in questa dualità che sempre porta all’uno.

 

E a quel punto qualcosa in me s’incontra.

 

L’ardore bruciante verso il divino che mi riempie d’amore,

non è solo un moto che dall’esterno colma il mio Essere.

 

E’ un punto di luce che si espande nella presenza del vuoto,

condivisione costante creata dalla stabilità della mente.

 

Respiro incarnato in divenire.

 

“Come un albero è contenuto in un seme,

il burro nel latte,

il ghiaccio nell’acqua,

il divino riempe l’intero universo.” [1]

 

L’ardore dei miei gesti mi porta ancora verso la stessa direzione,

la via dell’Amore.

 

Nadeshwari Joythimayananda

info@nadeshwari.com

www.nadeshwari.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] The Thousand Name of the divine Mother – Mata Amritanandamayi Mission Trust