Una sessualità sacra non è possibile se non nel rispetto dell’uomo e della donna nella loro interezza, nell’integrazione delle loro differenze e nel riconoscimento della saggezza del corpo.

L’uno di fronte all’altra.

Gli sguardi si incontrano, i respiri si fondono.

L’uno nell’altra.

Un contatto pieno, che sfiora e che inonda, che acquieta ed inebria.

Entrare in uno spazio sacro, rimanendo in contatto col proprio sentire, aprendosi al contempo alla ricchezza dell’altro.

Uno spazio-tempo di scoperta, accoglienza, totalità.

Totalità nel dono del corpo, dell’anima, dello spirito.

Poi, ad un tratto, la magia svanisce. Un muro invalicabile si erge, difficile a definire, tra la donna e il suo utero. Non potendo entrare in contatto con il suo centro, con la conoscenza contenuta nel suo bacino, la donna giunge alla frontiera del contatto possibile con l’altro.

Spazio sacro, incontro desiderato… occasione perduta. La donna esce al di fuori di sé per trovare l’uomo, nella linearità. Il tesoro racchiuso nelle sue ovaie ammutolisce: forse, un giorno, arriverà il suo momento…

Che cosa è accaduto? Senza un contatto pieno con se stessa, la donna si trova nell’impossibilità di giungere al contatto con l’altro. Ma come l’ha smarrito?

Per entrare in contatto con l’altro, in uno spazio sacro, è necessario poter accedere completamente alle facoltà del nostro spirito – ma anche del nostro corpo. Attraverso la sessualità entriamo nella dimensione del dono di sé, attraverso i recessi più intimi del nostro essere.

Il rapporto sessuale e la facoltà di procreare sono però strettamente collegate, e, nell’incontro con l’altro sesso, dobbiamo tenere in considerazione il nostro desiderio di dare la vita. Se un tale desiderio non è presente, o se le condizioni per mettere al mondo un nuovo essere non sono favorevoli, che scelte ci si pongono di fronte?

Per le donne, la responsabilità della contraccezione è all’ordine del giorno. La maggioranza decide di prendere la pillola o di usare la spirale. Queste soluzioni ci consentono di conservare un contatto totale con noi stesse? Senza tale contatto, quale unione possiamo avere con l’altro, in quello spazio sacro in cui vorremmo entrare grazie alla sessualità? Se la donna non riesce ad avere un pieno contatto con il proprio corpo, che sia per la presenza di barriere ormonali, fisiche o che appartengono alla sfera del sentire e della percezione, l’incontro con l’altro, di fronte a sé, si fa più difficile. Andiamo a vedere più in profondità dove ci conducono queste soluzioni contraccettive…

La donna vibra, in un moto costante dato dalle fluttuazioni degli ormoni. Fine orologio biologico, che indica i tempi e i ritmi della vita quotidiana. Questi messaggeri hanno un impatto altrettanto significativo nel suo contatto con l’uomo: il desiderio, la ricettività e il modo in cui vengono espressi sono ugualmente ciclici. La pillola contraccettiva mette in uno stato di pausa le ovaie, custodi del nostro tesoro, eredità dell’ascendenza materna, e riduce a un sottile, perenne strato il rivestimento del nostro utero, che perde la sua respirazione naturale, non prepara più il suo delicato nido e non si rigenera più tutti i mesi. E il collo dell’utero, fiore che si apre e richiude naturalmente, collegando l’interno e l’esterno del nostro intimo… si fa immobile, resta chiuso, sigillato da una mistura cervicale immutabilmente densa e collosa.

Gli ormoni di sintesi fanno “ammutolire” i preziosi messaggeri, e la donna perde il contatto con la propria ciclicità, i propri organi riproduttivi, col suo stesso centro. In queste condizioni, che incontro può avere con l’uomo? Quale sessualità, per quanto sacra sia l’intenzione?

La spirale, dal canto suo, si colloca al centro stesso della donna: l’utero. Segnala costantemente la propria presenza a quel muscolo potente, intimandogli di piegarsi ai suoi desideri. La mucosa, irritata dal braccetto presuntuoso di quello strumento che le impedisce di espandersi, si infiamma. Il collo dell’utero, ferito dall’intruso, tace. E anche la donna può restare ferita nella sua facoltà di accogliere: i suoi organi interni si vedono forzati a respingere la vita creata, frutto dell’amore sacro e celebrato.

Quando invece la responsabilità della contraccezione viene affidata all’uomo, due scelte gli si parano davanti: il preservativo, barriera spesso utile ma che può insinuarsi tra una fisicità e l’altra, ponendo un limite alla fusione e alla trascendenza totale dei corpi; oppure il coito interrotto, la marcia indietro che può essere dolorosa, oppure vissuta come crudele separazione nel momento culminante dell’incontro.

E tuttavia devono pur esistere delle soluzioni per riuscire a venire a capo del dilemma. Può esservi una completa responsabilità dell’uomo e della donna durante l’incontro sacro. Attraverso la conoscenza dei misteri del proprio organismo, la donna può imparare a rispettarsi, e l’uomo a seguirla nella sua danza. Senza annullare le fluttuazioni biologiche, è possibile adattarsi alla ricchezza e alla diversità tipiche di ciascun momento. Io ho incontrato il metodo sintotermico, che è diventato per me uno dei mezzi per riuscire ad arrivare a quella destinazione in tutta sicurezza.

Il metodo apre una finestra sulla ciclicità femminile, e sia l’uomo che la donna possono contemplare il paesaggio così rivelato. Nella mia esperienza, il metodo permette un’intesa, una complicità condivisa su questa sfera intima, al punto da diventare un vero e proprio “termometro” della coppia, che non ha bisogno, per funzionare, che di un termometro – appunto! – e di un pizzico di consapevolezza. Ho imparato ad ascoltarmi, e l’uomo ha imparato a comprendere le trasformazioni che avvengono dentro di me. I nostri incontri sono divenuti più semplici, privi di paura, e nel pieno ascolto del mio corpo.

Per la bellezza dei due corpi e dei due spiriti nella loro interezza, uniti dal rispetto e dall’accogliersi reciproco in tutto il proprio essere.

 Cecilia Gautier

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Traduzione dal francese a cura di Nora Gattiglia