(Italiano) Ayni: il concetto di reciprocità andina.

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Esiste dentro di noi una pulsione sana che ci spinge ad allontanarci dal dolore per avvicinarci al piacere. Siamo in continua ricerca del benessere, non solo di quello inerente alla salute del nostro corpo, ma anche quello del nostro equilibrio emozionale e del nostro potere economico e materiale. Il nostro interesse personale ci porta a pianificare ed ad agire alla ricerca di questo benessere che sperimentiamo in maniera proporzionale al successo delle nostre aspettative. Siamo spesso abituati a pensare a noi stessi o al massimo alla nostra famiglia, cosa che non ci consente di comprendere quanto per nostra natura, siamo connessi in maniera inscindibile alla Madre Terra ed all’intero Cosmo.

Esiste nella tradizione andina una parola quechua chiamata “Ayni”, che potrebbe aiutarci molto a risolvere questa nostra difficoltà. Al giorno d’oggi, questo termine si potrebbe tradurre come reciprocità o mutuo soccorso o anche aiuto reciproco. E’ un concetto importantissimo, spesso erroneamente posto in un contesto periferico rispetto alla cultura espressa dal mondo andino. Non si tratta di un riferimento nostalgico alla purezza e semplicità dei popoli andini, l’idea di Ayni esisteva molto prima degli Inca, sembrerebbe addirittura più antico della stessa lingua quechua. E’ uno di quei concetti che segna i grandi cambiamenti del tempo e della storia sopra le quali sono state fondate le grandi civiltà. E’ inoltre una di quelle parole che nascono molto indietro nel tempo, Ayni deriva da suoni sacri ed ancestrali appartenenti ad un tempo in cui il mito era l’unica maniera espressiva, prima che il linguaggio come adesso lo intendiamo, prendesse forma. Recenti studi hanno ipotizzato che nella cosmo-visione andina il suono “AY” avesse il significato di vita, soprattutto quando questa è messa in pericolo. Era un suono di allerta, che indicava nella vita la presenza di un pericolo, di un calo d’energia, di un peso fisico o emotivo. In maniera opposta “NI” sembrerebbe essere il suono che indica un’azione rigenerante di energia, di rafforzamento, una riaffermazione della sopravvivenza primordiale che annulla ciò che si oppone alla vita. In tutte le lingue ancestrali della cordigliera andina, Puquina, Aymara e Quechua, il termine Ayni prende il significato di una risposta positiva alla vita, un soccorso nel pericolo, un sostegno nella difficoltà. Diventa quindi la maniera di sperimentare la vita costruita sul principio della reciprocità, una forma di organizzazione sociale che diventa base essenziale della cultura andina.

Il concetto di Ayni, non nasce da una motivazione egoistica o a fine di lucro. Dobbiamo considerare che la cordigliera delle Ande, la catena montuosa più lunga al mondo, ha un altezza media intorno ai 4000 metri e sopravvivere a quelle altitudini non è semplice. Il popolo andino è sempre stato molto dedito al lavoro, conservando una pace innata, caratterizzata dalla stessa frequenza energetica dei popoli asiatici che vivono ad alture simili, nella catena dell’Himalaya. Aiutarsi diventa spesso per questi popoli l’unica possibilità di salvarsi. Collaborare nelle cose pratiche come costruire una casa o lavorare la terra, significava darsi la possibilità di sopravvivere come individui ed in ultima analisi come specie. Nel corso del tempo si capì anche che il reciproco aiuto e la collaborazione era la forma più efficiente per generare abbondanza per tutti. Fu così che gli antichi popoli fecero dell’Ayni un sistema sociale ed economico di benessere.

L’aiuto reciproco genera negli individui un senso di condivisione, affetto, compagnia, protezione, allegria, gratitudine e godimento. Tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita cosa ci succede quando aiutiamo un nostro simile e sentiamo la sua gratitudine e la sua gioia. E’ naturale sentirsi pieni di un’emozione di allegria e di felicità che ci fanno sentire bene.

Il concetto di Ayni tuttavia non si esaurisce alla dimensione economica e sociale ma va ben oltre, diventando una parte importante della cultura spirituale andina. L’idea che tutto il Cosmo si basa sul bilanciamento energetico, dove il Dare e l’Avere sono sempre in armonia, porta il Paq’o o sacerdote andino, al ringraziamento continuo verso la Pachamama, la Madre Terra e gli elementi di natura. Questa gratitudine si esprime attraverso rituali di offerte sacre o “Despachos” che rappresentano la forma attraverso la quale gli andini dimostrano alla Madre Terra il loro sentimento di affetto e riconoscenza. Questo genera secondo la tradizione spirituale andina, energia pulita o leggera chiamata Samiy, mentre dal trattenimento dello scambio energetico, ovvero dal blocco della reciprocità o dell’Ayni si genera energia pesante chiamata Ucha. Quest’ultima non è frutto dell’amore o della reciprocità ma della paura e della mancanza. Se noi usciamo dal principio dell’Ayni, l’energia che entra in contatto con noi diventa più pesante, causa blocchi e genera malattie. Ecco perché pregare o desiderare intensamente del bene per qualcuno, ritualizzandolo attraverso un’offerta simbolica, diventa una forma elevata di Ayni; è come una coppa di energia pulita e leggera nel Cosmo che si converte in vita ed amore incondizionato, avendo il potere di guarire e di generare benessere.

I popoli ancestrali sono sorti dalla coscienza dell’Ayni, tutto ciò, può rappresentare per noi un valido strumento per migliorare la nostra società e risolvere problemi attuali, poiché uno dei migliori modi per valutare la coscienza sociale di un popolo è attraverso il grado di solidarietà fra gli stessi individui.

Luigi Jannarone

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