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Pubblichiamo un prezioso articolo di Pier Luigi Lattuada, direttore e fondatore dell’Intergral Transpersonal Institute di Milano e Faculty Member dell’Ubiquity University. Lungi dal proporre conclusioni, troviamo ancora una volta Pier Luigi abile, con questo suo breve e coalescente scritto, animato da una fervida visione adogmatica e transculturale, di sollevare profonde riflessioni sulla natura della mente umana…

 

«Verrà il giorno in cui la mitica nascita di Gesù, ad opera dell’Essere Supremo come Padre, nel grembo di una vergine, sarà considerata come la favola della generazione di Minerva dalla testa di Giove»

Thomas Jefferson

«ll Cristianesimo [..] si impadronì di un mito e sostenne che esso aveva realmente avuto luogo. [..].   E, sostenendo nello stesso tempo che ciò era accaduto, diede al mito l’elemento più importante che un mito possa avere: la certezza che sia un fatto»

Joel Carmichael

«Gesù fu proclamato Dio incarnato, partorito da una fanciulla vergine, esattamente come Horo,  [..] figlio della vergine lside, come Thammuz (o Adonis), [..] figlio della vergine Mylitta (o lshtar),  mentre le madri [..] fornirono il modello della Madonna»

David Donnini

Il mito della Vergine Maria che partorisce il salvatore, il figlio di Dio, è straordinario. Quale essere più sublime potrebbe nascere su questa terra se non la madre che vergine partorisce la divinità?

Chi potrebbe esimersi dal chinarsi al suo cospetto e trarre fonte di ispirazione per la sua condotta in vita?

Ricordo che non è qui in discussione la grandezza di Maria e tanto meno di suo figlio unigenito Gesù Cristo, ma l’uso strumentale che la tradizione giudaico-cristiana, nella fattispecie quella cattolica ne ha fatto.

Due parole sul mito.

Ci ricorda Fernando Liggio (Liggio 1983):

Il sostantivo “µv~0os-” (“mito”) si riscontra negli scritti degli antichi autori greci [Omero (VIII sec. a. C.), Esiodo (VIII-VII sec. a. C.), Esopo (VII-VI sec. a. C.), Eschilo (524-456 a. C.), Platone (428-347 a. C.) e molti altri] col significato di “motto”, “detto”, “discorso”, “racconto”, “narrazione”, ecc., intesi con una connotazione di inconcretezza e, spesso, proprio col significato di “scena fittizia”, “finzione”, “diceria”, “frottola”, “favola”, “leggenda”, ecc. ed, in particolare, nelle orazioni di Demostene (384-322 a. C.) col significato ben preciso di “falsità”.

Gli studiosi dall’antichità fino ai giorni nostri sembrano concordi nel connotare il mito come una storia che si narra, ma che non esiste davvero in quanto tale, la sua funzione è quella di evocare immagini e sentimenti, istinti ed azioni. Si capisce a questo punto come, pur non volendo pensare male, il pensiero mitologico delle origini possa essere usato dal pensiero razionale, “specialmente se ribadito da tradizioni insospettabili e proposto come verità da voci autorevoli onde accreditare particolari prospettive socio-politiche”, in senso manipolatorio, “onde ottenere un’efficace azione mistificatrice di intesa conservatorista” (Liggio 1983 p.1).

Quale tradizione?

Da una breve indagine accessibile a chiunque (Clemente Romano (30-100 d. C.) Agostino Aurelio di Tagaste (354-430 d. C.), Sciurigio (1720), Cocchiara (1956), Liggio 1983, Sanyntyves 1908, Donini 1959.), si può facilmente affermare con certezza che il Mito della Madre Vergine fosse non solo universalmente diffuso in antichità presso tutti i popoli della terra, ma anche fosse dato pressoché per scontato per tutte le figure di prestigio, faraoni, re, condottieri. Non è questa la sede per approfondire la questione, chi legge troverà in bibliografia i rifermenti, voglio citare qui di seguito solo alcuni dei personaggi partorito da madri vergini nelle diverse culture.

Possiamo iniziare da san Kieran, san Molasio e dal nobile vescovo Finacha presso i popoli d’Irlanda, allo stesso modo dei loro antenati druidici Conhobar e Cuchulaim per arrivare a  Tudava favoloso eroe presso i Trobriand dell’Africa partorito da  Bolutukwa, madre vergine, all’eroe Montezuma, il dio Uitzilipochtili delle leggende messicane , così  come Viracocha  il mitico sovrano e salvatore degli Inca o Quetzalcoatl a un tempo  serpente piumato, divinità  e umano partorito dalla madre vergine Chimalman. Spostandoci in India troviamo il dio Visnu oppure nel Mahdbhdrata (II, 111) scopriamo della nascita prodigiosa di  Karna da Kunti, madre vergine, ingravidatasi per la potenza di un  mantra; lo stesso Buddha, era nato da Maya-Devi, la madre vergine, così recita il  Lalita Vistara  a suo proposito “nessuna altra donna era degna  di  portare  nel  suo  seno  il  primo  tra  gli  uomini” (Rodriguez 1997).

In Medio Oriente il Grande Ciro allo stesso modo venne partorito da madre vergine e considerato un messia, così come buona parte dei faraoni a partire da Amenofi III.

A sua volta la mitologia greca è zeppa di esempi quella da Danae, madre vergine di Perseo fecondata da Zeus, il quale anche fecondò le madri vergini di Elleno, come di Teseo. Plutarco racconta di Olimpia fecondata da un serpente, metafora della divinità, cosa che accadde anche alle madri di Platone e di Pitagora. Nell’antica Roma troviamo Romolo stesso che nasce dalle nozze clandestine di Rea Silvia con il dio Marte, ed Enea, figlio della dea Venere e del Pastore Anchise.

O che dire di Yurupary era ‘figlio della vergine Chiucy’, (da chiù, pianto e cy, madre) della tradizione Tupi Guarany, “la madre del pianto, madre dolorosa che vide il suo amato figlio essere sacrificato perché predicava l’amore, la rinuncia, l’uguaglianza, la carità” (Da Matta e Silva, W.W.,   2005).

Se poi vogliamo profondamente stupire la nostra mente e allargare definitivamente gli orizzonti della tradizione possiamo affidarci alle parole dell’Atharva-Veda composto tra il 2000 e il 1100 a.C.  Parole che non richiedono commenti:

«“La volontà dei deva fu compiuta; tu concepisti nella purezza del cuore e dell’amore divino. Vergine e madre, salve! Nascerà da te un figlio e sarà il salvatore del mondo. Ma fuggi perché Kansa ti cerca per farti morire col tenero frutto che rechi nel seno. I nostri fratelli ti guideranno dai pastori, che stanno alle falde del monte Meru sotto gli odorati cedri, nell’aria pura dell’Himavat. Ivi darai a mondo il figlio divino e lo chiamerai Krishna, il sacro”85». Schuré E. (1986), p. 73

Ma ecco come conclude Liggio (Liggio 1983 p. 8):

“Tuttavia, il vero e proprio modello mitologico, più immediato, su cui, con ogni evidenza, è stata conformata la figura religiosa di Myriam Bar-Ye6yakim (Maria Figlia di Gioacchino), madre di Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe), è senz’altro lside.”Iside, dea vergine madre del dio Osiride, partorì il figlio divino mentre era in viaggio, è venerata come “piena di grazia e di misericordia” Drews (1928).[1]

Alla luce della storia raccontata possiamo forse abbozzare una risposta alla domanda, quale tradizione? E di conseguenza, quali radici?

La tradizione e le radici cui ci si riferisce dipendono dagli occhi che le guardano, dalla mente che le pensa, cioè dal modo col quale si organizza la storia dell’esperienza umana su questa terra.

Pier Luigi Lattuada M.D., Psy.D., Ph.D.

Biotransenergetica BTE

[1] A riguardo, Drews (1928) fa notare che il folto numero dei “figli di vergini madri” molto spesso sono nati durante una fuga oppure durante un semplice viaggio della genitrice di cui il marito legale è sempre un “artigiano”, spesso “falegname”