Si viene al mondo. Protetti e nutriti nel ventre della madre.
Nuovi nel disvelarsi alla vita.  Eppure nelle nostre cellule già si muovono informazioni importanti, estremamente precise, relative a chi, prima di noi, a sua volta, ci ha preceduto.
Una lunghissima sequela di parenti stretti e alla lontana, a partire dai genitori, i nonni, gli zii e tutti gli affini.
Un caleidoscopio di presenze cariche del loro vissuto.
Ecco presentarsi a noi gli antenati e, potremmo dire, un lembo di umanità che ci accoglie.
Esseri, uomini e donne, che hanno già sperimentato il ciclo vita-morte, cambiamenti e, probabilmente, le grandi trasformazioni epocali.
Tutto questo ci appartiene come l’inspiro e l’espiro, il fluire, l’espandersi e il contrarsi di quella  energia che ci muove e che siamo.
Quel campo unificato, sensibile ed intelligente che ha il compito di guidarci verso infinite possibili realizzazioni.
Non è difficile immaginare come il primo “modello” da indossare alla nascita ben assomigli a babbo, mamma, e, molto probabilmente, anche alla bisnonna di cui, magari, porto il nome.
Modelli ora semplici, ora complessi che seguono le coordinate del clan di origine, la nostra famiglia d’appartenenza e le molteplici esperienze di vita.
I nostri primi passi avranno ancora il sapore di  una educazione ricevuta che si sarà modellata, negli anni, riflettendo gli schemi e la struttura di chi, prima di noi, ha lasciato un segno…
Condizionamenti che coloreranno di tinte ora più chiare, ora più scure, l’albero genealogico a cui partecipiamo con la nostra nuova, si fa per dire, identità.
Memorie, strutture di memoria che ci accompagnano come indicazioni di percorso alla nostra nascita, e ci danno lo start, il via alla vita!
Ma talvolta può accadere che uno start si trasformi in uno stop, con devianze o arresti che rischiano di far naufragare le nostre migliori intenzioni, i nostri desideri, sogni, realizzazioni.
Rischiamo di andare alla deriva senza immaginare perché, ma accompagnati dalla sensazione che ciò che ci sfugge segue uno schema ben preciso, difficile da riconoscere ma, senza dubbio, forte e trascinante.
Cos’è questa forza che trascina indietro, che riporta l’orologio del nostro proseguire ad un tempo immobile, come se fossimo sospesi a-temporalmente?
Questa sensazione che sembra escluderci, allontanarci dalla generosità della vita stessa.bimbo
Il campo di energia che siamo include tutti e non esclude nessuno, ma in realtà qualcosa si sospende e chiede attenzione.
Siamo costretti a considerare sensazioni, emozioni, accadimenti a noi esterni ma che riguardano la nostra famiglia d’origine e aprono la porta a movimenti non conosciuti portando in luce nuove conoscenze e sollevando domande che, nel tempo, ancora chiedono risposta.
L’ energia che ci muove vuole mettere in contatto la persona con ciò che potrebbe radicalmente cambiare la sua vita, riconoscendo schemi e condizionamenti che sono sotto pelle, nei nostri organi, nelle nostre stesse cellule.
Chiedono soddisfazione, continuando  a ripetersi fino al momento in cui saranno visti,  riconosciuti, così da poter lasciar andare antichi legami irrisolti.
I traumi, ogni origine di sofferenza, ogni movimento interrotto è parte di una lunga catena umana che può essere decodificata e guarita.
Possiamo creare il nostro personale “viaggio dell’eroe”,  verso nuovi orizzonti, restando nell’attenzione profonda, senza giudizio.
Un viaggio nell’introspezione, osservando cosa ci risulta scomodo, per  portare in luce quelle isole nascoste, sotto pelle, che abitano la nostra psiche profonda.
Usando ciò che nel tempo è rimasto contratto come fonte di nuova espansione.
Ogni trauma genera una separazione.
Ed ogni separazione ci esclude, separandoci da qualcosa di più grande, seguendo coordinate di vita che non si allineano con la grande casa Madre, la nostra Anima.
Il movimento che si manifesta a noi come corrente di vita memorizza ogni intenzione e “segna” nel nostro corpo, nella nostra terra interiore, tutto quello che accade, che è accaduto.
Una memoria cellulare che tende a ripetersi.
Ogni manifestazione appare, come su un foglio bianco che assorbe e lascia tracce invisibili e visibili del suo passaggio.
E viene poi passato al testimone, che diventerà parte attiva di tale scrittura nella grande danza della vita.
Il testimone, a sua volta, seguirà le indicazioni sentendosi investito di una testimonianza da proteggere e forse perpetuare.
Ma ogni memoria e struttura rischia di contrarsi all’infinito, impedendo al nuovo di scorrere e mostrarsi nel continuo cambiamento di cui siamo parte.
Si rischia così di portarsi dietro storie di appartenenza ricalcando gli stessi schemi, immaginando che la propria storia non possa che seguire tali impronte, per fedeltà al sistema.
La propria storia nasce, senza dubbio, dal movimento della propria famiglia d’origine, ma la lealtà al sistema rischia di impedirne l’evoluzione e i molti possibili cambiamenti.
Ogni  nuova personale esperienza muove la dinamica delle relazioni e crea geometrie nuove, nuovi pensieri, nuove indicazioni di percorso.
Tenersi ben stretti a strutture ancorate a vecchie storie e condizionamenti sistemici rischia di far naufragare ogni possibilità nel poter sciogliere vecchie ruggini, riparare cuori infranti, riunire ciò che è stato separato, allontanare i modelli stereotipi e riformulare  decisioni estreme…
Trasformare ciò che si è contratto in espansione porta risposta alle domande irrisolte, e da possibilità di finire il lavoro lasciato incompiuto nel tempo.
Siamo un sistema complesso e assai vasto di inter-relazioni e interdipendenza.
Cosa accade all’uno passa all’altro, non c’è differenza.
E l’energia, il campo che ci muove, chiede sempre una risoluzione, un cambiamento, una visione di ciò che è ma anche potrebbe essere.
Il suo senso è l’equilibrio e l’armonia del sistema, verso l’Uno.volo di uccello

Quindi si ripresenta, all’infinito, se necessario, perchè si possa apprendere dalle difficoltà, dai traumi profondi, dai problemi, le lezioni di evoluzione personali, familiari, umane.
Le relazioni veicolano il nostro campo di energia verso trasformazioni importanti.
Riconoscere e onorare chi prima di noi ha vissuto è importante e necessario, capendo come sia inutile continuare ad identificarsi con il sistema da cui veniamo.
Siamo collegati alla famiglia d’ origine ma possiamo lasciar andare i legami che ci impediscono di vivere la nostra vita.
Lasciar andare il “vecchio” e far posto al “nuovo”.
Un movimento lineare che accoglie il movimento circolare, smussando gli angoli e creando nuove possibilità.
Osservare e lasciare spazio.
La nostra architettura, la casa che abitiamo, quel campo di energia che siamo, chiede osservazione acuta e rispetto, sacrificio come termine di unità e umanità.
Creare nuove forme ed intenzioni che respirino la libertà dell’essere.
Non continuare a portare la storia ma diventare story-teller di molte altre storie!
Le dinamiche nelle relazioni, nel modello antichissimo delle Costellazioni Familiari, consente di prendere visione di tutto questo, ringraziando il “passato”, gli Antenati, l’umanità stessa, come trampolino di lancio verso la vita.
Senza giudizio, senza rancore, con compassione ed amore, pace e unità.

 

Sabina Cesaroni

sabina_cesaroni@yahoo.it

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