In una calda mattina di Settembre all’Ashram Joytinat, tra le colline a nord delle Marche abbiamo incontrato l’illustre epidemiologo italiano autore del libro “Il Cibo dell’uomo”. Dopo aver praticato yoga all’alba insieme ad un nutrito gruppo di persone siamo andati a sederci all’ombra di un ulivo per conversare in tranquillità su alcuni temi di interesse comune.

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Dal più antico trattato di medicina giunto fino ai nostri giorni sappiamo che le prime testimonianze riguardo alla presenza di forme tumorali nell’uomo risalgono al 3000 a.C.
E’ possibile attestare un incremento delle neoplasie correlato alle mutazioni ambientali indotte dalla civiltà industriale?

Sì, è possibile. C’è da dire che sono state ritrovate delle tracce di cellule tumorali nelle ossa di un dinosauro, le statistiche sono soltanto molto recenti, ma ci sono delle enormi differenze di incidenza di tumori tra le diverse popolazioni. Ad esempio l’incidenza dei tumori in India è molto più bassa rispetto all’Europa o all’America. Se si eccettua il caso del tumore delle mucose della bocca e delle guance legato alla drammatica abitudine indiana di masticare tabacco.

Non bisogna però pensare che la civiltà industriale abbia portato questo aumento di tumori solo per l’inquinamento chimico, ma è il cambiamento generale dei costumi. Ad esempio uno dei tumori che è aumentato moltissimo è il tumore della mammella, il quale è possibile abbia anche delle cause chimiche, ma è legato prevalentemente al cambiamento dell’organizzazione di vita delle donne. Fino a cento anni fa era abbastanza normale che una donna avesse dieci figli e che partorisse già in giovane età. Avere figli molto presto è un fattore protettivo nei confronti dei tumori della mammella. Oggi vediamo che spesso le donne hanno il primo figlio verso i quaranta anni e questo è un cambiamento epocale legato alla mutazione della società. E poi è cambiata la vita, una volta ci si alzava all’alba e si andava a letto quando faceva buio e questo è correlato a un corretto funzionamento del nostro organismo, della nostra ghiandola pineale che regola molte delle nostre funzioni.

Nei nostri studi abbiamo centinaia di migliaia di donne che ci hanno dato dei campioni di sangue. In uno studio con 11.000 donne che abbiamo iniziato negli anni Ottanta nella provincia di Varese abbiamo raccolto l’urina della notte per misurare la un metabolita della melatonina, che la ghiandola pineale produce durante la notte. Abbiamo osservato che le donne che hanno bassi valori di questo metabolita hanno un rischio quasi doppio di ammalarsi di cancro. Le infermiere e le hostess che lavorano di notte si ammalano di più di cancro al seno, verosimilmente perché l’esposizione alla luce artificiale inibisce la produzione di melatonina.

Altra forma tumorale con alta incidenza in Occidente è il cancro dell’intestino, mentre in Giappone e in India nelle zone rurali è molto raro.

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Il tumore dell’intestino è senza dubbio correlato al cambiamento dell’alimentazione tradizionale che è avvenuto in Europa negli ultimi sessanta anni e in America negli ultimi ottanta.

E’ stata l’introduzione del cibo industriale che ha portato un cambiamento totale del nostro modo di mangiare, una volta si macinava il grano e si faceva la farina, ma non esisteva la 00; le farine raffinate private completamente delle fibre ostacolano il buon funzionamento dell’intestino. Altro cambiamento è legato all’eccessivo consumo di carni. Soprattutto le carni rosse, poiché, ricche di ferro-eme, minerale altamente ossidante, favoriscono la sintesi di sostanze cancerogene e possono favorire il tumore dell’intestino. Il cambiamento creato dalla civiltà industriale è legato sia agli inquinanti sia al cambiamento complessivo dello stile di vita.

Consapevoli dell’esistenza di un’intelligenza organica evolutasi in milioni di anni che regola e modula a vari livelli gli equilibri in natura, cosa succede a livello fisiologico durante un processo cancerogeno?

Il nostro organismo e il funzionamento delle nostre cellule è governato dalla molecola di DNA, che contiene le informazioni per far funzionare, collaborare e differenziare opportunamente le cellule. Il DNA è una sequenza di informazioni scritte in un linguaggio particolare definito a quattro lettere che sono A ,T, C e G e ci sono 64 combinazioni costituite da delle triplette di queste lettere a ciascuna delle quali corrisponde un amminoacido, per cui il DNA dà le informazioni per fabbricare le proteine.

Quando nel 1953 fu scoperta la struttura del DNA da Watson e Crick ci fu un tale entusiasmo nel mondo biologico per cui si sognava di avere finalmente la chiave dell’esistenza, per capire la vita, le malattie ed il cancro in particolare. Ci fu un investimento enorme per leggere il DNA umano ed il progetto fu completato nel 2002: ci sono 3 miliardi di lettere che costituiscono il patrimonio genetico di ciascuna delle nostre cellule. Il DNA di una cellula è lungo circa due metri, siamo costituiti da 50 mila miliardi di cellule, per cui se mettessimo insieme l’intero genoma di un’organismo umano raggiungeremmo i 100 miliardi di chilometri. Sono distanze interstellari, credo che il sole disti 150 milioni di chilometri…

Da quando si è letto il DNA umano si è scoperta una cosa fantastica, soltanto il 3% del nostro DNA contiene le istruzioni per fabbricare le nostre proteine. Si sapeva che c’era del DNA non coinvolto in tale attività, l’avevano chiamato DNA spazzatura, come se fosse un residuo dell’evoluzione, invece si sta scoprendo che in questo 97% di DNA ci sono milioni di interruttori per accendere e spegnere i nostri geni e modificarne l’attività.

Gran parte della ricerca biologica oggi lavora su questo. Sappiamo che con il cibo che mangiamo possiamo influenzare questi meccanismi, ci sono specifiche sostanze nel cibo che agiscono per attivare ed inibire i nostri geni, sappiamo anche che con il movimento, con l’attività fisica possiamo influenzare le funzioni dei nostri geni e quello che si sta scoprendo è che con la nostra vita spirituale possiamo agire sul DNA. Gli studi fatti sulle persone che meditano mostrano che nel volgere di qualche ora di meditazione, misurando i valori del sangue prima e dopo la pratica, si vede che i geni dei nostri globuli bianchi sono attivati in modo diverso, soprattutto i geni dell’infiammazione vengono silenziati. Secondo me questa è una scoperta di grandissima importanza, l’influenza della vita spirituale sul funzionamento del nostro genoma.

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Nello sviluppo del cancro ci sono tanti fattori che interagiscono, le cause comuni di cancro, le sostanze chimiche cancerogene, le radiazioni ionizzanti, alcuni virus agiscono proprio andando a modificare il DNA, andando a danneggiare dei geni che rallentano la proliferazione cellulare o attivandone altri che la stimolano.

Ma non basta questo perché una cellula che ha sviluppato la capacità di dare origine ad un tumore raggiunga il suo scopo: per riuscirci deve trovare un terreno favorevole. Il mio lavoro in questi anni è stato proprio scoprire qual’è il terreno che favorisce la crescita tumorale, uno di questi ad esempio è la presenza di una glicemia alta. Nel 2002 dopo aver seguito 11.000 donne per più di dieci anni, alcune centinaia delle quali si erano ammalate di cancro al seno, abbiamo pubblicato un articolo in cui andavamo a vedere cosa c’era nel sangue prima che si ammalassero confrontandolo con quelle che non si sono ammalate. Abbiamo visto che le donne con alti livelli di glicemia, pur se all’interno dei cosiddetti valori normali, avevano un rischio doppio di ammalarsi rispetto a chi aveva una glicemia bassa. Si sapeva già da tanto tempo che le cellule tumorali per vivere consumano molto più glucosio di quelle normali, perché non bruciano completamente la molecola di glucosio, la spezzano solo in due e utilizzano questi frammenti per costruire nuove proteine, grassi e DNA, per costruire nuove cellule, ma se non c’è abbastanza glucosio entrano in difficoltà.

Da qui l’interesse per il digiuno come aiuto alla terapia dei tumori, perché se ti metti a digiuno la glicemia scende e allora il tumore è in difficoltà.

Un altro fattore importante dell’ambiente interno è legato all’infiammazione, le cellule dell’infiammazione sono naturalmente una difesa dell’organismo ed emettono delle sostanze che stimolano le cellule vicine a moltiplicarsi per riparare i danni.

Ma nel caso del tumore, se le cellule dell’infiammazione non riescono ad avere il sopravvento su di esso emettono comunque queste sostanze di proliferazione che a questo punto ne favoriscono la crescita. In questo modo più il corpo cerca di guarire più stimola la neoplasia.

Allora bisogna tenere basse le sostanze dell’infiammazione nel sangue. Il grasso depositato nell’addome favorisce uno stato infiammatorio cronico, attraverso l’alimentazione possiamo intervenire su questo ad esempio evitando il consumo di cibo animale o di zucchero e praticando il digiuno.

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Quali sono state le cose che in questi anni di studio e lavoro nel campo oncologico di ha dato il coraggio e la fiducia di andare avanti?

Io in realtà non ho molto coraggio – dice sorridendo nella sua profonda calma – la mia vita è stata proprio dominata dalla paura un po’… Pensa che io sono nato nel 1944 nel corso di un bombardamento, la mamma era andata a casa della nonna per essere assistita nel parto. Appena ha partorito hanno preso il materasso dal letto, l’hanno portato per terra perché entravano le schegge delle bombe dalla finestra e quindi al mattino presto mi hanno caricato su un carretto e mi hanno portato lontano. Per tanti anni quando andavo a trovare i nonni c’erano ancora i buchi delle bombe e questo probabilmente ha segnato un po’ la mia vita. Nel senso di…questo sforzo di cercare di essere sempre all’altezza, di studiare tanto in modo da essere preparato nel confronto con gli ambienti scientifici. Beh ma io non so mica rispondere alla tua domanda…- ride ancora – E’ una volontà di bene, una spinta interiore. Ringrazio molto per questo quello che l’universo mi ha facilitato. E’ stata una questione di… senso di servizio.

Ringraziamo per la corretta realizzazione dell’intervista Enrica Bortolazzi dell’Associazione La Grande Via e Fulvio Chimento direttore artistico del Festival Dolce India.

(Intervista realizzata il  3 Settembre 2016)

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