A che serve nascere per poi morire dopo una vita impegnativa?

Domanda che ci siamo posti tutti alla quale comuni mortali, filosofi e mistici hanno trovato svariate risposte variamente soddisfacenti.

Tutti però concordano sul fatto che abbiamo un compito da svolgere ma il disaccordo regna sovrano quando si cerca di definirlo.

Lo yoga e la sua filosofia ci dicono che il compito è quello di evolverci, trascendere la nostra natura umana, a volte più vicina a quella animale, ed avvicinarci alla natura divina che per lignaggio ci compete.

Gli esseri umani possono essere definiti come energia individualizzata in una forma corporea.

Questa energia non è altro che un brandello dell’energia universale che permea ogni cosa, energia divina, omnipervadente, che esiste nelle cose inanimate, nel mondo minerale, nel mondo vegetale e nel mondo animale cui apparteniamo.

All’essere umano è stata data la consapevolezza dell’esistenza di questa energia e della possibilità di utilizzarla per crescere spiritualmente, per allontanarsi dal suo livello animale ed avvicinarsi il più possibile al livello angelico di pura anima distaccata dal mondo materiale fatto di desideri ed attaccamenti.

Questa energia, secondo i Veda, si chiama kundalini e risiede nel corpo umano arrotolata alla base della colonna vertebrale nella forma di un serpente dormiente: sta all’uomo decidere se risvegliarla volontariamente oppure lasciarla sonnecchiare aspettando che si risvegli da sola, repentinamente per cause sconosciute oppure con i tempi lunghi dell’eternità.

Un risveglio che acceleri i tempi naturali provoca sempre delle reazioni traumatiche, a volte imprevedibili, che assimilano i comportamenti dell’individuo a quelli di un pazzo, di un visionario, di una persona che ha perso il senso della realtà delle cose; esempi lampanti sono i comportamenti dei santi e dei mistici illuminati.

Un trauma fisico, una caduta che colpisca in modo violento la zona del coccige, ha provocato, in alcuni casi, una risveglio improvviso della kundalini: le persone coinvolte hanno avuto visioni profetiche e comportamenti innaturali fortunatamente rientrati dopo brevi periodi.

Lo stesso è accaduto a persone colpite da febbri molto alte o che si sono sottoposte a pratiche fisiche o psichiche sconsiderate eseguite senza alcuna guida.

I rishi, i Guru, i saggi studiosi dello yoga, nel corso dei millenni, hanno messo a punto svariate tecniche, di origine tantrica, che aiutano ed accelerano il risveglio naturale della kundalini, raccolte in quello che viene chiamato kundalini yoga, tenuto segreto sino a qualche decennio fa e portato ora, apparentemente, a conoscenza di tutti: sono infatti rimaste secretate le vere chiavi che aprono la porta alla risalita consapevole del serpente.

Possiamo quindi tranquillamente dire che, senza la guida personale di un maestro qualificato, il risveglio consapevole e volontario di questa energia evolutiva è praticamente impossibile.

Le pratiche illustrate sui testi non sono inutili; servono a purificare i vari centri d’energia, a risvegliarli temporaneamente in modo controllabile, senza mai arrivare ad un risveglio definitivo: tutto questo non per imbrogliare gli allievi, ma per tutelarli evitando di esporli a rischi di qualsiasi natura.

E’ sicuramente certo che prima di procedere ad un risveglio bisogna purificare il nostro corpo e la nostra mente liberandoli da ogni tipo d’impurità; bisogna pulire e tenere puliti i condotti energetici attraverso i quali far risalire questa energia estremamente potente che deve percorrere i giusti sentieri, le giuste “nadi”, per accendere i “chakra”, vere e proprie centraline d’energia a disposizione del corpo umano, sia sul piano fisico, che energetico, psichico e spirituale.

Questo presuppone una conoscenza profonda, non solo culturale, della nostra fisiologia esoterica che non è fatta solo di nadi e chakra ma anche di kosha, guna, e sharira, per citare i più importanti.

Bisogna conoscere il significato dei simboli, geometrici, animali, numerologici contenuti in ogni chakra, la loro valenza e come attivarli ed essere in grado di fronteggiare i fenomeni psico fisici, non sempre gradevoli, prodotti dal risveglio dei vari chakra.

Il lavoro da fare è lungo; richiede molti anni, forza di volontà e costante impegno diurno e notturno: l’energia della kundalini, una volta messa in moto, lavora sempre e deve essere fronteggiata, canalizzata e domata.

Il mitico drago che la rappresenta nella tradizione occidentale, non deve essere ucciso, ma cavalcato con maestria, per farci volare in ogni dimensione dell’esistente.

E’ evidente che tutto questo non è alla portata di tutti.

E poi c’è il problema del Maestro! Bisogna trovarlo e seguirne gli insegnamenti e la disciplina.

Qui di solito finisce il discorso della maggior parte dei ricercatori: siamo troppo presuntuosi e diffidenti per abbandonarci sinceramente e totalmente fra le braccia di uno sconosciuto.

Le pratiche ci sembrano molto impegnative, dobbiamo rinunciare a troppe cose, i dubbi sorgono velocemente e la cosa finisce lì.

Cosa suggerire ai tanti che vorrebbero ottenere questo risveglio?

Cominciare dalla base, yama e nyama, i codici di comportamento sociale e morale indicati dal saggio Patanjali nei suoi Yoga Sutra, vivendoli nella realtà quotidiana, praticare in modo serio e continuativo asana e pranayama, studiare la fisiologia esoterica del corpo secondo gli insegnamenti dello yoga e poi aspettare: quando l’allievo è pronto il Maestro arriva!

Hari Om

Sw. Virananda

virananda@centroyogasatyananda.it

www.yogavidyaashram.it

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