Sono ginecologa per solidarietà alle donne. E’ un mestiere dedicato a un solo genere, rosa e maiuscolo: il Femminile. Un’arte antica e paziente destinata all’accoglienza dell’essere umano, e alle storie vibranti delle donne.

Accompagnarle nel viaggio di consapevolezza e crescita del sé è la mia vita, il mio progetto, il mio cuore.

E’ stata questa strada a scegliere me, la strada maestra del cammino delle donne.

E’ il cammino delle Grandi Madri, delle Piccole Madri, delle Donne Medicina.

E’ una strada che ha un cuore capace di amore incondizionato, quello straripante del Femminile.

Sentire il corpo, viverlo e rispettarlo sono il primo gesto d’amore per sé.  Le donne hanno grande predisposizione a questa chiamata, riescono perfino a sentire organi che non vedono, come l’utero ad esempio.

Questo piccolo grande organo non è solo un viscere pelvico, ma una vera culla materna, una stigmate femminile invisibile che rende donne a tutti gli effetti. Della cui amputazione si soffre in modo diverso che per una colecisti. Come spiegare questo attaccamento? Questo organo è invisibile, è un’idea mentale che nutre un affetto biologico.

L’utero non si vede, eppure a suo modo si sente, perchè non manca di dare segno di sè. E ’Il tramite di un orologio biologico a ritmo preciso che scandisce momenti importanti e iniziatici.

Il sangue è iniziatico per le donne, appartiene al rituale dei passaggi.

La prima mestruazione apre le porte alla vita adulta, l’ultima ci consacra alla maturità. Ogni mese il sangue mestruale torna a dire che tutto funziona, che la vita dona fertilità, bellezza, piena capacità sessuale. Durante la gravidanza cresce come grande custode e restituisce con furore e strepiti il dono eterno della vita che si rinnova. Yin e Yang: distendersi e fare il centro su sé stessi, riempirsi e nutrire. Poi contrarre e liberare fiato, sangue, energia e vita.

Per questo la malattia dell’utero è una vera malattia del femminile. Perdere il ritmo mestruale, aprire il flusso a sfoghi emorragici, trattenere il sangue e saltare la cadenza sono piccole spie di un femminile emotivo che soffre. Sviluppare fibromi, lasciare che l’utero cresca fuori misura sono sintomi di una storia femminile da riconsiderare, di una sofferenza che varca la soglia e sconfina. L’utero è “la stanza tutta per sé”, è il baricentro dell’equilibrio femminile, è la casa.

Ma se la casa si fa troppo grande allora l’utero diventa un nido ipertrofico che si sacrifica nell’accoglienza degli altri, che porta carichi. Un cuore che ha posto per tutti e che inevitabilmente soffre e si indebolisce perché dimentica sé stesso.

Cure ormonali drastiche, bisturi e alta chirurgia sono una possibilità di cura ma non conducono da sole a un percorso di guarigione completa. Fare la pace con un femminile straripante e disarmonico è l’unica strada verso una nuova armonia. Ritrovare nell’utero il grande significato di luogo di accudimento è un modo per tornare a crescere, per proteggersi, per amarsi e per accudire innanzitutto sé stesse.

Non credo di sbagliare a credere che l’utero sia un grande mantice emotivo, capace di contrarre e distendersi, di respirare.

Il soffio di questo respiro è una piccola anima del femminile. Una piccola anima che nutre, invisibile e potente, l’anima grande delle donne.

 

Stefania Piloni

Medico chirurgo specialista in ginecologia e ostetricia

Docente di Fitoterapia e di Omeopatia

Madre di Sofia, Sara e Giacomo

stefaniapiloni@ginecea.it