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Pubblichiamo questo articolo di Jaap van der Wal, medico e professore associato in Anatomia ed Embriologia all’Università di Maastricht, Paesi Bassi, che interviene nell’ambito del dibattito in atto da alcuni anni nella comunità scientifica sull’esistenza, l’anima e la coscienza umana.

UNA RICERCA FENOMENOLOGICA SU ANIMA E COSCIENZA NEL CORPO PRENATALE

“Il vino si è ubriacato con noi, non viceversa.

Il corpo si è sviluppato da noi, non noi da lui.

Siamo api e il nostro corpo è l‟alveare.

Noi abbiamo creato il corpo, cellula dopo cellula.”

Rumi (1207-1273)

Il corpo perduto

Negli ultimi due decenni abbiamo assistito a un nuovo attacco del pensiero materialistico in discipline quali la biologia, la psicologia e la filosofia. In realtà, potrebbe proprio essere descritto come un vero e proprio maremoto. Sulla base di concetti intorno la funzione del nostro cervello, secondo la neurofisiologia moderna, si fa spazio una nuova posizione riguardo l‟anima e la coscienza umane che, almeno apparentemente, è accettata dal grande pubblico. Per riassumere l‟opinione dei moderni filosofi della mente potremmo dire che essi affermano che il cervello la governa. Tutto ciò che sentiamo, pensiamo, facciamo – beh, è tutto “cervello”. Le nostre capacità di fare esperienza sono attribuibili al cervello e ridotte a nient‟altro che attività dell‟ippocampo, di aree cerebrali corticali, eccetera. L‟idea post-cartesiana di anima, che era ancora più o meno giustificata come dimensione imponderabile della res cogitans nella nostra mente, è stata abbandonata. I neurofilosofi convengono che il dualismo tra mente e corpo, individuato da Cartesio, è ormai rigettato in favore dell‟evidenza che dimostra come il cervello sia il sostrato fisico della nostra coscienza, del nostro linguaggio e della nostra mente. Implicitamente, però, e senza alcuna modestia, viene presentato un falso nuovo dualismo sotto forma di una divisione netta del corpo e del cervello; il cervello è un organo “speciale” del corpo ed è lì che esiste la nostra coscienza, grazie al sofisticato lavoro dell‟apparato neurologico. Il neuroscienziato olandese Swaab dichiara che il corpo serve unicamente tre scopi: quello dell‟alimentazione, del movimento e della riproduzione del nostro stesso cervello. “Siamo i nostri cervelli” è il messaggio. Ci lascia una visione molto individuale e soggettiva della realtà, perché bisogna considerare che tutto ciò che si sente o si sperimenta come realtà “non corporea” o imponderabile nella propria mente o nel proprio corpo (come un dolore all‟alluce, ad esempio) è meramente una “illusione prodotta dal cervello”.

L’anima perduta

Jaap van der Waal

Quale difesa si può attivare contro il puro materialismo riduzionista? Diventare un fenomenologo! Il mio suggerimento è quello di non conformarsi alla visione dell‟osservatore scientifico, ma di adottare proprio l‟atteggiamento principale che la vita ci offre: quello da partecipante. Da vero partecipe, prendi per vera la tua stessa esperienza dei sensi e di ciò che accade nel e per mezzo del tuo corpo. Questo rappresenta una realtà primaria. Il “mondo dei sensi” è già realtà, ancora prima della separazione cartesiana di mente e corpo. L‟approccio fenomenologico non solo assume come verità ciò che l‟esperienza insegna, ma include anche la realtà virtuale e secondaria che riguarda le conoscenze che abbiamo del funzionamento del cervello. I neurofilosofi moderni commettono l’errore filosofico e metodologico di assumere che la realtà primaria è solo quella che osserviamo attraverso i nostri strumenti. Ma non è così. La realtà non è solo ciò che possiamo osservare attraverso gli strumenti fisici di colui che osserva, ma è ciò di cui facciamo esperienza. Anche l‟anima e la coscienza sono realtà vissute. Sebbene imponderabili e quindi non misurabili, sono tuttavia evidenti per tutti. È una strana forma di ascetismo moderno quello che la scienza utilizza per negare il mondo reale che tutti noi sperimentiamo! Infatti, l’affermazione “io sono il mio cervello” non è un dato di fatto, ma piuttosto una scelta. Più precisamente, è una scelta paradigmatica, cioè una scelta che scienziati e filosofi fanno su come vedranno il mondo. I moderni pensatori della mente quasi sempre confondono i mezzi con il messaggio: siccome i mezzi sono necessari, per pensare e fare esperienza attraverso il cervello, ciò garantisce loro che sperimentiamo unicamente attraverso la mente!

Ma questa posizione da origine a una serie di problemi. Ad esempio, gli scienziati affermano di aver trovato il sostrato della coscienza nell‟attività cerebrale. Ma nessuno è mai stato in grado di misurare di cosa si sta facendo esperienza quando la sperimentazione mentale è esaminata dallo scienziato che osserva. Lui o lei registra lo stato del fenomeno (ad esempio, la coscienza), non il fenomeno in se. Non è proprio possibile farlo, in quanto l‟individuo è l‟unica persona che sa, che comprende cosa significa fare quei determinati pensieri, che vive quel determinato corpo, che sperimenta quella data consapevolezza. Nessun neurofisiologo può colmare quel divario tra la realtà primaria del Lebenswelt – o “mondo dei sensi”, come viene chiamato dai filosofi – e la realtà secondaria del corpo, dopo la divisione cartesiana di mente e corpo. Nella realtà del corpo che si vive, mente e corpo, spirito e materia, non sono mai separati. Distinguere queste due aree per gli scopi della precisione e della comprensione fu il grande contributo filosofico di Cartesio. Esiste una riduzione metodologica accettabile allo scopo di chiarire quale ruolo ognuno svolge nella percezione e nel pensiero umano. Ma come A. T. Still afferma: “Forma umana (materia) e funzione (spirito) sono inseparabilmente intrecciati.” E assumere che la mente sia un’illusione creata da un organo di quello stesso corpo, è un intollerabile e fatale incidente filosofico e una semplificazione della nostra realtà.

Noi non abbiamo un’anima, noi siamo l’anima

I neurofisiologi studiano il sostrato di anima e coscienza. Ma trovare un fenomeno anatomico, fisiologico o genetico (“corpo”), apparentemente connesso e associato a una certa attività mentale (“anima”) non significa aver trovato il fenomeno in se. Sembra che l‟attività cerebrale sia condizione necessaria ma non sufficiente alla coscienza. Esiste comunque il rischio di confondere lo stato di una certa materia (corpo, cervello, gene) per la materia stessa (anima, mente, peculiarità). Tale riduzionismo prevale oggi nella genetica. Come biologo io non ho mai pensato che i geni fossero principio attivo e causativo in un organismo vivente. Questo non per negare che i geni svolgono un ruolo importante nell‟apparenza fenotipica degli organismi. Si, essi hanno caratteristiche e proprietà e a volte si ammalano. Ma non ho mai visto un “gene malato” o un gene con una certa specifica peculiarità, come essere in grado di muoversi o digerire. Ma tuttavia, apparentemente senza discussione, la gente sembra credere che i geni siano principi attivi e che creino organismi. Come embriologo fenomenologico rifiuto completamente questa visione. Soltanto in condizioni patologicamente anomale o manipolate in modo sperimentale (e naturalmente nel processo evolutivo di mutazioni nel genoma) sembra essere la deviazione dello schema normale che causa il fenotipo o il fenomeno “nuovo” diverso correlato. Nella normale situazione integrale e integrata dell’organismo funzionante, tuttavia, non sono i geni che causano i fenomeni. È l’organismo stesso a svolgere le attività biologiche e le funzioni che lo caratterizzano.

La genetica moderna e la neuropsicologia tentano di convincerci che il pensiero è sinonimo di attività cerebrale, l’eredità è sinonimo di gene, e la memoria non è né più nè meno che un processo dell‟ippocampo. Il processo e la struttura, il fenomeno e la condizione, vengono quindi gettati in una confusione enorme. Diventiamo così cervelli che camminano, geni che competono. Dopo quattro secoli di riduzionismo cartesiano, questo è ciò che resta della nostra anima. La realtà secondaria ha superato ciò che viviamo e sperimentiamo, la vita e la consapevolezza che siamo veramente. Invece ciò che rimane è un’anatomia osservata e analizzata del cervello e del corpo. Così, con grande certezza e persuasione, gli psicologi moderni dichiarano che la nostra esperienza, la realtà dei nostri sentimenti e la nostra consapevolezza siano illusori. Il dolore è un’illusione: non è nel tuo piede che senti dolore, è solo una proiezione illusoria dal tuo cervello. E il libero arbitrio? Dimenticalo! Il tuo cervello lo sa meglio di te e millisecondi prima di fare una scelta, riflessi corticali già hanno “predetto” quello che farai.

C’è una mente nell’embrione?

E a proposito dell‟embrione? Secondo la visione moderna della neuropsicologia, l‟embrione non ha la possibilità di essere considerato come un essere con una mente e un‟anima. In esso, la più minima manifestazione di un cervello funzionale è completamente assente. Anche quando è possibile iniziare a osservare l‟organizzazione del cervello nell‟embrione, dobbiamo però attendere la fase fetale per vedere qualche tipo di sostrato di una fisiologia cerebrale quali movimenti o una deducibile attività elettroencefalica. Proprio come il corpo umano nella moderna filosofia somatica – “tu non sei presente, lì, in quel corpo”, “non c‟è un sé, nè un‟anima ad abitare questo corpo” -, il corpo dell‟embrione è “svuotato”, “spettrale”. Quindi si afferma che l‟embrione sia un essere senza cervello e perciò non cosciente?

Io sono diventato embriologo fra gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo. A quei tempi il dibattito intorno l‟anima e la mente umane era ancora aperto e non già compromesso e minacciato da pensatori della neurofisiologia di vedute ristrette. Si poteva assistere ad affermazioni di famosi psichiatri di questo tipo: “È possibile che le cellule, prima e dopo la comparsa dei tessuti neurali, si riproducano in fasi successive delle trasformazioni del ciclo di vita o delle variazioni delle nostre prime esperienze?” (citazione tratta dal libro The Facts of Life di R.D. Laing). Alcuni psicologi sostengono l’eventualità di un subconscio prenatale che già può sperimentare eventi traumatici.

In questo contesto ho incontrato l’opera dell’embriologo tedesco Erich Blechschmidt (1904 – 1992). Molti osteopati e terapisti craniosacrali ritengono che il modello biokinetico dello sviluppo embrionale che Blechschmidt ha sviluppato sia una buona spiegazione dei processi che regolano la formazione del corpo e degli organi. Come fenomenologo, non sono tanto interessato alle cause e alle spiegazioni ma alla comprensione e alla finalità. Sono un embriologo alla ricerca dello spirito, cioè di un principio attivo “dietro” il corpo e gli organi formati. Cerco il principio “en-act” (spirito) che tenta di realizzarsi attraverso la dimensione realizzata “ex-act” del corpo(1). Il corpo è visto come un atto e l’entità psicosomatica che noi siamo come “attore”, colui che fa, che realizza e quello realizzato. Io considero il corpo come risultato manifesto di un atto formativo, un atto creativo.

Un embrione con un’anima

Ho iniziato a riflettere su domande importanti riguardanti gli embrioni quali: chi o cosa crea se stesso? Cosa stiamo davvero facendo quando siamo allo stato embrionale? In che modo esistiamo nel qui e ora? Come un essere di anima e di corpo – è ovviamente la mia risposta, perché è il modo in cui faccio esperienza di me stesso ogni secondo della mia vita. Non sono i miei muscoli a muovermi, io muovo, ad esempio, il mio braccio. In apparenza io agisco questo attraverso il mio corpo (un apparato locomotore che è condizione necessaria, ma non sufficiente), non è il mio corpo che muove me. Si potrebbero citare i concetti di E. Blechschmidt, il quale riconosce un comportamento nell‟embrione. Sta (ancora) formando il suo corpo, si muove, compie (letteralmente) delle attività. La prima manifestazione del comportamento che esprimiamo come essere psicosomatico corpo-mente, è il nostro comportamento morfologico – ossia, il nostro corpo. Le azioni che compiamo a livello fisiologico sono esse stesse delle attività e rappresentano la dimensione “en-act” che è in noi. Conquistare la verticalità, trovare l‟equilibrio, centrarsi: questi sono atti dell‟anima, del sé umano, dello spirito. Prima di fare queste azioni psicologicamente, le compiamo fisiologicamente a circa un anno di vita quando iniziamo a sperimentare lo stare in piedi. E neppure quel momento si può fissare come primo. La prima volta che abbiamo trovato il nostro equilibrio è stato quando abbiamo formato e modellato l‟organizzazione corporea nella fase embrionale. Il corpo umano è l‟unico corpo primato e mammifero dove il centro di gravità è già presente nel corpo stesso. Per arrivare in te stesso nella forma di un essere umano è necessario che esista un sistema organizzato di questo tipo, cioè un corpo (non solo un cervello) che può farlo. Questo è esattamente ciò che facciamo nella crescita e nella fromazione del nostro corpo come embrioni: eseguiamo in questo momento l‟azione della verticalità e dell‟equilibrio in maniera morfologica.

“L‟anima è pre-esercitata nel corpo” è la mia riformulazione dei concetti di Blechschmidt. Il nostro corpo è il comportamento, il comportamento umano, per essere precisi. Il corpo non è una cosa, un substrato anatomico; è un‟azione, una funzione, un comportamento. L’anima non ha un corpo, è corpo; il corpo non ha un’anima, è anima. Leggi le parole di Rumi all’inizio di questo articolo. Anche il tuo scheletro e il tuo cervello sono ‘in movimento’, sono processi. Ho imparato dall‟embriologia: il movimento è primario, la forma è secondaria! La forma nasce dal movimento (e non il contrario come propagandano i pensatori riduzionisti). In quel movimento viene eseguito un comportamento. La trasparenza della tua lente non è una proprietà materiale, è un’attività permanente esercitata da quelle cellule della lente nella trasparenza dei cristallini che producono. Il tuo corpo è un‟azione e nella fase embrionale agisci il tuo corpo come pre-esercizio di ciò che più tardi sarà un‟abilità fisiologica e psicologica.

Esistenza centripetale

Nell‟embrione forma e funzione sono ancora correlati e legati insieme saldamente. Il fatto che la forma e la funzione di un braccio, ad esempio, siano sintonizzati in modo così perfetto e armonioso, si può vedere anche nello stadio embrionale, quando la funzione del braccio come strumento che afferra è pre-esercitata embrionalmente mentre cresce. Nell’organismo adulto la funzione viene „rilasciata‟ (liberata) ad un altro livello superiore: la funzione fisiologica può essere considerata come un gesto di crescita liberato. Erich Blechschmidt fa un ulteriore passo avanti e applica questo principio di liberazione della funzione dalla struttura in crescita al livello dei gesti e delle funzioni psicologiche. Le funzioni corporee e fisiologiche sono pre-esercitate come gesti di crescita e come movimenti in crescita nell’embrione. A questo proposito un essere umano ha già respirato molto prima del suo primo respiro dopo la nascita. Le dinamiche con cui i polmoni, il torace e il diaframma si sviluppano e si creano pian piano possono essere considerati come un tipo di respirazione perché queste meccaniche sono già movimenti respiratori. Considerato in questo modo, un embrione guarda, afferra, cammina. Questo può essere chiamato comportamento morfologico.

Considerazioni come queste offrono nuove prospettive alla direzione e all’orientamento dell’esistenza embrionale. Di solito, l’esistenza embrionale è considerata unicamente come un processo biologico che si risolve in un comportamento umano. Pensiamo dall’interno all’esterno, dal centro alla periferia, in altre parole, in maniera centrifuga. In questa prospettiva troviamo una cellula uovo fecondata all’inizio (2), che poi cresce fino ad essere un corpo umano individuale e successivamente un individuo psicologico: l’uomo, comprese la sua mente e la sua l’anima, è un prodotto di questo processo. La mente è una conseguenza del corpo e della sua formazione. In quest‟ottica, all’embrione può essere concesso una sorta di generico stato umano non individuale, ma nella fase embrionale non si parla ancora di individualità o di esistenza personale.

Figura 1. Rivoluzione degli orientamenti dell‟essere di un adulto (a) e di un embrione (b). Dynamische Morphologie, O.J. Hartmann, Frankfurt/M., 1959.

L’esistenza embrionale, tuttavia, può essere caratterizzata dall’orientamento dall’esterno verso l’interno, cioè in maniera centripeta (vedi Figura 1). Come umano adulto ci esprimiamo attraverso il nostro corpo: il mondo è il nostro obiettivo e il corpo è lo strumento per questo scopo. L’embrione, per contro, “impone” se stesso in un’organizzazione corporea. L’esistenza embrionale è una sorta di esistenza silenziosa e introversa. L’idea che un embrione non faccia nulla e non agisca è un equivoco e una grande svalutazione. L’azione, la prestazione, è rivolta verso se stessa, verso l’interno. In questa visione, la prestazione embrionale rappresenta anche l’espressione dell‟essere umano e della sua anima come primaria. L’essere umano si manifesta innanzitutto per mezzo di gesti di crescita e movimenti di forma, poi mediante processi (comportamenti) fisiologici (rilasciati) e successivamente mediante comportamenti psicologici e gesti.

 

L’embrione è ancora in te

In Figura 2 è rappresentato il cosiddetto gradiente craniocaudale dello sviluppo embrionale. Ciò che significa questo termine è che il polo craniale – o dominio dello sviluppo del corpo – è sempre in anticipo rispetto ai processi di sviluppo nel polo caudale o nel dominio del corpo. Ciò si riferisce anche al fatto che nel polo cranico lo sviluppo degli organi tende a raggiungere prima lo stadio o organizzazione dell‟adulto finale rispetto al dominio caudale del corpo. La testa, per così dire, diventa “vecchia” o “adulta”, mentre le tue viscere rimangono “giovani” o “embrionali”. Dalla Figura 2 si evince che lo sviluppo del braccio e della mano è sempre in anticipo rispetto allo sviluppo del piede e della gamba. Questo fenomeno diventerà manifesto e sarà „ripetuto‟ nella maturazione fisiologica e psicologica degli arti. Un altro asse del corpo in cui si può osservare un tale gradiente è quello disto-prossimale negli arti: le mani e i piedi sono “più anziani” della spalla e della regione pelvica, queste ultime, ad esempio, sono considerate come punto di partenza per gli arti e che continuano a crescere ben oltre l‟età infantile.

Figura 2. Gli stati embrionali dell‟essere umano. In ordine: 26 giorni (g), circa 4 settimane (h), circa 5 settimane (i), circa 6 settimane (k), circa 7 settimane (l) e 3 mesi (m).
The human embryo, E. Blechschmidt, Stuttgart 1963.

Si potrebbe descrivere il gradiente craniocaudale come la polarità tra movimento e forma, tra embrione e adulto, tra processo e struttura. In realtà nel polo caudale del corpo i processi tendono a continuare il modo di vivere embrionale come descritto qui in precedenza, cioè esibendo un comportamento morfologico attraverso il corpo fisico ancora in corso, in metamorfosi. Al contrario, si potrebbe osservare, negli organi, la tendenza a strutturarsi sempre più anatomicamente, per così dire. Lì (nel cervello e nel sistema nervoso, ad esempio) la funzione diventa più “liberata” dall’attività morfologica (di crescita e di metamorfosi). Un buon modo per avvertire questo gradiente – o polarità – è confrontare un fegato (caudale) con un tipico „organo cranico‟ come il cervello. Nel fegato, la funzione e la forma sono ancora in movimento, mentre nel cervello l’anatomia e la struttura diventano essenziali per la funzione fisiologica. Nella fase embrionale del fegato, la dimensione “en-act” rimane ancora attiva in un processo morfologico, profondamente intrecciato con la materia. Nell’area craniale la dimensione “en-act” rappresenta la possibilità di “liberarsi” dal processo materiale e corporeo e di funzionare in uno stato più libero dal corpo o più intangibile. Pensa alla mobilità imponderabile nella tua mente. Questo dimostra che il modo di essere embrionale non rappresenta un passato, una fase della tua vita che ti sei lasciato alle spalle. È reale e vivo – in gran parte del nostro corpo l’interazione tra il corpo e la mente è ancora centripeta.

Il ritorno dell’anima

Potrebbe essere questa l’espressione di una polarità nel nostro organismo come interazione tra le dimensioni “en-act” e “ex-act” del nostro essere psicosomatico? Nella dimensione caudale (viscerale) del nostro corpo, la nostra mente sembra rimanere connessa e intrecciata con il corpo (materia) come lo è il gesto generale nella fase embrionale. Nel polo opposto, il corpo tende a diventare più strutturalizzato, a diventare, per così dire, anatomia. È lì che la mente e il corpo sono più o meno scollegati e disconnessi, che la mente è in grado di funzionare in maniera più libera dal corpo o puramente cosciente? Potrebbe essere che il modo di essere embrionale sia il modo in cui una coscienza addormentata realizza la vita del corpo? E che quando questo processo tende a diventare una struttura anatomica formalizzata e indurita, è qui che la vitalità embrionale e il potere rigenerativo si riducono e talvolta scompaiono, muoiono? Oppure questa morte è ciò che consente la coscienza del risveglio! Che idea fantastica: vitalità e coscienza come opposizioni, più vitalità più dormiamo, più morte e struttura più siamo svegli! In questa visione la mente è ovunque nel corpo come principio di azione, ma i livelli di coscienza si verificano in relazione al grado in cui i processi embrionali diventano sottomessi alla tendenza della struttura. In questa prospettiva, tutto il corpo è una manifestazione psicosomatica con una vasta gamma di livelli di coscienza. La volontà risiede nel polo caudale, negli arti e nei muscoli – l’anima cognitiva si risveglia nella testa e negli organi di senso!

Questo può sembrare un concetto globale. Tuttavia, il gradiente che stiamo descrivendo può essere osservato non solo in una direzione craniocaudale, ma in più di otto diverse dimensioni corporee: dorsale-ventrale, parietale-viscerale, distale-prossimale negli arti, centripeta e centrifuga. In realtà questo gradiente è ovunque e da nessuna parte: è un principio fondamentale di polarità che regola l’organizzazione psicosomatica in tutte le direzioni, livelli e dimensioni. Per me, il principio magnete o olografico del gradiente craniocaudale supera l’errore cartesiano che localizza l’anima, la psiche e la coscienza in un dato organo o regione. Il cervello non è il solo dominio dell’anima, della mente o della psiche. I vari organi della testa come il fegato, il cuore e i reni mostrano, in una certa misura, una funzione simile. Ma è il cervello a rappresentare la possibilità funzionale di un alto grado di risveglio, cioè l’autoconsapevolezza. L’approccio fenomenologico può portare grande intuizione e rinnovamento allo studio della forma e del corpo umano. Perché rivela che il corpo non è semplicemente un’appendice del cervello, ma che è uno strumento dell’anima fin dal primo giorno di vita. La coscienza non è sinonimo o congruente con “anima”; è una funzione, un’attività, della mente. Le tante sfumature e i tanti livelli della coscienza mostrano che la nostra anima non è un concetto nebuloso o un “qualcosa” illusorio, ma un “corpo dell’anima” tanto complicato quanto il nostro corpo fisico. Non esiste un organo specializzato nella psiche, ma probabilmente più di uno – come il cervello, gli organi di senso, ecc… La mente, invece, è ovunque. Il corpo non è una macchina che funziona; è funzione, una funzione della mente. Una tale anatomia ci restituirebbe il corpo che siamo, che viviamo, dove non abbiamo affatto ippocampi nella testa, ma dove pensiamo con la testa, sentiamo anche nel nostro cuore e sentiamo il dolore nelle dita dei piedi. Siamo una coscienza e abbiamo un corpo.

Note

1 “En-act” e “ex-act” derivano dalla parola latina act o actum, che significa atto, azione. “Ex-act”: ciò che è realizzato, “en-act”: ciò che fa, che realizza (se stesso).

2 che è un‟assurdità: la nostra esistenza non inizia “da una cellula”. Non siamo costruiti da o attraverso le cellule. L’unità della vita non è la cellula, la particella, ma l’organismo, il tutto. L’embrione si autorganizza in cellule e attraverso di esse in organi e tessuti, non il contrario. Il nostro primo aspetto è quello dello zigote, un corpo unicellulare.

 

Jaap van der Wal MD PhD Pubblicato nell‟annuario ISPPM 2012 Dynamension – Understanding ourselves as embryo Sito web: www.embryo.nl Email: walembryo@home.uni-one.nl

 

Traduzione a cura di Laura Rizzati Novembre 2017

 

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