Uno spazio di dialogo aperto alle infinite manifestazioni della coscienza, non può prescindere dall’osservazione delle dinamiche umane contemporanee, dal presentarsi nella storia della nostra specie di cicli di movimento e stasi come avviene per il resto della natura di cui siamo parte.

Pubblichiamo la presentazione di Senza Confini, testo edito recentemente da Milieu.

Senza confini è un progetto innovativo, una etnographic novel che unisce la ricerca antropologica con il racconto scritto e disegnato, che nasce dall’esigenza di dare uno sguardo nuovo alle storie del nomadismo contemporaneo. Francesca Cogni e Andrea Staid, nuovo collaboratore della rivista Matrika Consciousness Development, si sono incontrati con i loro due differenti approcci alla ricerca sociale e si sono impegnati per trovare un modo innovativo di raccontare l’esperienza vissuta dai migranti del nuovo millennio.

Un pittore congolese che sogna l’Africa dalla periferia di Milano; un giornalista gambiano attivista e reporter del movimento dei rifugiati a Berlino; un militante turco scappato dal carcere e dalle torture; un “rifugiato al quadrato” palestinese di famiglia, siriano di nascita, berlinese per necessità; una rapper americana nata a Buffalo, cresciuta in Florida, emigrata in California che con i suoi testi racconta i margini della società occidentale; una ragazza rumena, che fa la volontaria in un casa del rifugiato a Milano…

Una ragnatela di storie, incontri transnazionali la cui complessità e ricchezza sarebbe stata difficile da restituire con la sola forma scritta.
Senza confini si concentra sulle esperienze del quotidiano, un limbo fatto di attesa e incertezza, sull’impossibilità di lavorare nell’attesa del permesso di soggiorno, che porta a uno stato di annichilimento giornaliero. Ma allo stesso tempo rende conto di tante forme di resistenza quotidiana su piccola e grande scala: la rivolta politica, i tentativi di raccontarsi in prima persona, la rivendicazione dei propri diritti, strategie e percorsi per uscire dall’etichetta di “rifugiato” e poter essere finalmente solo “persone”. Oltre a raccontare i vissuti si immagina una possibilità di avvenire migliore: un mondo nuovo dove l’unico straniero diventa la discriminazione.