Nel corso degli anni lavorando con le persone ho scoperto che dire “no” può essere una vera e propria sfida per molti di noi. Prendere coscienza di poter dire “no” è invece essenziale per una vita sana perché è proprio la consapevolezza del “no” a dare maggior enfasi e convinzione al nostro “si”.

Capisco che possa sembrare paradossale ma non lo è. Vediamo il perché.

Come creature sociali abbiamo bisogno di essere accettati ed amati; è essenziale. Tuttavia a volte possiamo essere così concentrati sul voler piacere all’altra persona, da agire in modo tale da trascurare noi stessi. Lo facciamo molto spesso semplicemente perché non vogliamo ferire o deludere l’altro. Ma, se scavalchiamo noi stessi, la nostra volontà ,a beneficio dell’altro potremmo addirittura ottenere l’effetto opposto ovvero deludere l’altro casomai perché non siamo all’altezza della cosa a cui abbiamo acconsentito, danneggiando contestualmente noi stessi attraverso un impegno eccessivo. Che circolo vizioso!

Onorare noi stessi

Quando miriamo a compiacere l’altro attraverso un “si” (sentendo invece dentro di noi un “no”) stiamo ignorando noi stessi, i nostri stessi bisogni. Chiediamoci a questo punto quale sia la relazione più duratura, la più importante della nostra vita, quella con noi stessi o con l’altro? Con chi e per chi vogliamo davvero impegnarci?

Quante volte avete acconsentito ad una cosa soltanto per non dispiacere la persona che ve la chiedeva o per “non risultare maleducati”?

Prendiamo come un esempio una tisana. Quando viene a trovarmi una persona nel mio studio sono solita offrire una tazza di tisana. Alcune persone rifiutano educatamente, ma la maggior parte acconsente. Quando poi parlando di consenso chiedo alla persona che ha acconsentito, perché lo ha fatto, non sempre la risposta è “ ho acconsentito, perchè avevo desiderio di berla”. Spesso mi risponde “ho acconsentito perchè non volevo dirti di no, non ci ho neanche pensato, ma ora che me lo chiedi effettivamente non la volevo, ma ho detto sì per educazione.”

In questo caso parliamo di una semplice tisana, ma come cambierebbero le cose se parlassimo di sesso?

Probabilmente poco. Anzi . La comunicazione del consenso sessuale tende a creare un disagio addirittura maggiore. Questo è dovuto allo “stigma” (impronta) che è stato dato dalla società alla relazione sessuale, ma anche alla mancanza delle competenze nell’ impostare i confini nelle relazioni romantiche e sessuali.

Quindi che cosa è davvero consenso?

Consenso è la reale abilità di poter scegliere, è un processo continuo nel fare scelte.

E’ basato sulle vostre personali sensazioni intime. Per praticare consenso dovreste essere in connessione con esse. Essere in grado di sapere e sentire cosa volete e cosa no, avere abbastanza informazioni per poterlo decidere e sapere come comunicarlo al proprio partner.

Si basa sulla comunicazione verbale e non. Inoltre non si tratta soltanto di chiedere un permesso, ma anche di ascoltare la risposta.

Poter avere la facoltà di dire di “sì”ad una cosa e “no” ad un’altra, ma anche di poter cambiare idea in qualunque momento.

Comunicare queste scelte non significa ignorare i sentimenti dell’altro. Vuol dire poter affermare ciò che volete voi, così come l’altro ha lo stesso diritto su se stesso.

Questo spesso viene confuso con l’egoismo. In realtà quello che desidera l’altra persona ha la stessa importanza dei vostri desideri, ma non può prevaricarli.

Dall’altro lato si tratta di prestare attenzione a come si sente l’altra persona. Domandare, ascoltare e rispettare la risposta. Non possono essere fatte supposizioni su cosa senta l’altro. L’unico modo per saperlo con certezza è chiedere e prestare attenzione se è stata data una risposta affermativa. Se permane qualche dubbio significa che non abbiamo il consenso.

Il consenso deve essere chiaro. Non si tratta soltanto dell’assenza di un NO , ma dovrebbe essere un SI entusiasta. Se è poco chiaro, detto con riluttanza o forzato, non è consenso.

Praticare il consenso vuol dire comunicare e richiede anche che venga prestata molta attenzione agli squilibri di potere. Questo perché il confine tra il consenso e coercizione diventa molto meno chiaro e netto quando ci sono differenze di potere tra le persone coinvolte.

E’ dunque importante per tutti imparare cosa sia il consenso sin da quando siamo giovani, perché sapere come dare e ricevere consenso è uno degli strumenti più pratici ed immediati nel prevenire la violenza sessuale e sfidare la cultura dello stupro.

Ancora fino a poco tempo fa l’assenza di un no significava il consenso (pensiamo al “chi tace acconsente!). Oggigiorno il consenso sessuale DEVE andare oltre. Non si tratta semplicemente di mancanza di disaccordo (chi tace sta zitto!), ma di un accordo volontario.

Come menzionato sopra, non può trattarsi di una mancanza di un NO o peggio di un silenzio interpretato come un si, ma di un SI convinto ed entusiasta.

Questo cambiamento in qualche modo epocale permette un ulteriore passo in avanti ovvero insegnare il consenso in una prospettiva “sex positive”.

Stimolare i giovani a scoprire, decidere e comunicare ciò che desiderano (polo positivo) in una relazione sessuale e non solamente ciò che non desiderano (polo negativo).

Insegnare il consenso dalla prospettiva positiva del sesso non solo stimola ma rende più forti nell’evitare le esperienze sessuali indesiderate o peggio la coercizione. Si prendono decisioni informate sul proprio corpo e sulle esperienze realmente volute.

L’educazione sessuale può promuovere una cultura in cui si imparino a rispettare tutte le forme di “no” ma anche e soprattutto a godere di tutte le forme del “sì”. Una rivoluzione.

Cosa supporta la nostra risposta sana

Ascoltare il nostro corpo. Sensazioni e sentimenti sono tutti segnali per noi. Ho notato che quando percepisco che vorrei dire un no a una richiesta a volte sento una sottile tensione nella mia area del plesso solare. Può darsi che il vostro corpo si esprimerà attraverso altri segni, come un cambiamento nella respirazione, un senso di stanchezza o un mal di testa. Questi sono tutti segnali importanti da ascoltare prima di agire.

Potrà essere opportuno allora prendere del tempo, fermarsi per riflettere. Dare alla propria mente la possibilità di ossigenarsi attraverso uno o più respiri profondi prima di rispondere.

Inoltre la risposta, qualunque essa sia, deve venire da tutto il corpo non solo dalla mente pensante che spesso può risultare troppo veloce nell’agire.

Potrebbe succedere che non ci si senta pronti per prendere una decisione e dare una risposta.

A questo punto sarà necessario prendere più tempo, anche allontanandosi e tornando sull’argomento in un secondo momento.

Utilizzare un’affermazione utile. In talune situazioni si potrebbe rispondere “Forse sarebbe troppo”. Nella mia esperienza mi sono resa conto che è un’affermazione utile, che è vera, ma che dà anche più informazioni agli altri mentre io creo un confine sicuro per me stessa.

Riflettere. Lo voglio davvero? Sto solo cercando di compiacere l’altro? Forse ho bisogno di più informazioni prima? Sono pronto a rispondere ora?

Non sempre c’è bisogno di spiegare. A volte togliamo chiarezza ed autorevolezza al “no” spiegandolo ed argomentandolo troppo. Potrebbe essere sufficiente dire semplicemente “no!”.

Sappi che…

Non puoi ritenerti responsabile della reazione dell’altra persona.

Sei responsabile solo per la tua reazione o risposta.

Dicendo no, dai agli altri il permesso di fare lo stesso.

Come ogni pratica, esercitandola diventa più facile!

 

Adriana Giammaria

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