Molti sono ancora i luoghi del pianeta in cui l’essere umano non conosce amore e condivisione, molte sono ancora le persone affette dalle ferite del passato. 

Settarismi religiosi e beceri nazionalismi hanno insanguinato la storia della nostra specie lasciando pesanti eredità antropologiche: patriarcato, forme educative coercitive e traumi transgenerazionali giunti purtroppo fino ai nostri giorni. Sulla Terra si assiste infatti ormai da millenni alla triste e sciocca volontà di dominio di una parte degli esseri umani, schiavi del propri istinti di predazione e sopravvivenza.

Mentre milioni di persone sono costrette a migrare per via dei cambiamenti climatici e della povertà generata dallo sfruttamento indiscriminato delle loro terre di origine, rischiamo di assistere come indifferenti o dissociati dalla realtà, alla crudeltà della repressione, delle discriminazioni e delle deportazioni generate dall’ignoranza e dall’avidità.

Gli yanomami, i rohingya, i curdi, i jarawa, i tibetani, i palestinesi, i boscimani, i mapuche, gli aborigeni, tutti i popoli e gli individui privati della loro libertà, tutti i dissidenti politici o culturali di ogni parte del mondo  richiamano la nostra attenzione sui soprusi dei quali sono vittime ogni giorno e di cui rischiamo di essere complici nella frenetica alienazione del consumo quotidiano. 

Senza dubbio prezioso per noi è stato poter incontrare il lama Thubten Wangchen, con il quale con grande gioia e semplicità, abbiamo scambiato idee ed esperienze sulla natura della realtà e su molti aspetti dell’esistenza umana.

Abbiamo poi toccato anche la dolorosa situazione della sua terra di origine, il Tibet, il tetto del mondo…

Situato in Asia Centrale, sulle montagne più alte del globo, un vasto e arido altipiano ed enormi valli fluviali sono i paesaggi nativi di più di sei milioni di tibetani.

Invaso dalla Cina nel 1959 il territorio indipendente del Tibet fu costretto a far fronte alla violenza militare e successivamente alla perdita delle libertà universali derivate dall’imposizione violenta dell’ideologia comunista.

Tuttavia è un errore credere che il peggio sia passato, l’identità culturale e la vita del popolo tibetano sono tutt’ora minacciate e manipolate dallo stato cinese, la cui politica di occupazione e oppressione non vede ancora fine.

E’ ormai noto come sia quasi impossibile portare aiuto ai tibetani rimasti nella regione per via delle severe restrizioni imposte dal governo cinese, nonostante questo tutt’oggi quello tibetano rimane un popolo resiliente e non sarà facilmente sopraffatto dalle avversità.

 

Videointervista con Lama Thubten Wangchen: