Come possiamo imparare ad ascoltare e comprendere l’intensità delle emozioni primordiali suscitate dall’idea che il pianeta, come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, sta irrimediabilmente cambiando?

Questo scritto è un’entità viva in trasformazione: brulicante di piante ed animali, di sistemi nervosi dalle origini paleozoiche che camminano, nuotano, strisciano, volano o radicano, nella crosta sottile di un geoide di magma che viaggia, nello spazio illuminato da una stella che brucia.

E’ una proposta diretta a predisporci ad un’avventura individuale e comunitaria, un’esplorazione molecolare attraverso il mistero del non sapere.

Un invito alla scoperta di percorsi radicali alle intersezioni tra i cambiamenti degli equilibri planetari in corso, i traumi dello sviluppo della nostra specie e l’ancestrale intelligenza organica che incarniamo.

 

 

Fame d’aria

Il sole brucia sulla pelle, il respiro si blocca, si fa affannoso e abbiamo fame d’aria.

E’ l’estate del 2026, il tempo dello scioglimento.

Nella visione a tunnel individualista ed alienata a cui siamo state educate dalle pedagogie coercitive della Modernità, si stà irrimediabilmente aprendo una crepa, ed entra, con il fragore di un tornado, la consapevolezza, tangibile, del surriscaldamento climatico in corso.

Provi ad inspirare con più forza, mentre il sudore imperla il viso e le gambe si irrigidiscono, perdono forza, fino quasi a collassare.

Le immagini delle alluvioni o degli incendi boschivi degli ultimi anni, l’interruzione dell’energia elettrica, delle strade e delle ferrovie, le frane, gli allagamenti, le evacuazioni di case e le morti causate dai fuochi o dalle precipitazioni furiose che dal cielo hanno iniziato sempre più frequentemente a spazzare anche i territori della vecchia Europa, ora per te sono qualcosa di abbastanza lontano e forse, rimangono immagini su schermi piatti, se non le hai mai saggiate sulla pelle e non hanno colpito persone a te care.

Ma la fame d’aria, quella la senti, nei polmoni, e per quanto tu possa beneficiare di impianti energivori d’aria condizionata, accesi in ogni spazio che attraversi, ogni volta, che esci sotto al cielo, sale in te l’affanno, nel petto.

Negli ultimi decenni del Novecento numerosi ricercatori internazionali iniziarono a confermare l’importanza vitale dell’allarme lanciato dai popoli indigeni1 dell’Artico e dell’Amazzonia, rispetto al cambiamento climatico già da allora chiaramente osservabile per chi viveva in simbiosi con la terra, l’aria, l’acqua ed il fuoco tra i bianchi ghiacciai dei poli o nei meandri verdi della selva.

In quegli anni il negazionismo2 climatico promosso dagli interessi espliciti delle multinazionali dei combustibili fossili e dai governanti degli Stati ad esse collusi, convergendo con la diffusione della propaganda del consumo come strumento di emancipazione e successo, portò gran parte della popolazione urbanizzata a disinteressarsi del problema e tuffarsi nel capitalismo globalizzato, diffondendo i suoi effetti nefasti in tutto il globo.

Oggi sono i tuoi polmoni, il tuo cuore e le tue notti insonni a toccare l’importanza di non sottovalutare quella crepa…

Prima che questa diventi voragine.

 

Ansia climatica

Il brusco cambiamento climatico in atto da anni a livello globale, nel 2026 fa registrare un innalzamento della temperatura media planetaria di circa 1,4°C al di sopra dei livelli pre industriali (1850-1900), mentre in Europa e in Italia, l’incremento tocca addirittura i 2,4°C, rispetto alle medie registrate dalla fine dell’Ottocento3.

Questo è lo stadio iniziale di un processo geologico complesso, sistemico ed interrelato le cui conseguenze a livello ecologico sono impredicibili.

Il concetto di ansia climatica è un costrutto culturale4 recente, che coinvolge profondamente ambiti personali e collettivi. Pertanto comprendere le risposte della neurofisiologia soggettiva ad esperienze sopraffacenti e traumatiche, causate ai tempi odierni da eventi di portata planetaria, è necessario per avere un’idea di base rispetto a quello che sta avvenendo ai nostri sistemi nervosi e alle dinamiche psicologiche, somatiche e comportamentali, delle società tecnologiche nelle quali siamo immerse.

 

In una fase di cambiamento e complessità improvvisa, è molto difficile non scivolare negli schemi di sopravvivenza e nelle dinamiche di compensazione tipiche dell’ambiente in cui siamo cresciute.

Confusione, negazione ed evitamento sono stati che non scegliamo volontariamente: nelle società fondate sul dogma del progresso lineare e del successo, supporre che il futuro non sia quello tratteggiato dai condizionamenti culturali ricevuti dalle famiglie, dalle scuole, dal cinema, dalle pubblicità durante tutta la vita e che ciò che ci aspetta è l’incertezza di un pianeta i cui equilibri sono stati irrimediabilmente modificati dalla globalizzazione capitalistica dei mercati e dell’industria estrattiva, è per qualcuno assolutamente insopportabile.

Il rischio di una crisi di salute mentale diffusa nelle popolazioni a livello globale è alto: per chi è abituato a progettare e voler avere sotto controllo l’esistenza come se fosse la contabilità o la produzione industriale di un’azienda, persino la certezza della catastrofe è preferibile all’ansia del mistero del non sapere.

D’altra parte è indubbio che ogni crisi che disvela la disfunzionalità ecosistemica delle strutture del passato, può divenire spazio di maturazione di consapevolezze altre e rivolgere i nostri cuori alla saggezza dei cicli della vita e della morte.

 

Neurofisiologia della risposta alla minaccia

Nelle teorie del trauma contemporanee5 basate sull’approccio neurobiologico, l’organismo umano è considerato nella sua unità, il suo sviluppo fisiologico e neurogenetico è interrelato alle esperienze e alle relazioni episodiche o costanti che attraversa.

Nell’esperienza traumatica episodica il sistema neuroendocrino produce una serie di ormoni a cascata che permettono di affrontare la minaccia attraverso la lotta, la fuga o il fenomeno dissociativo, per poi adottare alcuni di questi schemi nervosi di sopravvivenza, come vie preferenziali di risposta allo stimolo e allo stress nel corso dell’intera esistenza, o completare attivamente gli impulsi di difesa ed integrare l’energia fisiologica espressa.6

Negli eventi sopraffacenti ricorrenti, sistemici e strutturali, come ad esempio il trauma storico o transgenerazionale generato dalle guerrre nelle società fondate sulla competizione bellica ed il dominio, l’intensità della portata psicologica, fisiologica e comportamentale è tale da produrre effetti epigenetici che si ripercuotono a livello collettivo su intere generazioni e sull’ambiente.

Possiamo immaginare l’ansia come processo, in cui il sistema di ricerca biologico dell’individuo mobilita un’enorme quantità di energia metabolica per orientarsi, trovare una soluzione, risolvere un problema: una spinta di catecolamine e dopamina, volta a preparare l’organismo ad un evento fino a che questo non accade e viene superato.

Sentire ansia rispetto al nostro futuro e a quello delle altre specie, può essere uno degli stadi iniziali possibili, rispetto alla necessità ineludibile odierna, di entrare contatto con la realtà da uno stato di presenza consapevole. Indica che le difese superficiali del sistema nervoso autonomo, la dissociazione e l’impulso di fuga, che possono manifestarsi come negazione ed evitamento, iniziano ad avere meno forza nel difendere il soggetto dall’entrare in contatto con la portata del trauma collettivo in corso.

D’altra parte se l’enorme energia di sopravvivenza alla minaccia di morte o estinzione umana e di altre specie, non può essere indirizzata in modo coerente ed integrata a livello soggettivo, comunitario ed ecosistemico, questa implode causando nelle popolazioni stati di malessere cronico o esplode in dinamiche polarizzate di espressione della rabbia utili solo a fomentare ulteriori guerre e bypassare gli stati di terrore condiviso, soggiacenti nelle profondità del sistema nervoso collettivo.

 

La violenza inferta alla Terra è violenza sui nostri stessi corpi

La crisi climatica attuale non è una minaccia improvvisa estranea al sistema economico globale, ma è il prodotto delle logiche inerenti al capitalismo stesso.7 Abita le cicatrici delle passate generazioni, cresce nelle ferite mai guarite, sommerse, dissociate, che hanno spezzato la vita dei diversi, degli emarginati, degli esclusi, per poi arrivare ai giorni odierni a spargere odio e dolore dovunque.

Possiamo indicativamente collocare le origini dei paradigmi estrattivi odierni nelle guerre di conquista che cinque secoli fa insanguinarono quelle terre che oggi chiamiamo Americhe, portando ad una violenta riorganizzazione e trasformazione degli ecosistemi in tutto il pianeta.

La schiavizzazione delle popolazioni utilizzate per il lavoro nelle piantagioni, la deportazione, le torture, gli stupri e la pulizia etnica dei nativi non sottomessi, l’estinzione di numerose specie animali, la deforestazione, l’estrazione mineraria, l’agricoltura e l’allevamento intensivi che successivamente alimentarono la trasformazione industriale dell’economia attraverso la petrolchimica e la combustione di combustibili fossili, sono tutti stadi consequenziali del processo che ha originato la catastrofe ecologica in corso.

Poichè i costi sociali ed ecologici del sistema economico dominante sono stati per anni esternalizzati8 da chi ne beneficiava maggiormente, le popolazioni dei paesi più ricchi hanno continuato ad affidarsi a politici interessati ad aumentare le forme di sfruttamento sistemico in modo da ottenere materie prime e produzioni a basso costo, aumentare i consumi ed ottimizzare i profitti.

In questo senso la violenza sociale perpetuata sulle popolazioni razzializzate, marginalizzate e sfruttate, quella ecologica legata alle emissioni dei processi industriali, l’inquinamento dei territori, l’estinzione delle specie animali, le deforestazioni, sono due facce della stessa moneta insanguinata che è alla base delle economie estrattive che abbiamo legittimato, normalizzandole.

 

Perchè non consideriamo le risposte adattative dei traumi dello sviluppo per comprendere dinamiche sociali di popolazione più ampie?

Che cosa avviene in un bambino se gli adulti che se ne prendono cura, lo educano a conformarsi e sostenere una società che promette fama, successo e consumo illimitato, ma che è gestita da corporation e istituzioni nazionali fondate sulla guerra9, incapaci di cambiare rotta rispetto alla catastrofe climatica e al rischio di estinzione umana, in un futuro prossimo?

Quando un genitore promette un futuro rassicurante e, al contempo, agisce in modo da supportare o non tentare di fermare violenze o comportamenti che compromettono gravemente la salute, l’emotività e la sopravvivenza stessa del figlio, si configura quello che chiamiamo abuso psicologico.

Il soggetto che cresce in tale ambiente abusivo, per sopravvivere, sviluppa spesso una risposta adattativa oggi conosciuta come dissociazione strutturale.10 Questa sfrutta la capacità innata del cervello di scindersi e compartimentalizzarsi in varie parti con impulsi e sistemi d’azione istintivi spesso ambivalenti.Tra i principali troviamo spesso ipervigilanza, ricerca d’aiuto, attacco e fuga, compiacenza, sottomissione e freezing desensibizzante.

Nelle strutture politiche globalizzate in questo strano presente, i cittadini si adeguano ad una sorta di infantilizzazione passiva: si disinteressano del bene comune, delegano le loro esistenze e quelle degli altri esseri viventi ai politici o ad altre persone suppostamente esperte e specializzate ai vari ambiti dell’esistente, distinti in categorie rigidamente separate. Essi come atomizzati, si dedicano alla “loro” economia personale o famigliare, esasperati da ritmi di lavoro logoranti o dalla socializzazione individualista in cui sono cresciuti.

Inoltre coloro che sono stati educati da pedagogie basate sull’uso della paura e della minaccia di esclusione o di violenza, possono da adulti ricercare, per sentirsi più forti e “protetti”11, le figure ed i personaggi dell’ambito politico che si mostrano più aggressivi o prepotenti contro chi dissente o è marginalizzato.

Il senso di appartenenza di classe, etnia o nazionalismo sopperisce alla paura e all’incertezza diffusa, proiettando la rabbia causata dai problemi generati da un sistema ecocida globalizzato, su dei capri espiatori invece che sui reali responsabili.

L’avvento di una crisi ecologica pandemica come quella attuale, caratterizzata da siccità, incendi, nubifragi, carestie, migrazioni, con un’enorme portata emozionale di paura e rabbia, può generare fenomeni di regressione o frammentazione simili a quelli che possono caratterizzare l’esistenza di un bambino cresciuto in una comunità di adulti trascuranti o abusivi. Forse puoi cogliere dei segnali in tal senso negli amnbienti sociali che frequenti.

Quali comportamenti osservi nelle persone in relazione alla crisi climatica?

Alcuni di essi potrebbero essere collegabili alla risposta di compiacenza o sottomissione, quella che il bambino ingaggia involontariamenete per sopravvivere in relazione ai genitori nel corso dei traumi dello sviluppo?

Quali reazioni potrebbero incarnare la violenza proiettiva e l’attacco? Quali la fuga? Quali la dissociazione o il congelamento?

 

Educazione climatica decoloniale

Abbiamo bisogno di pedagogie ulteriori orientate ad un’educazione climatica12 che possa sostenerci nell’interrompere la riproduzione dei futuri coloniali, approfondendo nel presente, il nostro senso di responsabilità sociale ed ecologica nei confronti di noi stessi e delle altre forme di vita.

Le culture dominanti che si propongono oggi come principali artefici in grado di affrontare l’emergenza climatica, si basano sulla scissione cartesiana tra soggetto e oggetto e sugli stessi presupposti estrattivisti che hanno generato l’attuale crisi.

Le vecchie strutture di formazione e studio basate sull’apprendimento mnemonico di dati e nozioni a livello cognitivo, forse, non sono più adatte a prepararci ad affrontare la volatilità, le incertezze, la complessità e le ambiguità13 dei problemi iper-complessi e multistratificati che caratterizzano i tempi attuali14.

In riguardo al surriscaldamento del pianeta promulgano l’ideologia soluzionista secondo la quale potremo “salvarci” solo attraverso l’uso di infrastrutture tecnologiche: la cattura e lo stoccaggio del carbonio, la geoingegnerizzazione, la compra vendita di quote di emissione e gli investimenti nel mercato green, riducendo la crisi climatica ad un problema tecnico, risolvibile continuando ad alimentare il sistema coloniale che lo ha generato.

Nel frattempo la scarsità d’acqua è già una minaccia quotidiana per la vita di quattro miliardi di persone nel pianeta15 e mentre molti di noi non hanno la benchè minima idea di cosa possa voler dire avere il terrore di morire di sete, l’ultimo Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici avvenuto quest’anno, ci informa che 700.000 persone in Africa, continente depredato da secoli, ricco dei minerali e del petrolio che arricchiscono gli strati sociali più ricchi dei paesi privilegiati, stanno per essere deportati per via della siccità.

Usando la parola colonialismo qui facciamo riferimento al sistema globale di potere basato sulla guerra, sullo sfruttamento estrattivo, lo schiavismo, il controllo, il consumo illimitato e l’ecocidio, promossi attraverso l’esportazione della civilizzazione come progresso, universalizzato ed auspicabile per tutti.

Questo fenomeno è così profondamente interiorizzato e normalizzato che risulta per lo più invisibile a chi non si è reso disponibile ad un confronto ricettivo con culture ancora non del tutto sottomesse ad esso.

Per chi invece si riconosce ancora con la Terra come entità rigogliosa, interrelata, presente in ogni suo singolo respiro, la visione duale estrattiva in cui tutto è oggettificato e mercificato appare come una sorta di compromissione neurale: una problematica incorporata a tal punto, da arrivare ad imporre un’idea malsana ed irreale per quanto teorizzata ed ampliamente diffusa, quella di una separazione, di una presunta superiorità eccezionale e di un’indipendenza ed autonomia degli umani dal resto della natura…

Ma in questo modo, negando il nostro intrinseco valore come parte viva e pulsante del primigenio metabolismo terrestre, ci priviamo del senso stesso dell’esistere.

 

La caduta del cielo: un problema politico, economico e… Relazionale

L’attuale situazione ecosistemica ha alla base anche un problema relazionale e ci impone di analizzare e trasformare non solo le strutture sociali e politiche imposte attraverso il dispiegamento diffuso di eserciti e basi militari, ma anche la prensilità delle obsolete epistemologie della separazione, il modo in cui entriamo in contatto con le altre persone, con noi stessi, le altre specie ed il pianeta.

L’educazione coloniale è promulgata in modo scisso, frammentato: si fonda sullo studio di una storia narrata dalla prospettiva unilaterale dei conquistratori. Essa si limita all’intellettualizzazione e all’analisi cognitiva di una serie di eventi, celebra acriticamente le guerre ed i condottieri, costruendo gerarchie di valori destinate ad onorare i vincitori, senza alcun interesse anche solo ad immaginare di poter insegnare a sentire la sofferenza ed il dolore di tutte le forme di vita devestate dall’atrocità delle stragi, delle persecuzioni e della schiavitù imposte da questi. Il disconoscimento di tali relazioni è la base della traiettoria di violenza sociale ed ecologica che ci ha trascinato nella situazione attuale.

Se vogliamo approdare ad educazioni altre, non possiamo attenderci che queste offrano delle risposte partendo da vecchi paradigmi identitari basati sulla predicibilità algoritmica della realtà.

Piuttosto sarebbe opportuno, invece, iniziare a porci delle domande a partire da presupposti altri. Imparare dalle esistenze delle specie che hanno superato gli immani eventi geologici che hanno caratterizzato il pianeta nei millenni del passato e comprendere cosa ha permesso ai popoli nativi sopravvissuti al colonialismo di continuare a trasmettere dalla saggezza ancestrale delle loro antenate, che noi, non siamo solo soggetti confinati in un corpo mortale ed impermanente: noi siamo la Terra.

Cosa accadrebbe se ad ogni legge, ad ogni azione dei governi, delle aziende e delle comunità attuali, la sostenibilità fosse analizzata anche dal punto di vista integrale della biosfera, delle popolazioni marginalizzate, degli altri animali, delle piante e dell’intero ecosistema?

Cosa avverrebbe se iniziassimo a celebrare insieme il lutto profondo, per tutte le forme di vita che si stanno estinguendo in questi tristi giorni?

 

Processi organici emergenti per gruppi intenzionali

Healing, la parola inglese che si traduce in genere in italiano con guarigione, deriva etimologicamente da lingue protogermaniche che indicano interezza. Ed è di un’esperienza integrale appunto, in cui le varie parti che costituiscono l’ecosistema tornano ad essere in relazione consapevole, che forse abbiamo bisogno per superare i limiti della psicologia occidentale, che nella sua forma diadica, non sembra adatta per elaborare un fenomeno ampio e multi stratificato come la crisi climatica attuale.

La liberazione dei nostri sistemi nervosi dai danni relazionali e dalla frammentazione indotta dai traumi e dai sistemi educativi coercitivi, che per numerose generazioni hanno addestrato alla scissione tra ragione e corpo e tra soggetto e oggetto, è un processo. Una serie di passaggi di consapevolezza tra l’individuale ed il comunitario, in cui gradualmente si accede, insieme, a forme di coscienza transpersonale16 non specista, basate sull’ascolto e la presenza.

Per sentire il mondo che siamo, il codivenire continuo che caratterizza ciò che chiamiamo vita, inizialmente potremmo aver bisogno di reimparare semplicemente ad ascoltare i nostri corpi, familiarizzando con i flussi continui di informazione sensoriale ed emotiva che ci attraversano.

Questo per qualcuno potrebbe comportare la scoperta di strati di paura, rabbia e vergogna collettiva dissociate, imparare a stare con sensazioni straordinarie, sussulti, pulsazioni, vibrazioni, pensieri intrusivi, impulsi di fuga o evitamento disconosciuti e accedere gradualmente ad un’incarnazione piena, un senso di completezza.

Contemporaneamente, talvolta anche in modo sincronico, potremmo sperimentare la possibilità di sentire noi stesse in relazione ad altre persone e ad altre forme di vita.

Il piacere ed il gioco hanno un ruolo fondamentale in questi processi, infatti essi permettono di alleggerire nel presente l’identificazione con le entità emozionali che ci attraversano, in quanto si lavora insieme sul dolore transgenerazionale immagazzinato nelle nostre cellule, nei nostri tessuti, come corpi soggettivi e collettivi, nella forma di energia di sopravvivenza trattenuta. Questa spesso ha origine dagli adattamenti transgenerazionali alle relazioni disfuzionali, generate dalle pedagogie e dalle socialità fondate sul giudizio, la paura e la punizione.

L’ascolto contemporaneo di una o più forme di vita insieme alla “nostra”, permette di accedere ad un campo di risonanza assai vasto, in cui in base all’autenticità e alla capacità di sintonizzazione delle facoltà attentive delle partecipanti, si dispiegano strati sinestetici collettivi inconsci spesso disconosciuti, che permettono al gruppo di accedere a comprensioni nuove, emergenti e attingere ad una forza basata sul coraggio di sentire insieme, cellula a cellula.

Facciamo un’esperienza iniziatica della nostra natura, diversità nell’interezza e interezza nella diversità.

Mentre conosciamo bene la diversità, scandita dall’idea di confine materico, di divisione cartesiana tra soggetto e oggetto, più curiosa è la dimensione dalla quale fin dalla nascità attingiamo all’unità.

L’intersoggettività è la facoltà grazie alla quale “siamo mondo”: nei primi mesi di vita negli esseri umani non si è ancora sviluppata l’area corticale del cervello che permette la rappresentazione della realtà attraverso le forme pensiero, non mediamo la vita attraverso processi cognitivi.

Semplicemente siamo.

A contatto, attraverso la sintonizzazione corporea, viscerale, affettiva. Grazie ad essa maturano le capacità empatiche, la condivisione di stati emozionali e la comunicazione non verbale attraverso forme di sincronicità fisiologiche.

 

Embodied Ecology

Il sistema economico attualmente globalizzato è intrinsecamente nocivo ed insostenibile, per mantenersi e continuare ad espendersi propaga a livello globale violenza sociale ed ecologica.

 

Cosa avviene nella tua esperienza ricevendo lo stimolo espresso dalla frase qui sopra?

Invece di identificarti solo con quello che arriva come forma pensiero, cosa avviene se rimani presente al processo che si dispiega e si incarna in te in modo integrale?

Noti l’affiorare di resistenze? In quale modo si esprimono?

I piedi sentono ancora la forma e la sostanza del terreno o le gambe si irrigidiscono un pò e arriva un senso di vuoto, di intorpidimento? Forse la mandibola si serra o il respiro si trattiene?

Da quali emozioni sei inondato? O rimani insensibile e distante dall’affermazione che apre il paragrafo perchè non la ritieni verosimile?

 

Nei seminari Embodied Ecology17 che facilito da qualche anno, i gruppi imparano a muoversi con consapevolezza tra la densità degli strati di trauma collettivo e le meraviglie delle facoltà umane che si manifestano, nell’incontrare la realtà attraverso pratiche di risonanza somatica non duale.

Ogni esperienza comunitaria di questo genere è unica ed irripetibile.

Vengono proposti degli inquiring, delle proposte o domande aperte, come quella che hai letto qui sopra, alle quali non si cerca di dare una risposta cognitiva: ogni persona disposta all’ascolto osserva quali sensazioni, emozioni, pensieri, immagini, intuizioni o altro, si presentano nel campo dell’attenzione, permettendo una comunicazione tra le varie aree dei cervelli18 e dei corpi, in una sorta di costellazione viva, pulsante, tra umanità e pianeta.

Come in un unico organismo senziente ogni parte può entrare in relazione e attingere all’ascolto condiviso, rivelare gli eco delle reazioni che si mobilitano dallo stimolo iniziale, come onde, strati inconsci non elaborati.

Ciascuna può sostenere lo spazio ascoltando cosa avviene nella sua esperienza, può condividere quando perde la capacità di presenza perchè è sopraffatta dalle emozioni o da stati dissociativi che la stanno attraversando.

Può esprimere cosa sente che può essere necessario per se e per il gruppo, generando maggiore chiarezza rispetto ad ambiti dell’esistenza invisibilizzati, negati o disconosciuti. O dare luce a nuovi inquiring che orientano il percorso del gruppo che si muove come un’unica, risonante, intelligenza organica.

Decentriamo l’umano ogni qual volta ci disponiamo all’ascolto intersoggettivo dei minerali, dell’aria, dell’acqua, del fuoco e delle altre forme di vita come entità agentive insieme alle quali codiveniamo al di fuori delle identità anagrafiche o di specie.

Questo gradualmente può permetterci di entrare in contatto con l’enormità dei cambiamenti geologici in corso senza reagire ad essi attraverso schemi di sopravvivenza interiorizzati da traumi personali e collettivi ereditati dalle culture umane basate sulla separazione…

Può darci delle nuove prospettive sul perchè, una parte della popolazione, pur sprofondando in uno stato collettivo di ansia e malessere profondo, sembra non curarsi del cambiamento ecosistemico in corso, un pò come se vivesse anestetizzata in una bolla artificiale, mentre milioni di forme di vita non si possono più permettere di attendere che qualcuno abbia ancora tempo di prendere consapevolezza del disastro ecologico in corso.

Creiamo spazi comunitari multispecie in cui possa avvenire trasformazione: compassione e amore possono sorgere quando ci incontriamo le une alle altre nella forza e nella vulnerabilità.

Iniziamo a scoprire realmente chi siamo, qual’è il nostro senso negli equilibri del pianeta.

A ridestarci all’interrelazione costante che ha reso fino ad ora possibile la vita come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi…

Ed agire di conseguenza.

 

Jerry Diamanti

leviedolci@gmail.com

Embodied Ecology

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Bibliografia

1 Inuit observations on climate change: final report. International institute for sostenaible development 1999-2001 https://www.iisd.org/system/files/publications/inuit_final_report.pdf

Angaangak et. Al, Climate crisis, fragmentation and collective trauma, video Science And Nonduality. 2021 https://www.youtube.com/watch?v=6RWfad60fmM

2 Björnberg, K. Et Al., Climate and environmental science denial: A review of the scientific literature published in 1990–2015. Journal of Cleaner Production, 167, 229–241. 2017.  Oreskes N. et al., Merchants of Doubt: How a Handful of Scientists Obscured the Truth on Issues from Tobacco Smoke to Global Warming. Bloomsbury Press 2010. Lopéz M., Climate Change: Negationism, Skepticism, and Misinformation, Tabula Rasa. N37, 2021. Levantesi S., Così la Exon finanziava i negazionisti climatici, Domani. 28/11/2021 https://www.editorialedomani.it/ambiente/Exxon-Mobil-negazionisti-clima-finanziamenti-bag5nqke

3 Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi (www.fnob.it) 10/6/2026

4 Blake A. Et al., Climate anxiety:current evidence and future directions, University of Regina, 2024

5 Levine P., Trauma e memoria. Una guida pratica per capire ed elaborare i ricordi traumatici. Astrolabio, 2018; Levine P., Somatic Experiencing. Esperienze somatiche nella risoluzione del trauma, Astrolabio, 2014; Ogden P., Fisher J., Psicoterapia sensomotoria. Interventi per il trauma e l’attaccamento. Cortina Ed., 2016

6 Dopo un’esperienza sopraffacente il sistema nervoso autonomo può continuare a rispondere a stimoli che richiamano le memorie esplicite o implicite dell’evento traumatico interrompendo il naturale ciclo di arousal, deattivazione, assestamento e integrazione dell’energia vitale di sopravvivenza. Può permenere in loop di attivazione simpatica o dissociativa anche per l’intera esistenza.

7 Davis H. and al., On the importance of a date, or decolonizing the anthropocene. ACME 16, no.4: 761-80

8 Women’s Earth Alliance, Native Youth Sexual Health Network, Violence on the land, violence on our bodies. 2016

Razzismo ambientale è un termine coniato negli anni ’80, nella regione dalla cosìdetta denominazione coloniale North Carolina, per definire la violenza ecologica sistemica inferta in ecosistemi abitati da popolazioni marginalizzate

9 Higgins P., Eradicating ecocide: laws and governance to prevent the destruction of the planet. Shepheard-Walwyn. 2010. Gretton D., I you we them. Journeys beyond evil: the desk killer in hostory and today. Heinemann 2019

10 Fisher J., Guarire la frammentazione del sé. Come integrare le parti di sé dissociate dal trauma psicologico. Cortina Ed. 2017

11 Milburn M. et al., Raised to Rage:The Politics of Anger and the Roots of Authoritarianism, Mit Press 2016. Frankel J., The Narcissistic dynamics of submission: the attraction of the powerless to authoritarian leaders, m J Psychoanal. 2022 ;82(3):384–404. doi: 10.1057/s11231-022-09369-4

12 Stein S. Et al., Beyond colonial futurities in climate education, Teaching in higher education, Routledge 2023. Pràdanos L., How did this class prepare you for extintion?, Resilience, 2020

13 Machado de Oliveira V., Outgrowing Modernity. Navigating complexity, complicity, accountability and compassion, North Atlantic Books, 2025

14 Machado de Oliveira V., Outgrowing Modernity. Navigating complexity, complicity, accountability and compassion, North Atlantic Books, 2025. Grosfoguel R., The epistemic decolonial turn: beyond political-economy paradigms. Cultural studies 21, 2007. Mignolo W., The darker side of western modernity: global future, decolonial options. Duke Univesity Press, 2011

15 Mekonnen M., et al. Four billion people face severe water scarcity. Science advances,2(2):e1500323. www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4758739/

16 Ferrer J., Revisioning transpersonal theory: a participatory vision of human spirituality. (p.136) State University of New York Press. 2002

17 La denominazione si riferisce ad un approccio non duale all’ecologia, sviluppato in campo artistico, somatico, filosofico ed ontologico in ambito internazionale. Contribuisco a tutto questo offrendo seminari per gruppi di persone interessate ad esperienze volte a superare i limiti circoscritti dell’ambientalismo addomesticato ed antropocentrico diffuso in Occidente. https://equilibrinaturali.net/embodied-ecology/

18 Pur riconoscendo l’unità organismica tra parte e tutto, possiamo immaginare lo sviluppo neurogenetico di nuove connessioni nel cervello tra lobo sinistro prevalentemente cognitivo e lobo destro sensoriale neurocettivo, tra neocorteccia, aree limbiche e tronco encefalico, tra mente, corpo ed ambiente relazionale multidimensionale

 

Immagine di Alfred Shrock

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