Nelle ultime settimane a livello internazionale si è aperto un dibattito molto acceso nell’ambito degli studi sulla neurofisiologia del nervo vago, branca del sistema nervoso autonomo che interessa alcune metodologie bottom-up usate nella terapia del trauma.

La pubblicazione dell’articolo “Why the polyvagal theory is untenable” firmato da parte di 39 scienziati, si muove all’interno del metodo epistemologico scientifico classico: le scoperte che divergono dai dogmi del passato vengono messe in discussione attraverso la confutazione dei professionisti di quel campo di ricerca.

Auspichiamo che si tratti di un’ulteriore possibilità di approfondire le radici degli stati autonomici che tanto influenzano le relazioni tra il genere umano e le altre forme di vita nel pianeta Terra. Pubblichiamo di seguito un intervento dell’ideatore della teoria, Stephen Porges PhD, estratto dal sito Polyvagalinstitute.org, nel quale potrete leggere l’articolo integrale dell’autore in lingua originale.

“La Teoria Polivagale ha contribuito a fornire un quadro teorico fondato biologicamente per comprendere la regolazione autonomica, la sicurezza e l’ingaggio sociale, influenzando la ricerca e la pratica clinica nei campi delle neuroscienze, della psicologia, della medicina e dell’educazione. Con l’aumento della sua visibilità, la teoria è divenuta anche oggetto di critiche in ambito accademico e pubblico. Questa pagina offre un chiarimento conciso e basato su evidenze riguardo alle affermazioni centrali, all’ambito di applicazione e ai fondamenti scientifici della Teoria Polivagale, con l’obiettivo di favorire una valutazione accurata attraverso il riferimento alle fonti primarie e alla neurofisiologia contemporanea.

Le critiche pubblicate alla Teoria Polivagale, in particolare quelle di Paul Grossman e E. W. Taylor, mostrano un modello ricorrente di fraintendimento e inesattezza fattuale. Nonostante molteplici chiarimenti presenti nella letteratura peer-reviewed (Porges, 2007b, 2022, 2023, 2025a, 2025b), tali critiche continuano a introdurre errori concettuali sia nel discorso accademico sia nell’applicazione clinica. La critica di Grossman del 2023 riprende temi precedentemente avanzati da Taylor, basandosi ampiamente sulle sue interpretazioni anatomiche ed evolutive errate, presentate in uno stile retoricamente autorevole che può trarre in inganno i lettori non familiari con la letteratura fondativa della teoria.

Oltre alle pubblicazioni sottoposte a revisione paritaria, anche fonti destinate al grande pubblico — in particolare la voce di Wikipedia sulla Teoria Polivagale — hanno contribuito alla diffusione di inesattezze. Tale voce cita in modo prominente due critiche: Neuhuber e Berthoud (2022) e Doody, Burghardt e Dinets (2023). Sebbene entrambi gli articoli siano stati sottoposti a peer review, la loro pubblicazione in un numero speciale di Biological Psychology curato da Grossman suggerisce un allineamento editoriale che probabilmente ha influenzato sia l’impostazione tematica sia quella concettuale.

La critica di Neuhuber e Berthoud rappresenta un esempio di fraintendimento anatomico-funzionale. Pur mettendo in discussione l’interpretazione funzionale delle vie vagali proposta dalla Teoria Polivagale, non contestano le distinzioni neuroanatomiche fondamentali — in particolare la separazione tra il nucleo motore dorsale del vago (DMNX) e il nucleo ambiguo (NAmb), né la diversa mielinizzazione delle loro fibre efferenti. Tuttavia, omettono un principio centrale della teoria: il Sistema di Coinvolgimento Sociale (SES) deriva dalle strutture degli archi faringei embrionali e la comunicazione tra il vago cardioinibitorio e il SES è in gran parte indiretta, ad eccezione delle vie dirette che coinvolgono il nervo trigemino. Wikipedia, nel riassumere questa critica, la distorce ulteriormente, presentandola come una confutazione categorica del fondamento anatomico della Teoria Polivagale — affermazione che l’articolo originale non sostiene.

Analogamente, la critica di Doody, Burghardt e Dinets travisa l’impostazione filogenetica della teoria. Essi contestano quella che interpretano come una rigida dicotomia tra “rettili asociali” e “mammiferi sociali”. Tuttavia, la Teoria Polivagale è esplicitamente centrata sui mammiferi e definisce il comportamento sociale attraverso una prospettiva mammaliana. Essa sottolinea che la socialità, nel contesto della Teoria Polivagale, si fonda su un’innovazione autonomica specifica dei mammiferi — il complesso vagale ventrale — responsabile della regolazione del Sistema di Coinvolgimento Sociale. Sebbene i rettili possano manifestare comportamenti sociali adattivi, tali comportamenti sono mediati da sistemi di segnalazione e architetture neurali differenti e rispondono a funzioni evolutive diverse. Pertanto, il comportamento sociale nei rettili, pur essendo evolutivamente adattivo, non è equivalente alla socialità mammaliana così come definita dalla Teoria Polivagale. Confondendo l’analogia comportamentale con l’omologia neurofisiologica, la critica trascura l’ambito specifico di applicazione della teoria. I riassunti pubblici, inclusa Wikipedia, amplificano ulteriormente questa distorsione, esagerando la portata della critica e ignorando l’attenzione della Teoria Polivagale all’evoluzione gerarchica del sistema autonomo.

Fondamentale è comprendere che il problema non risiede semplicemente nell’esistenza di tali articoli, ma nel modo in cui sono stati filtrati attraverso una piattaforma pubblica, con un’esposizione che ne amplifica e distorce il contenuto. Questa stratificazione di caratterizzazioni errate — influenzata da bias personali più che da un’analisi accademica accurata — contribuisce alla diffusione di informazioni fuorvianti. Ciò evidenzia la necessità di una valutazione scientifica fondata su un confronto diretto con le fonti primarie, piuttosto che su interpretazioni modellate da allineamenti editoriali, enfasi selettive o diffusione secondaria.

Considerate nel loro insieme, le critiche qui esaminate — di natura anatomica, fisiologica, evolutiva o concettuale — rivelano più la lente interpretativa dei loro autori che la validità della Teoria Polivagale stessa. La persistenza di rappresentazioni distorte, in particolare nei riassunti destinati al grande pubblico, evidenzia la necessità di tornare alle fonti primarie nella valutazione delle affermazioni della teoria. Come dimostra questa analisi, la Teoria Polivagale rimane un quadro coerente e ancorato empiricamente, la cui portata interdisciplinare continua a informare sia le neuroscienze di base sia le applicazioni traslazionali.

Fraintendimento metodologico e l’affermazione dell’“artefatto RSA”

L’affermazione ricorrente di Paul Grossman secondo cui l’RSA (aritmia sinusale respiratoria) sarebbe semplicemente un artefatto respiratorio deriva dal suo affidamento al metodo peak-to-trough per la quantificazione dell’RSA — una tecnica da tempo riconosciuta come metodologicamente problematica. Già criticato da Byrne & Porges (1993) e successivamente confermato da Lewis et al. (2012), questo metodo viola assunzioni statistiche fondamentali, è eccessivamente sensibile alla respirazione e al trend del segnale, e non supera i test di normalità e stazionarietà. Al contrario, il metodo Porges–Bohrer risulta più sensibile al blocco vagale, meno influenzato dalle variabili respiratorie e più adatto a un’analisi parametrica valida.

Nonostante tali critiche di lunga data, Grossman ha continuato ad applicare l’approccio peak-to-trough, producendo un bias sistematico e un’interpretazione fuorviante della relazione tra RSA e tono vagale ventrale. Il rifiuto di modificare i metodi analitici o di riconoscere le confutazioni empiriche ha consentito a questo errore di persistere per oltre due decenni di pubblicazioni.

Di conseguenza, molte delle critiche pubblicate alla Teoria Polivagale non si fondano su evidenze concorrenti, ma su un singolo difetto metodologico mai corretto. Affrontare tali errori è essenziale per ristabilire accuratezza scientifica e responsabilità analitica nel dibattito sulla Teoria Polivagale.

Grossman sta criticando la Teoria Polivagale o una sua rappresentazione distorta?

Un’analisi ravvicinata delle critiche di Grossman (2007, 2023) indica che le sue argomentazioni si confrontano frequentemente con una versione della Teoria Polivagale che diverge dalla sua formulazione nella letteratura primaria. Tale divergenza emerge attraverso citazioni selettive, il ricorso a modelli superati della fisiologia vagale e interpretazioni errate delle evidenze neuroanatomiche comparative. Di conseguenza, vengono attribuite alla Teoria Polivagale premesse che essa non sostiene (ad esempio, che l’RSA sia indipendente dalla respirazione o che il NAmb esista solo nei mammiferi), per poi contestarle.

Questo schema riflette un fraintendimento categoriale più che un disaccordo fondato su dati empirici alternativi. In particolare, Grossman confonde ripetutamente l’analogia funzionale con l’omologia neuroanatomica, trascurando la razionalità filogenetica esplicitata nella Teoria Polivagale. Analogamente, il mancato distinguo tra DMNX e NAmb oscura la base anatomica del modello gerarchico di regolazione autonomica proposto dalla teoria.

Sebbene gli articoli fondativi della Teoria Polivagale siano frequentemente citati in tali critiche, i punti oggetto di contestazione non sono collegati a una rappresentazione accurata delle sue affermazioni neurofisiologiche originarie. I commenti di Grossman si basano invece su un trattamento fortemente settoriale di specifiche sottodiscipline neuroscientifiche — quali l’anatomia comparata o la neurofisiologia — senza confrontarsi con modelli teorici integrativi che mettano in relazione struttura, funzione, sviluppo e comportamento. Di conseguenza, le critiche si concentrano in modo sproporzionato su interpretazioni secondarie e applicazioni cliniche derivate, piuttosto che sui costrutti centrali esposti nella letteratura fondativa. Presentato come critica metodologica, questo corpus di lavori perpetua rappresentazioni distorte inizialmente introdotte da Taylor e collaboratori, sostituendo la metafora al meccanismo e valutando una versione della Teoria Polivagale che non è mai stata avanzata nelle sue fonti primarie.

Implicazioni etiche

Le rappresentazioni distorte della Teoria Polivagale hanno generato un danno epistemico — confondendo clinici, fuorviando educatori e compromettendo la chiarezza traslazionale. Tali conseguenze non sono meramente accademiche; esse ostacolano l’applicazione accurata di una teoria fondata su neuroanatomia validata, metriche fisiologiche robuste e un modello neuroetologico coerente della regolazione autonomica.

Recenti risultati rafforzano il fondamento empirico della Teoria Polivagale. Ad esempio, Strain et al. (2024) hanno dimostrato, tramite attivazione optogenetica, che i neuroni del DMNX — componente chiave del complesso vagale dorsale — producono bradicardia e modulano comportamenti simil-ansiosi senza indurre soppressione locomotoria. Questa distinzione è coerente con la differenziazione proposta dalla Teoria Polivagale tra risposte alla minaccia mediate dorsalmente e immobilizzazione senza paura, affrontando fraintendimenti di lunga data, inclusi quelli perpetuati nel numero speciale di Biological Psychology del 2023 curato da Grossman.

Questo contesto solleva ulteriori questioni etiche. Il numero curato ha presentato molteplici critiche alla Teoria Polivagale — come quelle di Neuhuber e Berthoud (2022) e Doody et al. (2023) — senza offrire repliche o risposte accademiche. Considerata l’opposizione dichiarata di Grossman alla Teoria Polivagale, l’assenza di posizioni controbilancianti introduce un potenziale bias editoriale. Tale asimmetria rischia di distorcere la percezione del consenso scientifico e di propagare errori sia in ambito accademico sia in quello pubblico.

Come osserva Porges (2025b), la critica scientifica dovrebbe confrontarsi con le teorie per come sono scritte — non con caricature. Un discorso scientifico etico richiede fedeltà alle evidenze, aggiornamento interpretativo e trasparenza metodologica. Questi standard sono essenziali non solo per una valutazione accurata della Teoria Polivagale, ma per preservare l’integrità dello scambio scientifico in generale.

Rappresentazioni distorte nel discorso pubblico

Diverse critiche frequentemente attribuite alla Teoria Polivagale — come l’eccessiva semplificazione o la sovra-commercializzazione — sono in realtà critiche al modo in cui la teoria è stata rappresentata o applicata da terzi, non difetti intrinseci della teoria stessa.

Eccessiva semplificazione: le affermazioni secondo cui la Teoria Polivagale semplificherebbe eccessivamente le relazioni tra sistema autonomo ed emozioni spesso derivano da interpretazioni secondarie che ignorano la profondità neurofisiologica della teoria. Costrutti come il “freno vagale” e la “neurocezione”, pur supportati empiricamente, vengono frequentemente ridotti a metafore nel discorso divulgativo. Tali semplificazioni riflettono una mancata consultazione della letteratura primaria, non caratteristiche intrinseche della teoria.

Sovra-commercializzazione: la Teoria Polivagale è stata adattata in contesti di coaching, benessere e branding che possono mancare di rigore scientifico. Sebbene questa tendenza sollevi legittime preoccupazioni etiche in ambito traslazionale, la teoria in sé incorpora considerazioni etiche e non dovrebbe essere ritenuta responsabile delle distorsioni introdotte da attori esterni.

Critica alla distinzione anatomica tra NAmb e DMNX: Neuhuber e Berthoud (2022) sostengono che la separazione anatomica proposta dalla Teoria Polivagale manchi di supporto empirico. Tuttavia, la loro critica trascura evidenze consolidate che differenziano NAmb e DMNX — incluse le origini embriologiche, la mielinizzazione efferente e la specificità funzionale. Dati trascrittomici (Coverdell et al., 2019; Jalil et al., 2023) mostrano marcatori molecolari unici dei neuroni NAmb correlati alla funzione autonomica e alla mielinizzazione. Strain et al. (2024) hanno inoltre dimostrato che l’attivazione optogenetica selettiva dei neuroni DMNX induce bradicardia e modula comportamenti simil-ansiosi, confermando la rilevanza funzionale e comportamentale del complesso vagale dorsale come descritto nella Teoria Polivagale.

Critiche filogenetiche basate su strutture vagali non mammaliane: alcune critiche citano caratteristiche vagali in dipnoi o rettili per contestare le affermazioni evolutive della Teoria Polivagale. Tali argomentazioni confondono l’analogia funzionale con l’omologia filogenetica. La Teoria Polivagale non sostiene che la regolazione vagale sia esclusiva dei mammiferi; piuttosto, identifica nel vago mielinizzato mediato dal NAmb, integrato con i nervi cranici dell’ingaggio sociale, un adattamento specifico dei mammiferi. Equiparare la funzione vagale generale tra specie a questo sistema specializzato riflette un fraintendimento della specificità evolutiva della teoria.

È essenziale distinguere tra il fondamento empirico di una teoria e la sua rappresentazione pubblica. La voce di Wikipedia sulla Teoria Polivagale esemplifica questa confusione, trattando talvolta l’uso improprio o la distorsione da parte di terzi come se rivelassero difetti intrinseci della teoria stessa. Ciò costituisce un errore categoriale nella valutazione accademica.

Queste critiche, esaminate attentamente, non rivelano vulnerabilità teoriche, bensì difficoltà nella diffusione accurata. Salvaguardare l’integrità scientifica della Teoria Polivagale richiede comunicazione precisa e responsabilità etica da parte di chi la applica nei contesti clinici, educativi e pubblici.

Tipologia degli errori nelle critiche alla Teoria Polivagale

Per sintetizzare le problematiche ricorrenti identificate nelle critiche alla Teoria Polivagale, la Tabella 4 presenta una tipologia delle categorie di errore più comuni. Esse spaziano da rappresentazioni retoriche distorte a errori empirici e metodologici. Ogni tipo di errore è definito, esemplificato attraverso la sua comparsa nelle critiche pubblicate e associato alla corrispondente distorsione scientifica prodotta.

Questa classificazione diagnostica evidenzia una preoccupazione centrale del presente documento: le critiche più persistenti e visibili alla Teoria Polivagale spesso non si confrontano con la teoria nei suoi termini empirici e concettuali. Piuttosto che offrire contestazioni scientifiche fondate, tali critiche riflettono frequentemente fraintendimenti della biologia evolutiva, della neuroanatomia e della validità metodologica — oppure derivano da dinamiche editoriali e traslazionali esterne alla teoria stessa.

Conclusione

Una valutazione complessiva delle critiche pubblicate alla Teoria Polivagale rivela una struttura ricorrente di errore: le obiezioni più influenti — nei domini anatomico, fisiologico, evolutivo e concettuale — risultano ripetutamente riconducibili ai contributi accademici e all’influenza editoriale di Paul Grossman. Sia attraverso l’autorialità diretta, la collaborazione con E. W. Taylor o la curatela del numero speciale del 2023 di Biological Psychology, Grossman ha svolto un ruolo centrale nel plasmare il discorso pubblico e accademico sulla Teoria Polivagale.

Questa concentrazione del dissenso, soprattutto quando amplificata da sedi di pubblicazione che escludono repliche, solleva legittime preoccupazioni riguardo all’oggettività accademica e alla simulazione di consenso. La critica scientifica deve fondarsi su una rappresentazione accurata delle affermazioni fondamentali di una teoria, non su caricature o deviazioni retoriche. Come mostrato in questo manoscritto, molte critiche alla Teoria Polivagale travisano i suoi costrutti centrali, spesso attraverso un numero limitato di errori categoriali che ricorrono in diverse pubblicazioni e piattaforme.

Tale ripetizione non dovrebbe essere scambiata per convergenza o consenso. Piuttosto, evidenzia la necessità di una maggiore responsabilità epistemica sia nei contesti accademici sia in quelli pubblici. Si invitano lettori e valutatori a consultare direttamente la letteratura primaria, dove i fondamenti empirici e l’architettura concettuale della Teoria Polivagale sono esposti con la massima chiarezza.”

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