(Italiano) Ricordo di Abuela Margarita

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E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho sentito per telefono l’Abuela Margarita, ovvero Nonna Margarita, come le piaceva farsi chiamare da tutti. E’ stato prima della pandemia e non era facile trovarla a casa, aveva dedicato la sua vita a viaggiare continuamente, a portare nel mondo il suo messaggio, il messaggio dei suoi antenati.

Avevo conosciuto Abuela Margarita credo nel suo primo viaggio in Italia, era il 2004. Ricordo ancora la prima sconvolgente impressione che ebbi incontrandola. Con quegli occhi azzurri intensi, frutto di un piccolo retaggio di sangue occidentale, sapeva guardarti dritto nell’anima, con lei non c’erano nascondigli per l’ego o maschere per nascondersi, ti avrebbe comunque visto per quello che eri. Margarita era un tornado, un fuoco dirompente, la sua forza poteva persino mettere in soggezione ed in effetti lo faceva. Allo stesso tempo aveva un sorriso da bambina, un carattere giocoso ed amorevole, un abbraccio avvolgente e spesso mentre cantava, si commuoveva e potevi vedere le sue lacrime scendere su quel viso scavato dalla vita e dai segni del tempo. Impossibile resisterle, aveva un carisma unico. Così da allora ogni anno per più di 10 anni, l’ho seguita passo a passo, sono stato in Messico a casa sua, in Spagna dove teneva settimane di ritiri intensivi e ovviamente qui in Italia dove spesso le ho organizzato incontri e seminari. La nostra relazione era diventata molto forte soprattutto in seguito alle cinque ricerche di visione che avevo fatto con lei sui monti Pirenei. Ero il primo italiano a seguirla in questo e lei più di una volta mi disse di esserne fiera. Non era comunque facile starle vicino, tutto quel fuoco poteva bruciarti ed incenerirti. Era esigente nella disciplina e non aveva peli sulla lingua. Era una donna cresciuta in un paese di cultura “machista” che si era guadagnata il rispetto e la fama per la sua integrità morale ed il suo spirito combattivo. Da anni aveva votato completamente la sua vita al messaggio del risveglio della coscienza, amava ripetere “Il potere, il Grande Spirito, è dentro di noi”.

Nata in Messico di etnia Chichimeca, Margarita non era andata a scuola fino ai 14 anni. Aveva poi imparato a leggere e scrivere ed era diventata un’educatrice. La sua vera formazione era avvenuta in natura. Suo padre la portava fin da piccola con se nei campi, insieme pregavano la Madre Terra e cantavano perché arrivassero le nuvole e perché il raccolto potesse essere abbondante. Amava però anche leggere, le piaceva tenersi al corrente delle nuove forme di connessione fra spiritualità e scienza, la sua grande intelligenza la portava a fare continui collegamenti con gli insegnamenti ricevuti dei suoi antenati. Sapeva parlare la lingua nativa Nahuatl, la sua cultura era maya ed azteca e viaggiando aveva stretto legami con la tradizione del cammino rosso, dei nativi del Nord America.

Uno dei suoi maestri fu William Commanda, capo indiano algonquin del Canada e grande leader spirituale dello scorso secolo. Margarita si era anche sposata ed aveva avuto dei figli, una delle quali, aveva perso la vita in giovane età. Da allora l’Abuela aveva sviluppato un collegamento costante con il regno dell’aldilà e ripeteva sempre: “La morte non esiste, è solo un cambio”.

Una delle sue più grandi passioni era il canto. Le piaceva inventare canti sul momento per onorare la vita ed il Grande Spirito, per aprire il cuore e godere della gioia dell’esistenza. Si divertiva tantissimo a inventare melodie e canzoni.

Molti anni fa, una mattina all’alba, mentre era in Italia per un giro di seminari e conferenze, la vidi che s’incamminava da sola verso la riva di un fiume. Così la raggiunsi e rimanemmo per diverse ore a chiacchierare e cantare insieme. Assistetti così alla nascita di un suo canto. In poco tempo era capace di inventare una melodia orecchiabile e divertente. Le parole sembravano uscirle con una facilità tale che era evidente il suo costante collegamento coi mondi superiori. Quel mattino inventò una canzone sul ciclo dell’acqua così semplice ed illuminante che stare ad ascoltarla e suonare con lei il tamburo fu una vera gioia.

Sono grato di aver passato tanti momenti insieme come questo, l’Abuela era davvero come un balsamo per il cuore. In quanto musicista, avevo anche provato a registrarla portandola in una sala attrezzata con microfoni professionali e mixer. Lei però non era abituata alla tecnologia e ne sembrava un po’ intimorita. Mi ricordo infatti che nel mezzo di un canto si commosse e quelle lacrime ci fecero piangere tutti. Volle comunque continuare a registrare ed io capii che lo stava facendo solo perché glielo chiedevamo noi. Non c’era ego, non c’era importanza personale, c’era la semplicità di una donna che prima di tutto sapeva amare.

Il suo esempio in tantissime occasioni è stato un insegnamento al di là delle sue belle parole e del suo prezioso messaggio che grazie a internet è possibile ascoltare ancora nei tanti video registrati. L’Abuela ci mancherà, mancherà a tutte le persone che l’hanno conosciuta ed incontrata e che si sono nutrite della sua presenza.

Come un fiore ha però mandato nel mondo il suo polline che trasportato dal vento è davvero andato lontano raggiungendo i cuori di tante persone. Durante l’ultima luna piena in Leone del 28 gennaio, a pochi giorni dalla sua partenza, tutti coloro che l’hanno conosciuta e seguita in tutto il mondo, le hanno dedicato, un pensiero, un canto, un fuoco.

L’Abuela spesso si confidava dicendo: “Vorrei lasciare il corpo mentre sto danzando” e sono sicuro, cara Abuela, che durante quella luna piena l’intero cosmo stava ammirando la tua danza. Grazie nonna.

Luigi Jannarone

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