
La United States Immigration and Customs Enforcement, ICE, agenzia federale statunitense, è responsabile del controllo della sicurezza delle dogane e dell’immigrazione. Nelle ultime settimane i media internazionali hanno focalizzato l’attenzione sul suo operato per via di alcuni omicidi a sangue freddo compiuti a Minneapolis da questo corpo di elementi paramilitari a volto coperto.
L’opinione pubblica è stata particolarmente toccata dalla morte di due persone bianche, il cui assassinio è stato filmato e divulgato su televisioni e social media: Renee Good ed Alex Pretti sono stati ammazzati nel corso di rastrellamenti armati in strade, scuole e case private alla ricerca di persone razzializzate, non in possesso di documenti validi per la permanenza sul suolo “a stelle e a strisce”.
Minneapolis ritorna dopo pochi anni a interrogare il mondo sulla brutalità poliziesca e la violenza razziale sistemica negli Stati Uniti. Nella primavera del 2020 le immagini dell’agente di polizia Derek Chauvin che assassinava George Floyd per soffocamento, premendogli un ginocchio sul collo per oltre 9 minuti, avevano acceso giorni di protesta e rivolta contro la cultura suprematista bianca.
Di seguito alcune riflessioni di Ashley B sulla storia di un continente che non ha vissuto direttamente il nazismo che nel Novecento ha ferito profondamente le popolazioni in Europa, bensì lo schiavismo e il genocidio dei popoli nativi presenti prima dell’arrivo degli europei bianchi.
“L’ICE non è semplicemente come la Gestapo. È più simile ai cacciatori di schiavi. E quando questa cosa scatta nella testa, molte persone diventano molto a disagio, molto in fretta. Ogni volta che si parla dell’ICE, qualcuno tira fuori il paragone con la Gestapo. E capisco perché lo facciano. Retate nel cuore della notte. Vicini che spariscono, famiglie scomparse prima di colazione. È il tipo di terrore che alla gente è stato insegnato a riconoscere, purché accada a persone che le somigliano.
Ma quel paragone sta facendo un enorme lavoro emotivo che non merita. Perché, dal punto di vista strutturale e storico, l’ICE non si muove come la Gestapo. Si muove come le pattuglie a caccia di schiavi. E il motivo per cui nessuno vuole dirlo ad alta voce è che le pattuglie a caccia di schiavi non sono straniere. Non sono esotiche. Non sono il male “altrove”. Sono americane. Nate in casa.
Le pattuglie a caccia di schiavi erano legali, finanziate dallo Stato, sostenute dalla comunità. Il loro compito era semplice: fermare le persone, pretendere prove e decidere, a colpo d’occhio, chi apparteneva e chi no. Nessun crimine necessario. Nessun processo. Nessuna spiegazione. Solo documenti, accento, pelle e presenza. Tutto qui. Questo è il modello.
Non davano la caccia a un’ideologia. Non combattevano nemici dello Stato. Facevano rispettare uno status. Chi può muoversi? Chi può restare? Chi può essere portato via e chi deve essere restituito?
E qui arriva la parte con cui la gente proprio non vuole fare i conti. Le pattuglie schiaviste sono una storia di cui molte famiglie bianche non parlano, perché non è astratta, non è lontana e non finisce con “e i cattivi hanno perso”. Suona come qualcosa che il bis-bisnonno di qualcuno potrebbe aver fatto un martedì pomeriggio qualsiasi.
Così la gente associa la Gestapo, perché rispetto alla Gestapo dice: noi non potremmo mai essere così. Associare l’ICE alle squadre a caccia di schiavi invece potrebbe far comprendere : questi siamo esattamente noi. Il paragone con la Gestapo ti permette di condannare il terrore senza interrogare la tua discendenza. Ricordare nella storia le pattuglie a caccia di schiavi, invece, ti costringono ad ammettere che il terrore americano non aveva bisogno di un dittatore. Aveva bisogno della legge. Aveva bisogno di moduli. Aveva bisogno di permessi. Aveva bisogno di vicini che dicessero: “Beh, è così che funziona”.
Ed è per questo che l’ICE sembra così familiare per alcuni e così scioccante per altri. Perché alcuni di noi riconoscono subito il modello. Applicazione civile, potere amministrativo, “stiamo solo facendo rispettare la legge”, capisci? La burocrazia trattata come moralità, e le famiglie trattate come inventario. Uniformi diverse, secolo diverso, stessa logica.
Ed è per questo che il paragone con la Gestapo continua a circolare. Perché mette al centro la paura solo quando tocca persone che somigliano a chi racconta la storia. Le squadre a caccia di schiavi, invece, costringono a una presa di coscienza più profonda, no? E se il terrore non fosse stato importato? E se fosse stato fondativo? E se non fosse mai davvero finito, ma avesse solo imparato un nuovo linguaggio?
L’ICE non è un incidente, non è una deviazione. E non è qualcosa di nuovo. È un potere antico che fa quello che ha sempre fatto, solo con un marchio aggiornato e una migliore pubbliche relazioni. E quando lo vedi, sì… quello è il momento del “oh, cazzo”.
Photo by Kevin Nalty