
Gaia x Matrika (GxM) intervista Elia Vitadamo e Gil “The Grid” Gomes Leal, tra saggezza ancestrale, psicologia del profondo e movimento come pratica di trasformazione.
Mi sono innamorata di Amenti guardandoli danzare, molto prima di avere le parole per spiegare cosa stessero davvero facendo. È stata proprio la loro energia in scena a darmi un’ulteriore spinta — dopo un bellissimo, paziente, lungo lavoro di supporto e integrazione con le persone del collettivo Matrika — per tornare a integrare il movimento, la danza, le mie pratiche, a seguito di un trauma che per anni mi aveva congelato mente, cuore e corpo — un corpo che, per natura e passione, era sempre stato in movimento. Ho iniziato così a interessarmi al loro lavoro, seguendoli sui social — diciamo pure che li ho inseguiti — finché la scorsa estate non li ho finalmente incontrati di persona a Lisbona, durante una performance/jam bellissima in cui mi sono sentita parte integrante della performance, gli artisti in piena connessione con il pubblico. Solo dopo, curiosando sul loro sito, ho scoperto tutto il lavoro teorico dietro al movimento — e mi è sembrato risuonare perfettamente con quello che Matrika cerca di fare da sempre: tenere insieme saggezza antica e ricerca contemporanea sulla coscienza. Da allora mi sono letta e riletta una piccola autoproduzione che inviano quando ci si iscrive alla loro mailing list, the Blueprint of Being.