È da talmente tanti anni che studio e faccio ricerca in ambito esoterico che ormai non li conto più. Il mio nome è Stefano Valbonesi abito in Romagna, una terra dal clima temperato, ricca di passato, di storia. Prima di raccontarvi la mia esperienza in un prossimo articolo vorrei spiegare ai lettori che cosa è l’erboristeria alchemica chiamata anche Spagyria in modo da capire meglio di cosa vorrei parlare dato che questo è considerato da molti un argomento complesso, desueto legato a tempi passati che non hanno attinenza con il presente. Per me invece la Spagyria che pratico da oltre un decennio è parte della mia vita, rappresenta la necessità di percorrere una via pratica parallela a quella di ricerca interiore che fin da ragazzo sto cercando di realizzare. In questo modo la mia vita non è più scandita solo dai ritmi personali ma è fondata su quelli cosmici e lunari facendomi provare l’esperia di essere parte del tempo e dell’eternità contemporaneamente.

La Spagyria vegetale è un metodo alchemico attraverso il quale si preparano tinture, essenze, oleoliti, ricavati dalle piante selvatiche estraendone la quinta essenza.

Questo metodo venne portato alla ribalta nel periodo rinascimentale dal medico Theophrastus von Hohenheim, conosciuto con il nome di Paracelso.

(nasce nel 1493 in svizzera, apprende i primi rudimenti della medicina dal padre laureatosi nell’università di Tubinga in Germania. In seguito, studierà con all’abate Tritemio i primi rudimenti dell’astrologia, dell’ermetismo e della magia. Conseguirà la laurea in medicina all’università di Ferrara.)

Nel rinascimento l’essere umano ritrova la sua nobiltà: è visto come “un artista”, cioè colui che pratica le arti: le arti dell’astronomia, le arti della matematica, dell’alchimia, della poesia, dello studio dei testi sacri, della scultura della pittura, tutto era finalizzato alla conoscenza profonda delle cose e dell’essere umano.

È il periodo della riscoperta del pensiero platonico ed ermetico, adattato ai nuovi tempi senza però stravolgerne l’essenza.

Infatti, questi studi non volevano riprendere le opere antiche e ricopiarle semplicemente
ma, riscoprire,
attraverso sé stessi e in sé stessi, le realtà universali che vi erano descritte.
Dove L’essere umano ritrova la sua filiazione con l’Universo: egli è il microcosmo nel macrocosmo, in grado di applicare l’alchimia della trasformazione interiore per unirsi coscientemente al proprio centro interiore, cioè riconnettersi all’origine della vita stessa: Dio.

Ritorniamo ora, dopo questa breve spiegazione del pensiero rinascimentale a mio parere estremamente attuale, alla Spagyria.
Il termine Spagyria è formata da due parole di origine greca SPAO che significa “separare” o “dividere” e AGEIRO che ha come significato “collegare” o “unire”,
ovvero il concetto base del “solve et coagula” dell’alchimia.

La Spagyria è quindi una certa applicazione dell’alchimia.

È opportuno, per completezza delle informazioni di base,

dare una breve definizione della “pianta madre” della Spagyria, ovvero dell’Alchimia.

L’Alchimia tratta un insieme di processi messi in atto dall’alchimista

che richiamano le forze presenti nella natura,

in grado di trasmutare una sostanza e di conferirgli proprietà diverse da quelle di partenza, eliminando dal preparato tutto ciò che è marcescibile, in modo da mantenerne solo l’essenza,

la forza vitale attiva e i nuovi elementi che si sono costituiti nel corso della trasmutazione.

Questa conoscenza ha come base l’insegnamento ermetico,

che deriva dalla tradizione spirituale dell’antico Egitto.

(Anche la parola Alchimia o alchimia è possibile che derivi dall’antico Egitto.

KEMI era il nome che veniva dato alla terra nera del Nilo ed era un modo diverso per definire l’Egitto.

Nel tempo a questa parola è stato aggiunto l’articolo “AL”

e il suffisso “A” trasformandola in “AL-KEMI-A)

Rielaborata nel periodo greco alessandrino tra il II e il VI secolo d.C.

Questa Arte verrà conservata ed in parte esportata,

durante certi esodi forzati nei centri di cultura bizantini di alcuni gruppi di carattere neoplatonico e gnostico.

(L’esodo dei perseguitati a causa della decisioni prese durante il concilio di Nicea)

In seguito, questa conoscenza viene anche adottata

da scuole arabe per tutto il periodo medioevale

e riportata in auge, ed in parte rinnovata in Europa,

prima a causa dell’Umanesimo poi con il Rinascimento.

Questa conoscenza accompagna costantemente l’essere umano nel suo peregrinare all’interno di questa natura, adattandosi alle varie caratteristiche evolutive che si sono manifestate nelle varie epoche, sempre pronta a rivelarsi a tutti coloro

che desiderano veramente dissetarsi ad una tale fonte,

dove il “conosci te stesso” diventa la chiave di volta

per compiere l’Opera.

Dall’alchimia deriva la moderna chimica (lo Zinco fu proprio Paracelso a scoprirlo e catalogarlo).

La scienza sperimentale ha codificato con esattezza matematica

le interazioni fra i vari elementi.

La Spagyria di contro ha mantenuto quella parte filosofica essenziale che sarà l’elemento integrante di questo articolo.

Prima di parlare di argomenti inerenti alla preparazione Spagirica

di quinte essenze e della ricerca e raccolta delle piante,

è del tutto necessario che inquadriamo,

con la maggiore esattezza possibile,

l’importanza di avvicinare questi argomenti con un metodo

che contempli la parte pratica relativa ai processi naturali

e dall’altra, colga un senso più ampio, un senso olistico degli aspetti presi in esame.

Per incominciare questo percorso, oltre che dalla filosofia ermetica che terremo sempre come base,

è essenziale rapportarci con l’ambiente che ci circonda,

entrando in empatia con le piante

che ci sono offerte gratuitamente dalla natura,

per poter comprendere come da queste si possono trarre

dei rimedi molto efficaci a vantaggio

del nostro benessere psicofisico.

Le piante che troviamo spontanee ci mettono a disposizione

molti rimedi del tutto “semplici”,

a patto che, come dicevamo all’inizio,

impariamo ad estrarli correttamente,

con grande rispetto e la giusta conoscenza.

Il concetto fondamentale da imparare è:

smettiamo di “prendere” ciò che ci serve,

ma cominciamo a “chiedere il permesso” alle piante,

quali esseri viventi, con la loro funzione nella natura,

infatti, noi viviamo in un mondo in cui non esiste separazione reale.

Tutto ciò che esiste interagisce fra sé!

La pianta è a nostra disposizione anche per “donarsi” a noi

affinché possiamo intraprendere “il percorso” che ci porta

ad estrarre il fitocomplesso nella sua interezza.

In questo modo quando utilizzeremo il rimedio da noi composto, sprigionerà il massimo della sua energia,

offrendoci la possibilità di interagire con il malanno che ci ha colpito.

Generalmente, questi rimedi consentono

al nostro organismo la progressiva soluzione dell’eventuale problema da cui siamo afflitti, se siamo disposti ad accettare anche il percorso di cambiamento che la crisi espressa dalla malattia cerca di comunicarci.

Nella medicina convenzionale per curare i sintomi di un malanno si utilizzano per la maggior parte dei farmaci

composti da principi attivi di sintesi.

Fino a pochi decenni fa tali principi si estraevano dalle piante, utilizzando il metodo galenico

che ha per scopo di estrarre la maggior quantità possibile di principio attivo (o droga) della sostanza individuata

dai ricercatori come elemento curativo. (…)

Nella Spagyria, che si basa in prevalenza su principi filosofici di altro carattere, le cose cambiano profondamente.

Non si tiene più conto solo del principio attivo della pianta,

ma del rapporto che la pianta ha con il cosmo,

con il macrocosmo e con l’individuo

in quanto manifestazione del microcosmo,

quindi ciò che importa a noi è estrarre

l’essenza archetipa della pianta, per andare ad agire nella causa del sintomo, collegandosi alla forza vitale di incarnazione. (…)

ARCHETIPI

La pianta, infatti, attraverso il suo archetipo è legata al piano fisico,

a quello eterico, a quello astrale e quello mentale,

racchiudendo in sé “il progetto vibrante della vita stessa

che l’ha portata a manifestarsi”.

Questi diversi parametri basati su una “scienza” o conoscenza, esoterica diventano difficili da seguire per chi non è interessato

ad approfondire il concetto di “Conoscenza universale”,

fondato sulla conoscenza di sé,

non solo come personalità, ma come esseri microcosmici!

Questa Conoscenza non può essere esclusivamente studiata

ma deve essere vissuta in prima persona.

L’IMPORTANZA DELL’ESSERE UMANO

Ho voluto esprimere questi concetti solo per far capire che l’Arte della Spagyria non può essere basata solo su antichi metodi tratti da libri con ricette di procedimenti complessi e misteriosi,

che ripetendoli in modo automatico ci permettano di arrivare a comporre rimedi miracolosi.

La Spagyria è sicuramente basata sulla comprensione delle linee guida dell’ermetismo, ma occorre renderla attiva vivendola nel presente.

La comprensione, sostenuta dalla nostra coscienza,

ha tantissimi livelli e stadi.

Quando noi percepiamo che qualcosa è importante o è degno di attenzione, incominciamo a prenderlo in esame,

a studiarlo a cercare di com – prenderlo, di prenderlo in noi.

La Spagyria è composta come dicevamo,

da un aspetto filosofico ed uno pratico.

LA RACCOLTA

Se noi andiamo oltre all’aspetto filosofico,

incominciando a passare all’atto, cioè a scoprire le piante che ci potrebbero servire, andare nel territorio a raccoglierle nel giusto momento, conoscerne, le proprietà, il carattere, le “signature”, cioè, che in esse sono particolarmente marcate certe energie specifiche simbolizzate dai sette pianeti della successione caldaica,

che vi hanno conferito certe caratteristiche,

che sono in rapporto con noi in quanto personalità e con i nostri organi interni.

Quando le tratteremo, trasformandole producendo i nostri rimedi, allora l’intero nostro essere incomincerà a comprendere veramente come servirsene.

Non si tratterà più di una conoscenza intellettuale separata dal corpo ma sarà sempre di più un vivere nel presente

caratterizzato dalle nostre esperienze,

sostenute dalla comprensione delle leggi che ci regolano.

Allora quando assumiamo quel rimedio vivo, lo percepiremo come parte di noi.

In questo modo lo studio di una filosofia antica quale l’ermetismo si aprirà come una porta nel presente per la conoscenza

sempre più profonda dell’essere umano.

Paracelso ci ha tramandato insegnamenti importantissimi che noi in questo modo potremmo comprendere sempre meglio.

Chi ha avuto l’occasione di leggere i suoi testi avrà sicuramente notato che raramente parlava di piante o di come si componevano i suoi rimedi, ciò ha favorito l’immaginazione di molti,

che hanno creato a suo nome ogni sorta di magico elisir.

Sicuramente non abbiamo né la conoscenza,

né l’esperienza diretta che aveva Paracelso,

ma grazie a ciò che ci è stato tramandato come sapere

abbiamo la possibilità di incominciare, seriamente,

questo percorso, prima conoscitivo ed in seguito

di approfondirlo sempre più.

LA MEDICINA DEGLI UOMINI LIBERI E DEGLI SCHIAVI

A questo proposito Platone diceva che esistevano due modi di elargire le cure: il primo riguardava gli uomini liberi, mentre il secondo gli schiavi. Nel primo caso il malato doveva comprendere il linguaggio della malattia affinché il rimedio potesse risolvere le cause che l’avevano generata, riportando l’equilibrio e la salute nel corpo. Il secondo metodo di cura, rivolto agli schiavi, era più diretto: occorreva rimuovere velocemente il sintomo affinché lo schiavo potesse ritornare prima possibile al lavoro.

Credo che la Spagyria sia una delle possibili vie di salute degli uomini liberi in quanto chi si impegna in questa Arte si dedica sicuramente anche ad approfondire l’autentica conoscenza

del vero sé, cosa che ormai nella maggior parte dei casi

non viene seriamente presa in considerazione.

Attraverso la Spagyria si impara a riconoscere e ad imitare i processi della natura che determinano la vita, ed in seguito a trasmutarne gli elementi.

Naturalmente questo percorso deve per forza far giungere l’alchimista alla conoscenza dell’essere umano come entità microcosmica.

Senza questa conoscenza non è possibile in realtà operare alchemicamente, in quanto i limiti della mente non permettono

di andare oltre una certa visione duale, facendo sì

che i rimedi preparati agiscano al massimo sulla biochimica

del corpo.

Solo chi riesce ad andare oltre il duale fondendosi con la Monade,

il centro dell’essere può operare i miracoli dell’Uno:

l’alchimia interiore Spirituale e quella operativa ci aiutano a progredire in questo percorso.

Pierre Jean Fabre scrive a questo proposito: “l’Alchimia, non è solamente un’arte o una scienza per insegnare la trasmutazione dei metalli, ma una vera scienza che insegna a conoscere, il centro di tutte le cose, che in linguaggio divino si chiama lo Spirito della Vita”.

Mentre Giovanni Rupescissa scrive: <L’Alchimia è il segreto di riuscire a fissare il Sole che si trova nel cielo della nostra persona, così che possa illuminarla all’interno e inondare con il principio della Luce e con la luce stessa i nostri corpi.>

L’alchimista parte da un certo elemento o una certa pianta per giunge ad avere come prodotto qualcosa che ha le caratteristiche dell’elemento o della pianta di partenza ma con l’aggiunta di altri nuovi elementi che nel corso dell’Opera si generano.

Infatti, durante i processi alchemici all’interno dei preparati si formano anche nuovi elementi con caratteristiche diverse da quelle di partenza. Quando si lavora nella fase Negredo dell’Opera spagyrica si ripercorrono i processi della morte con i conseguenti passaggi nelle varie” sfere “o domini energetici (fisico, eterico, astrale, mentale).

In questa fase dell’Opera la tintura prodotta ha un PH piuttosto acido dovuta alla fermentazione.

Questo avviene anche per esempio nella prima parte

del processo digestivo umano:

nello stomaco i succhi gastrici acidi sciolgono il cibo ingerito.

Dopo la fermentazione la tintura si stabilizza con alcool circolato nei Sali di tartaro (tartrato di potassio).

La parte alcalina dell’alcool, i Sali della pianta che andremo ad aggiungervi nel momento opportuno, quando incontrano il liquido acido della tintura fermentata, tendono a neutralizzarsi.

Nell’annullamento che avviene tra la parte acida e quella alcalina

si produce sempre un nuovo elemento: un sale.

Questo sale quasi sempre è di natura fisica.

Questo nuovo elemento concorrerà a fissare nel preparato le energie vitali del vegetale, evitando così che si dissolvano ritornando agli elementi primari.

Nell’essere umano accade un processo simile a questo.

Quando il cibo acido transita dallo stomaco all’intestino il duodeno,

i Sali biliari lo alcalinizzano.

Inoltre, la pompa sodio potassio delle cellule e i reni, regolano il fabbisogno dei Sali nel sangue.

Infatti, l’alcalinità di questo è ben definita con un range

di PH 7,35/7,45.

Questo parametro estremamente importante determina anche lo stato di salute del nostro organismo.

Il sangue è reso elettrolitico dai Sali in esso contenuti che permettono alle energie di fissarsi nel corpo.

In modo più ardito potremmo dire che il sangue,

grazie al suo stato di conduttore, riesce a legare l’anima al corpo,

dunque, a mantenere la vita nel suo insieme.

IL SIMBOLO DEL PIOMBO TRASMUTATO IN ORO

Spesso in alchimia si dice che occorre trasformare il piombo in oro, il piombo della natura in oro dello Spirito.

L’elemento pb o, meglio, il metallo piombo è legato simbolicamente al pianeta Saturno.

Saturno è rappresentato nella mitologia presocratica come Cronos il signore del tempo, il grande vecchio, il primo nato degli Dei.

Questa particolare forza incarna l’essenza dei principi che giacciono nell’interiore, nel profondo, pronti se attivati, a dispiegarsi.

Saturno simboleggia, la porta mistica degli iniziati,

ma è anche la porta che conduce dal visibile all’invisibile e dall’invisibile al visibile tutto ciò che si deve manifestare.

Il simbolo Saturno, dunque, non era per gli alchimisti sinonimo di negatività come oggi si crede, ma la forza primigenia che in sé portava i principi di tutte le altre, in grado di materializzare lo Spirito condensandolo in materia.

Per questa ragione quando l’alchimista parlava di trasmutare il piombo in oro si riferiva anche ad un processo in grado di manifestare l’idea di un lavoro di trasmutazione,

sorretto da leggi ben precise, allo stato di concretezza.

Il Sole, rappresentato dal metallo oro permette di portare nella realtà visibile i frutti di ogni stagione, di ogni attività.

L’oro è Spirito materializzato, per questa ragione l’alchimia è un lavoro prettamente spirituale e chi la pratica

sì dove evolvere su questi parametri.

Per chi studia l’alchimia ad un certo punto non può più solo

Parlarne, ma deve dare testimonianza del suo lavoro interiore

attraverso l’Opera che produce.

L’Opera è la prova evidente della Sapienza acquisita.

L’alchimia si basa sulla trasmutazione attraverso il movimento del solve et coagula del separa ed unisci che permette di elaborare un processo di cambiamento di stato fino ad estrarre,

dall’elemento elaborato, la sua quinta essenza

che sostanzialmente è l’anima.

Paracelso sintetizza tutto questo sapere in tre elementi che chiama: Sale, Mercurio, Zolfo, corpo, anima e Spirito.

Per l’alchimista tutto è Spirito,

anche ciò che ha dimenticato la sua origine.

L’alchimista sa che tutto prima o poi farà ritorno alla sua origine.

Lo Spirito però per vivificare il corpo che di per sé è inerte,

deve poter comunicare con tutti i piani vitali dell’essere,

per questo necessita di un messaggero, di “Mercurio”

composto per una certa parte di materia “spirituale” e per una certa parte di materia alchemica.

Mercurio è la Forza in grado di comunicare la vita

fin nel corpo fisico: il sale.

LO SPECCHIO DELLA CHIMICA

A differenza dello Zolfo che è un elemento e del Mercurio che è un metallo, il sale è un composto, formato da più elementi

di natura ionica, elettricamente neutro.

Il sale si presenta in forma di cristalli.

Questo composto ionico è formato da un metallo e da un non metallo, dove il metallo di solito cede elettroni al non metallo caricandosi positivamente.

Il sale diviene così quell’elemento “focale” in grado di far convergere in sé stesso le nature opposte del mercurio e dello zolfo.

LE QUINTE ESSENZE

Quando si producono le quinte essenze è indispensabile estrarre dal corpo della pianta anche il suo sale per dare una stabilità maggiore al preparato. In realtà durante queste operazioni l’alchimista vede chiaramente che ogni corpo ha come elemento di base un sale specifico.

L’alchimista, operando nel laboratorio della natura,

acquisisce l’esperienza che ogni corpo è composto

da elementi chimici, non puri, ma combinati tra di loro,

ricevuti in prestito della terra.

Grazie all’interazione delle sette forze, (lo Spirito settemplice)

con le dodici potenze, i corpi in grado di ospitare la vita

vengono plasmati secondo un archetipo specifico.

L’alchimista nell’operare si rende così consapevole

che il vero sé non è contenuto nel corpo, ma va ben oltre ad esso.

Il corpo diviene per lui quel meraviglioso laboratorio alchemico

nel quale è possibile compiere l’Opera:

trasmutare il piombo in oro. Sale, Mercurio e Zolfo riuniti come unità nella Monade.

Il Nous dal quale Poimandres può parlare insegnandoci

i segreti della vita.

Nel prossimo articolo vorrei parlarvi di come sono arrivato a conoscere questa via di trasmutazione dell’essere: l’alchimia trasfiguristica, e di come la Spagyria mi sta aiutato a realizzarla e quali sono state le fonti dalle quali ho attinto per poter realizzare il percorso alchemico .

Stefano Valbonesi

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