La distopia è realtà

Il 26 agosto 2026 una distopia che avrebbe potuto farci riflettere in un libro cyberpunk degli anni Novanta si è fatta realtà.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, il Signor Marco Rubio (equivalente al ministro degli esteri) ha dichiarato (l’ennesima) guerra: non a uno stato sovrano, non a una pericolosa organizzazione considerata sovversiva, ma a un piccolo collettivo di volontarie italiani, Autistici/Inventati.

Questo piccolo collettivo per un quarto di secolo ha offerto servizi digitali (mail, spazio web, mailing list, sistemi di videoconferenze, e così via) a chi abbia a cuore privacy e riservatezza. A chi non vuole regalare i propri dati e metadati a società, in particolare BigTech USA, che utilizzano i nostri comportamenti online per monetizzare, blandire, persuadere e portare avanti i loro perversi obiettivi di dominio e devastazione. A una condizione fondamentale, la condivisione di alcuni valori: “anticapitalismo, antirazzismo, antifascismo, antisessismo, antimilitarismo, e il rifiuto dell’autoritarismo e delle gerarchie”. La cura della riservatezza, con la messa a punto di un ambiente tecnologico autogestito per progetti sociali affini sono conseguenze di questi valori, come chiarisce bene il manifesto:

<https://web.archive.org/web/20260906173910/https://www.inventati.org/who/manifesto#>

A/I ha offerto per un quarto di secolo questo tipo di servizi fuori da qualunque logica commerciale. Vive del sostegno delle comunità che lo attraversano in modo solidale, appartiene al mondo del mutuo appoggio, del sostegno reciproco, del rispetto, del ripudio della guerra, della libertà di pensiero e parola, della disobbedienza civile, della diserzione di fronte alla violenza delle gerarchie stabilite.

La capacità di autonomia, la bellezza dell’autogestione, la forza delle relazioni di mutuo appoggio terrorizzano le gerarchie dominanti, perché ne rivelano immediatamente l’illegittimità. Anche una grande superpotenza nucleare come gli Stati Uniti d’America. Per questo il 26 agosto 2026 hanno iscritto A/I nelle liste SDGT (Special Designated Global Terrorist), con l’accusa di fornire servizi online a gruppi terroristici. L’accusa è stata respinta in blocco. Due giorni dopo il sito https://autistici.org è sparito dalla Rete di Internet.

Non conosciamo esattamente la catena di eventi e le responsabilità, ma di fatto il PIR (Public Interest Registry, no-profit statunitense che gestisce i domini .org) dal 28 agosto ha posto il nome di dominio autistici.org in status [serverhold]: in questo modo non risulta più raggiungibile. Server e dati sono intatti al loro posto, ma il traffico di Internet non può risolvere l’indirizzo e raggiungerlo.

Questa è stata la prima conseguenza concreta. Assurdo? Per via dell’inserimento nella lista SDGT, cittadini ed enti statunitensi rischiano condanne per favoreggiamento (fino a vent’anni di carcere). Non serve indagine né un vero processo: basta che una giuria riconosca che una persona o gruppo ha a che fare con A/I. Non c’è possibilità di ricorso: si tratta di un ordine esecutivo, non di una legge promulgata da un parlamento. Non ci sono prove da esibire, o meglio, le prove sono secretate. Così hanno spiegato avvocati statunitensi.

Tutti gli altri, ovvero persone e organizzazioni non soggette al diritto USA, rischiano “sanzioni secondarie”, ovvero: sequestro di beni, interdizioni nell’uso di servizi e così via. C’è tempo per adeguarsi fino al 25 settembre prima dell’entrata in vigore operativa delle sanzioni contro chiunque abbia contatti con A/I, cioè decine di migliaia di persone sparse in tutto il mondo.

Queste sanzioni sono arbitrarie e illegali. In primo luogo perché chi gestisce le infrastrutture non è responsabile dei contenuti che passano su quelle infrastrutture. Secondo il diritto amministrativo italiano, vi è “assenza dell’obbligo di sorveglianza”:

” 1. Nella prestazione dei servizi […], il prestatore non e’ assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne’ ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attivita’ illecite.

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2003-04-14&atto.codiceRedazionale=003G0090

(DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2003, n. 70 Art. 17, 1)

D’altra parte, se fosse obbligatorio sorvegliare e comunicare all’autorità, i provider di connettività e di servizi (comprese le compagnie telefoniche e le BigTech) dovrebbero essere ritenuti responsabili per i contenuti violenti che i loro utenti fanno circolare, a cominciare dalle immagini intime non consensuali, tanto per fare un esempio tra mille. Ma non è così.

Eppure queste regole e leggi non valgono per chi si arroga il diritto d’abuso con la violenza. Infatti, in barba a regole e leggi vigenti, le sanzioni sono state immediatamente messe in atto.

Sarà necessario un enorme lavoro necessario per ripristinare, migrare, decentrare i servizi, moltiplicando in maniera federata i nodi della rete autogestita. Se vogliamo aiutare A/I, il modo migliore è senz’altro prendere in mano il loro testimone e far nascere 10, 100, 1000 servizi analoghi: <https://keepitfree.ai/it/announcements/andate-e-moltiplicatevi-10-100-1000-server-nascano/>

Insieme a questo sforzo concreto, urge una riflessione più ampia.

### Internet è rotta

Internet è rotta, è stata rotta colpi di software proprietario, di fame di profitto, di CDN, di piattaforme di streaming, di chatcontrol, di cryptovalute, di app, di smartphone, di web 2.0, di dot.com. A colpi di Intelligenza Artificiale, ovvero un’antica, terribile favola: servi sempre disponibili per chiunque. Servi con dei padroni, che sono i padroni del mondo.

Internet è rotta da anni perché le infrastrutture di base sono controllate da mega-aziende statunitensi senza scrupoli, fuori da ogni controllo sociale democratico; o da altre aziende tecnologiche emanazione diretta di governi autoritari. Per limitarci alle BigTech (ex GAFAM), cioè Google (Alphabet), FB-IG-WhatsApp (Meta), Amazon, Apple, Nvidia, Tesla, insieme a molte altre società più “piccole” (Palantir su tutte), sono da tempo l’ossatura del complesso militare-industriale. Sono tutte coinvolte direttamente nelle guerre in corso.

Sono l’equivalente, nell’ambito tecnologico, della monocoltura di stampo coloniale. Enormi piantagioni di caffé e di cotone nei secoli scorsi, coltivate da masse in condizioni di schiavitù, non dissimili dalle condizioni di fatto servili in cui sono costrette troppe persone che provvedono ai raccolti agricoli nella “civile” Repubblica Italiana in questo XXI secolo. Allo stesso modo, le BigTech impiantano Centri di Elaborazione Dati (datacenter) giganteschi, che consumano il terreno, spezzano gli ecosistemi, inquinano e prosciugano fiumi e falde per raffreddare migliaia di macchine al servizio delle loro perverse fantasie – e delle nostre, di “semplici utenti”.

Sono quindi società che promuovono attivamente la diffusione della pulsione di morte nel senso più letterale del termine. Un click per comprare, un click per “mi piace”, un click per produrre un’immagine falsa, un click per farla circolare… un click per sganciare una bomba su un bersaglio individuato con un altro click. Sono solo click! Sì. Sono click di morte. Ci stiamo abituando a questi click. Questi click sono il sintomo della nostra alienazione personale e collettiva. Della nostra resa di fronte alle monoculture industriali contemporanee, fatte di cibi ultraprocessati, IA, social media di massa, criptovalute e così via intossicando. Sono facce diverse dello stesso prisma di sfruttamento e autosfruttamento.

A/I sta altrove. Un altrove che è qui e ora, un altro mondo di relazioni di fiducia che continua a esistere, nonostante tutto. Quel che si regge in piedi in maniera autonoma, quelle tecnologie di pace, conviviali e autogestite, sono state possibili finora grazie a poche persone, impegnate nella cura dei beni collettivi, con la buona volontà di mettersi a girare la manovella quando necessario. Di accorrere in aiuto, documentare, trasmettere, tradurre e migliorare il mondo condiviso.

Ci vogliono molte più persone per avere cura insieme dei beni collettivi.

Internet è rotta anche e soprattutto dalla noncuranza con cui abbiamo delegato la gestione delle nostre vite ad aziende tossiche quando non direttamente a governi autoritari. Nessuno ci ha obbligato ad aprire una mail gestita da una multinazionale, a comprare uno smartphone gestito da una multinazionale, a iscriverci a una serie di social media, a scaricare decine di app, a scattare foto in continuazione, a messaggiare senza posa, a consultare chatbot suadenti e sempre disponibili per qualsiasi cosa. Eppure lo abbiamo fatto, anzi: continuiamo a farlo.

L’attacco frontale degli Stati Uniti a un minuscolo collettivo italiano di smanettoni può cogliere di sorpresa, ma una volta compreso lo scenario è lecito domandarsi chi sarà il prossimo. Quale associazione antifascista? Quale gruppo o persona semplicemente fastidiosa, non del tutto omologata?

I bro del Presidente, i fanatici autoritari statunitensi e del resto del mondo, le élite necrofile che arrancano al potere mal sopportano ogni narrazione dissidente rispetto alla loro visione del mondo mortifera. Saremo pure insignificanti, ma rappresentiamo una visione del mondo diversa, insopportabile. Per questo A/I risulta essere una minaccia nello scenario geopolitico mondiale. Per questo chiunque non si allinei è un potenziale bersaglio. Colpire chi non ci sta è, da sempre, un’eccellente arma di distrazione di massa. Per continuare indisturbati nella distruzione, nulla di meglio di uno spettacolo, una distrazione, una messa in scena. Oggi tocca ad A/I. Domani?

È necessario continuare a lavorare alla costruzione di infrastrutture di rete indipendenti dai capricci degli autocrati dei giorni nostri, in particolare fascisti e nazisti. Oggi più che mai.

Non si tratta però solo di Internet.

### è tutto rotto

Il 2 settembre Banca Etica ha sospeso l’operatività del conto corrente dell’associazione per timore di sanzioni secondarie, cioè concretamente per tutelare l’accesso al circuito Visa e Mastercard (società USA) e SWIFT (pagamenti internazionali extraeuropei).

Il 6 settembre, nell’assordante silenzio della politica istituzionale italiana ed europea, il collettivo A/I chiude per [Restare Umani](https://keepitfree.ai/it/announcements/a/i-chiude-restare-umani/).

Il rischio di ritorsioni violente contro persone e gruppi che negli USA si appoggiano ai servizi di A/I è troppo elevato. No martiri, no eroi. Restiamo umani.

Dal 26 agosto al 6 settembre: undici giorni per far chiudere servizi resilienti, liberi, rispettosi della privacy. Senza attacchi tecnici sofisticati: è bastata la minaccia di sanzioni. Anche questa è una tecnica. Una tecnica di dominio, per far sottomettere tutti e chiunque, senza bisogno di processi, tribunali, condanne. Basta una lista di proscrizione.

La tecnica non è mai neutra: incorpora materialmente, negli artefatti e nei comportamenti, visioni del mondo, valori, credenze.

Le tecnologie messe a punto dalle BigTech e dagli sono sistemi tossici e distruttivi. Provocano assuefazione e rinforzano comportamenti dannosi, a livello individuale e collettivo. Sono tossici per la psiche e per le relazioni sociali; contribuiscono all’inquinamento dell’ambiente e alla predazione di risorse non rinnovabili. Distruggono ecosistemi e intere popolazioni. Sono tecnologie tossiche al servizio dei perversi scopi necrofili di un manipolo di sociopatici miliardari. Perlopiù bianchi, tutti maschi. Esagerazione? Come potremmo altrimenti definire il progetto: “colonizzare Marte a costo di distruggere la Terra e tutte le sue creature”? O il progetto: “sviluppare un’Intelligenza Artificiale (qualsiasi cosa voglia dire in pratica) senza alcun controllo, distruggendo le risorse del pianeta a un ritmo sempre più veloce”?

Da molto tempo è venuta l’ora di dire basta. Basta servitù volontaria, basta scelte di “comodità” che sono deleghe cognitive, personali e collettive, ovvero delega dell’organizzazione sociale. Basta alienazione tecnica di massa.

Oltre a dire basta, è ora di agire di conseguenza.

Promuovere la biodiversità tecnica significa sottrarsi alla monocoltura tecnologica di massa del complesso militare-industriale. Si tratta di biodiversità in senso stretto, perché le forme di vita si evolvono insieme agli ambienti tecnici in cui abitano. Società che vivono in armonia con gli ecosistemi che abitano si appoggiano a tecniche e tecnologie appropriate per realizzare questa armonia. Non esistono società prive di tecniche.

La maggior parte delle tecniche e tecnologie attuali servono per l’estensione illimitata del dominio. Questo vale per le tecnologie digitali di massa, come per le tecniche di sfruttamento, colonizzazione, assoggettamento, controllo, sorveglianza, punizione. Gli Stati foraggiano i progetti distruttivi delle BigTech, le quali appoggiano le politiche liberticide degli Stati.

### People Have The Power

Ma il futuro non è scritto da nessuna parte. Promuoviamo e sviluppiamo tecnologie conviviali. Diverse fra loro, gestite dalle persone in base ai loro bisogni. Tecnologie fatte per le comunità, costruite su misura da chi le utilizza per stare meglio insieme, per giocare, creare, costruire un mondo dove nessuno debba più obbedire né comandare: non gli animali umani, né gli animali non-umani, né qualsiasi altro essere vivente. E neanche le macchine.

Sono processi lunghi. Non c’è un bottone da schiacciare per cambiare realtà. Non c’è un’altra vita, un’altra partita dopo il “game over”. Non c’è un posto sicuro in cui nascondersi. Non basta un click. Non c’è un prompt “magico”. C’è da rimboccarsi le maniche. Tessere relazioni di fiducia. Sperimentare insieme. Limitare enormemente le scelte che appaiono “comode” ma sono di fatto trappole mortifere. Fatica? Sì, nel senso che è faticoso organizzare una festa, con tavole imbadite, canti e balli; è invece “comodo” rimanere a interagire con qualche dispositivo ingollando “cibo” ultraprocessato; cliccando qua e là.

Life is what happens to you while you’re busy scrolling away.

Bisogna valutare attentamente i sistemi tecnici a cui facciamo ricorso. Quanto “costano” in termini di impatto energetico? Quanto ci alienano, in una spirale di attività frenetica dal valore sempre più scarso? Quanto favoriscono relazioni libere fra persone e organizzazioni autonome?

Non tutti i sistemi possono essere “convertiti” in senso conviviale. La maggior parte sono irrecuperabili. Sono “rotti” oltre ogni possibile riparazione. Non solo non si possono riparare, ma continuano a diffondere nocività anche dopo essere stati dismessi, proprio come accade alle scorie nucleari. Le tecnologie tossiche spesso rimangono tali su scale temporali molto più ampie di quelle sensate per gli umani. Tuttavia, sono gli umani a renderle operative. Sono scelte. Le persone hanno il potere. Cosa conta quello che fa una singola persona? Forse nulla… o forse tutto, almeno per quella persona e per chi le sta intorno.

Le monocolture tecniche vanno semplicemente disertate, dismesse, abbandonate, rese innocue. Ogni persona ha la possibilità di cambiare qualcosa, per quanto poco possa apparire. La biodiversità tecnica è una necessità, oggi più che mai. Il momento migliore per cambiare è passato.

Il secondo miglior momento è ora.

approfondimenti sui nostri libri <https://circex.org/libri> e notizie <https://circex.org/news>, oltre alle pillole <https://pillole.graffio.org/>

a cura di C.I.R.C.E. – Centro Internazionale di Ricerca per le Convivialità Elettriche – <https://circex.org>

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