Dal punto di vista di un mistico (o junghiano), ogni esperienza o emozione del passato che rimane non riconosciuta, non elaborata o negata è immagazzinata nel regno dell’inconscio o dell’ombra. Queste esperienze non sono state integrate dalla psiche o dallo spirito, e così, anzi, dovranno emergere ancora e ancora in forme nuove ma familiari. Quello che pensiamo come destino è in realtà il passato non integrato. E il passato frammentato e non integrato appare sempre come un falso futuro di ripetizione, un percorso preprogrammato lungo il quale ogni individuo e ogni cultura si avvia finché i contenuti di quel passato non siano portati alla luce della coscienza, riconciliati e guariti. Questa saggezza mistica si rivela nello studio della storia e della psicologia e sostiene le parole del filosofo George Santayana: “Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”.

Possiamo scegliere di intendere queste ripetizioni del contenuto dell’ombra come karma, una parola sanscrita che originariamente significa “effetto” o “destino”.

Tutto ciò che risiede nel mio inconscio inevitabilmente fluisce e si fonde con il tuo e con quello di tutti gli altri. Tutti insieme, formano l’ombra collettiva, che può essere visualizzata come una serie di laghi sotterranei scuri, che fluiscono in profondità sotto la nostra consapevolezza quotidiana. Le acque oscure dell’ombra collettiva diventano stazioni di passaggio per il residuo energetico di conflitti irrisolti, sofferenza multigenerazionale e ogni sorta di trauma non guarito. Ospitano l’odio non riconosciuto di una nazione per un’altra, il terrore represso che riecheggia all’interno di un gruppo razziale o di un genere e l’indignazione inespressa provata da una tribù o fazione religiosa.

L’energia psichica trattenuta nell’ombra rimane nascosta fino a quando non viene attivata da condizioni esterne e da un accumulo di slancio energetico all’interno del campo sociale. Una volta attivato, il contenuto oscuro dell’ombra affiora come un mostro di Loch Ness, crescendo sotto forma di modelli di comportamento umano e conseguenze, da ricorrenti schemi relazionali tossici a storie sociali velenose. Queste ripetizioni sono il richiamo silenzioso delle nostre ferite non rimarginate e dei nostri fallimenti non esaminati. Freud ha definito la tendenza a ripetere il doloroso passato Wiederholungszwang, o “coazione a ripetere”, teorizzando che la ritraumatizzazione inconscia è un tentativo di trovare una risoluzione cosciente al trauma originale. Sia che emerga come storie di povertà, violenza familiare o dipendenza o su scala sociale come odi etnici, guerra o collasso sociale, la coazione a ripetere è un’antica corrente sotterranea nelle dinamiche umane, di cui ci possiamo prendere cura.

Sebbene la volontà sia nostra, le nostre scelte sono inevitabilmente vincolate e limitate dal karma, dal trauma, da ciò che concepiamo come “il passato”, tutto ciò che abbiamo negato, rinnegato, dissociato e soppresso. La negazione inconscia di qualsiasi esperienza congela una parte della nostra energia disponibile nell’ombra, limitando così la nostra libertà e movimento. Con ogni negazione o soppressione del passato, creiamo il nostro destino, che è la ripetizione della sofferenza. Tuttavia, come rivelano i grandi miti spirituali, l’eroe scopre che riconoscendo e riparando la follia del suo passato, integrando tutto ciò che è stato, può diventare veramente libero – e più di ciò che è veramente.

Il futuro può riscrivere il passato

Sia nella filosofia che nella fisica quantistica esiste una teoria chiamata retrocausalità, che postula che certi effetti, forse molto speciali, possano in effetti precedere le loro cause. Sebbene la retrocausalità rimanga oggetto di accesi dibattiti in entrambi i campi,  nuove tesi a sostegno continuano a emergere. Nel 2017, la stimata Royal Society ha pubblicato un articolo dei fisici Matthew S. Leifer e Matthew F. Pusey intitolato “Is a Time Symmetric Interpretation of Quantum Theory Possible without Retrocausality?”, presentando il supporto teorico per la retrocausalità.

Se dimostrata, la teoria della retrocausalità potrebbe significare che le influenze del presente o del futuro sono in grado di agire e quindi cambiare il passato. Dal punto di vista mistico, questo è un principio di grazia essenziale ed è sempre vero. Il futuro ha davvero il potere di riscrivere il passato. Infatti, quando integriamo ombra o trauma, stiamo utilizzando questo principio perché la guarigione dell’energia passata crea un effetto a catena in avanti. Questo rilascia luce ed energia che prima erano tenute in ombra, offrendo maggiore movimento e libertà di volontà nel presente.

Il principio di retrocausalità è al centro del lavoro che facilito sulla guarigione dal trauma sia per gli individui che per i gruppi, siano essi membri di una famiglia, organizzazione o comunità di pratica in qualsiasi parte del mondo.

C’è ancora una certa essenza di verità nelle parole dello zoologo ed evoluzionista tedesco Ernst Haeckel: “L’ontogenesi ricapitola la filogenesi”. In parole povere, l’origine e le fasi di sviluppo di un singolo organismo nel corso della sua vita (ontogenesi) assomigliano molto ai cambiamenti che si sono verificati nei suoi antenati nel loro insieme nel corso del tempo (filogenesi). Dobbiamo svilupparci, evolverci, mentre tutta la vita si sviluppa e si evolve, e lungo una traiettoria simile – fondamentalmente, consapevolmente, sistematicamente, reciprocamente. Quando ci risvegliamo nella coscienza, creiamo spazio perché la luce dell’ispirazione e dell’innovazione si riempia e si riversi attraverso di noi. Questo attiva stati di flusso, correnti senza impedimenti di pura energia evolutiva. Questo flusso di luce e informazione emergente, creativo e spontaneo è l’essenza del futuro autentico, ciò che è originale e non ripetitivo.

Man mano che il nostro passato karmico viene chiarito, mentre il trauma viene guarito e integrato, il vero futuro può arrivare per incontrarci. Quando lo salutiamo da un luogo di presenza e sintonia, il mondo prende fuoco. All’improvviso tutto cambia, ma nulla è perduto. Come Paolo sulla strada per Damasco, dove prima eravamo ciechi, ora vediamo. Riconosciamo nuovi panorami.

Tendiamo a vedere il nostro mondo in tre dimensioni, ma i fisici ci dicono che ce ne sono molte altre. Per tentare di “vedere” in modo multidimensionale, immagina un ologramma. Un’immagine olografica è una registrazione fotografica di un campo luminoso, che appare visivamente come un oggetto 3D. Sebbene una fotografia stessa sia semplicemente una rappresentazione 2D, può essere proiettata in modo tale da essere vissuta come una dimensione superiore (cioè 3D). Ora immagina di essere un essere che risiede da qualche parte, diciamo, nella quinta o sesta dimensione, in modo da essere in grado di vedere e osservare la tua stessa dimensione, così come ogni piano inferiore che incorpora, proprio come possiamo vedere e riconoscere dalla prima alla terza dimensione. Dal tuo nuovo punto di vista, probabilmente avresti una prospettiva molto diversa sul tempo, che è la quarta dimensione. Il tempo ci appare abbastanza lineare dal nostro punto di vista in 3D, dove comunemente presumiamo che il passato sia sempre dietro di noi e il futuro sia sempre davanti a noi (e mai i due si incontreranno). Ma da una prospettiva dimensionale superiore, potremmo riconoscere come gli effetti possano precedere le loro cause e, quindi, come il futuro possa cambiare il passato.


Estratto dal libro di Thomas Hübl  “Healing Collective Trauma: A Process for Integrating Our Intergenerational & Cultural Wounds” pubblicato online da Science And Nonduality