Violenze e abusi sul confine di Ventimiglia

I confini e il razzismo uccidono. Lo fanno quotidianamente, anche se solo saltuariamente torna ad essere evidente nelle notizie di cronaca. Sabato 5 giugno Silvia Bertolini e altrə attivistə si sono recate a Ventimiglia per protestare contro questa violenza, intenzionatə a raggiungere la manifestazione transfemminista che nel pomeriggio si sarebbe tenuta a Nizza. Ma a Nizza lə attivistə non ci sono mai arrivatə. Sono statə fermatə dalla violenza della polizia francese e italiana, quella stessa violenza che quotidianamente colpisce i corpi non bianchi e le persone senza documenti.

Gas urticanti, percosse, intimidazioni. E poi la deportazione illegale oltre il confine francese.

Donne, lesbiche, persone intersex e persone trans, ma anche persone del posto e alleate. Un gruppo di attivistə solidali che nella mattina di sabato 5 giugno si sono recate al confine alto tra l’Italia e la Francia per manifestare contro la violenza di una frontiera che continua ad uccidere e a fare violenze, per poi dirigersi verso la manifestazione transfemminista in programma Nizza. Ma fin dalla mattina, la giornata è stata segnata da numerosi abusi da parte della polizia, una violenza che ha colpito le attivistə e le persone migranti, e che purtroppo non è che un esempio della violenza che colpisce quotidianamente le persone non bianche e senza documenti.

“C’è stato prima un piccolo corteo di una novantina di persone alla frontiera alta di Ponte San Luigi  – racconta Silvia Bertolini – perché il problema è principalmente lì, dove ci sono state parecchie morti. Quindi la mattina ci rechiamo in frontiera alta, che è composta da due parti: la caserma italiana, uno spazio di nessuno e la caserma francese. Ci sono con noi dei ragazzi migranti che vivono in strada e che tenevano uno striscione per Moussa Balde – All’odio e all’ignoranza preferirono la morte -. Facciamo qualche intervento al microfono, poi capiamo che c’erano ragazzi rinchiusi in questi container di lamiera sotto il sole. Iniziamo a parlare con loro, che gridano “liberté” e gridiamo insieme a loro. Ma a un certo punto iniziamo a tossire e starnutire, perché evidentemente avevano spruzzato del gas urticante contro i ragazzi dentro i container, che faceva effetto anche a noi per un centinaio di metri all’esterno”.

Dal confine alto, lə attivistə si sono poi spostatə a Ventimiglia, dove sono salitə sul treno diretto verso Nizza per raggiungere la manifestazione. Ma il treno si è fermato pochi chilometri dopo a Menton, appena superato il confine francese. E mentre gli altri passeggeri venivano fatti scendere e risalire su un altro treno, per lə attivistə iniziano oltre 2 ore di tensione, bloccati al’interno del vagone senza poter scendere nè aria condizionata. “Una situazione decisamente poco rilassante – racconta Silvia – qualcuno si agita un po’ e vuole scendere ma non è più possibile. Viene impedita qualsiasi cosa, a una ragazza che doveva andare al bagno viene impedito anche quello. Arriva sempre più polizia, sempre più camionette e furgoni fino a che creano un imbuto nel vagone e salgono altri poliziotti. Dall’altro lato del vagone iniziano a trascinare giù le persone a forza, mettendoci le mani addosso. Alcune ragazze vengono strattonate per le braccia, chi resiste anche passivamente si procura grossi lividi, a una donna sbattono la faccia sulla ringhiera del sottopassaggio, altre vengono trascinate con la testa abbassata a forza. A un certo punto dal finestrino vedo questo braccio enorme di un poliziotto che solleva e strattona più volte un ragazzo, ho temuto veramente che gli spezzasse il collo o lo soffocasse”.

Una volta scese dal treno, lə attivistə vengono caricatə sui furgoni e deportate illegalmente in territorio italiano, senza chiedere i documenti a nessunə o quasi delle persone presenti. Da lì ha inizio un conflitto tra la polizia francese e italiana, che si ripercuote sullə attivistə e su alcuni ragazzi migranti, che la polizia francese fa uscire dai container ma che vengono respinti dalla polizia italiana, e rimangono così bloccati sul confine per quello che rimane del pomeriggio, fino all’arrivo di un avvocato. Tra i ragazzi migranti allontanati dalla Francia, anche due minorenni, che avrebbero avuto diritto di fare richiesta di asilo. Nel frattempo, il ragazzo che Silvia aveva visto aggredire dalla polizia viene detenuto per 45 ore.

Anna Uras

Tratto da https://www.radiocittafujiko.it/violenze-e-abusi-sul-confine-di-ventimiglia/