La civiltà delle montagne è basata sulla cultura delle Madri Antiche. Un sistema di pensiero e di azione strettamente legato al territorio che sapeva estrarne le risorse di sopravvivenza senza depauperarlo, imponendosi delle regole di limite e creando quello che generazioni di economisti blasonati tentano invano di costruire: il ciclo chiuso produzione-consumo-riciclo-trasformazione. Modelli di vita non sessisti, basati sulla condivisione e sui bisogni della comunità che venivano prima di quelli del singolo. Strutture sociali che sapevano rinunciare allo sfruttamento dell’ecosistema, e all’occorrenza riuscivano anche a tornare indietro a livello tecnologico, se l’ambiente lo richiedeva. Perché la Terra è la base della nostra sopravvivenza ed è la prima risorsa che va conservata, anche se gli esseri umani devono rinunciare al proprio benessere.

Noi lavoriamo sulla restanza in montagna e sulle culture matrifocali ormai da molti anni. In questi ultimi 24 mesi, poi, l’urgenza di cambiare vita si sta imponendo anche a livello sanitario. I virus sono figli dell’inquinamento, dell’allevamento intensivo, delle metropoli sovrappopolate. Non ci sarà vaccino che tenga se non si cambia sistema di produzione. Le epidemie sono la reazione della Terra all’attacco degli umani che non ne vogliono sapere di smettere di ferire il pianeta. Vincere per noi significa ferire mortalmente il mondo che sta sotto i nostri piedi, e sparire dalla storia.

Per far conoscere la necessità di fare un passo indietro, di tornare alla terra, di abbandonare le metropoli, e di trovare modalità di vita diverse, contro il patriarcato, il sessismo, il razzismo, il consumismo imperante, come attività di diffusione e comunicazione abbiamo “inventato” l’arkeotrekking. Non si tratta di un’attività turistica ma di divulgazione. Il trekking è un’iniziativa politica. Impostiamo i nostri trekking come veri e propri seminari di riscoperta di sistemi di sopravvivenza e condivisione delle tribù delle Alpi che potrebbero diventare soluzioni di sopravvivenza alla crisi climatica, al patriarcato e al fascismo dilagante. L’arkeotrekking è dichiaratamente femminista.

Attraverso passeggiate alla portata di tutte (in cui la fatica della salita fa parte del percorso formativo), identifichiamo le tracce delle antiche comunità. Studiamo i sistemi di funzionamento delle comunità egualitarie e di quelle civiltà che sono riuscite a “tornare indietro” e a sopravvivere alle crisi ambientali, rispetto a quelle che invece non hanno saputo regolarsi e capire i vincoli che la natura gli imponeva e sono scomparse. Per questa ragione ci occupiamo di riscoprire l’archeologia di montagna.

Gli arkeotrekking e tutte le nostre attività sono basate sulla condivisione non solo di idee, ma anche di spazi e di mezzi. Per questo motivo chiediamo ai partecipanti di condividere gli spazi di vita, cioè le stanza se pernottano a Sherwood, e le macchine, in modo da causare meno traffico possibile e consumare meno combustibile. Fino ad ora abbiamo avuto poche obiezioni.

Per darci una struttura organizzativa, nel 2016 abbiamo fondato un’associazione di promozione sociale, Sherwood. Il nome è evocativo di due idee fondamentali: foresta, nella sua accezione arcaica di fores, fuori, alieno, estraneo, contrapposto rispetto all’urbs ovvero alla città e a tutto ciò che è civile: fuori legge. E poi briganti, popolazioni native del territorio che decidono di autogestirsi e di prodursi da sole ciò che gli necessita sia materialmente che culturalmente, portatori di una civiltà altra.

Abbiamo due sedi, una a Milano e l’altra in Trentino, in Valle dei Laghi, a Castel Madruzzo, una frazione che conta 70 abitanti e sta a circa 600 metri di quota in Alto Garda. L’intento è unire due (o più) sistemi di interpretazione del mondo e di lavorare. Modelli che fino ad ora raramente hanno cooperato, anzi spesso nella cultura mainstreaming sono stati in conflitto.

Si tratta del punto di vista dell’arte, della creazione artistica; e dello sviluppo territoriale delle zone rurali, della montagna e della foresta. In un’ottica di ricerca scientifica, storica, antropologica finalizzata alla creazione di opportunità formative che creino lavoro (non posti di lavoro) e favoriscano la restanza, se non il ritorno, della popolazione in zone fragili.

L’obiettivo è creare un centro di ricerca-azione sull’economia di sussistenza e l’autosviluppo per cercare di sopravvivere alla crisi climatica. Un luogo in cui raccogliere la documentazione sulle culture alpine, sulla storia delle donne in montagna e sulle economie di autosussistenza per elaborare soluzioni di sopravvivenza gestibili dal basso rispetto alla crisi ambientale e al riscaldamento del pianeta. Uno dei progetti a lunga scadenza è l’organizzazione di una “Scuola di territorio”.

Anche per far vedere che a Sherwood la teoria è molto pratica (Mao affermava: non esiste niente di più pratico di una buona teoria……), stiamo restaurando una casa in totale autocostruzione, che ha già aperto una piccola foresteria ed aprirà a breve una sala convegni-formazione. Abbiamo fatto tutto da soli: pareti, impianti, intonaci, pavimenti, mobili, consolidamento affreschi del ‘500, lavorando nelle ferie e nei fine settimana, anche senza riscaldamento. Non abbiamo competenze specifiche e abbiamo iniziato che avevamo quasi cinquant’anni.

Gli arkeotrekking vengono fatti in Trentino, dove c’è la sede operativa, ma anche in altri luoghi in cui esistono gruppi che ce lo chiedono e con cui avviamo rapporti di partnership. Si svolgono anche in occasione di eventi particolari (per esempio una mostra, o l’apertura temporanea di un sito artistico o archeologico) che consentano di acquisire uno sguardo diverso sulla storia di genere o sulla microstoria, per permettere di far sentire la propria voce alle donne e a comunità che sono state private della possibilità di esprimersi. Coinvolgiamo operatori e produttori sul posto.

Noi siamo convinti che è necessario riportare l’essere umano in montagna nei piccoli paesi per contrastare la crisi climatica, ma soprattutto, per sottrarsi al controllo sociale esercitato dai centri dell’Impero e per riacquistare la propria libertà.

Michela Zucca