I lettori di Matrika avranno abbastanza esperienza e memoria per ricordare il prima e il dopo l’era di internet e il seguente potenziamento della rete, ma oggi abbiamo di fronte nuove generazioni che quel ‘prima’ non lo hanno mai conosciuto né sperimentato.

Dal 2008 lavoro nelle scuole secondarie come tecnologa didattica e svolgo nel laboratorio informatico attività finalizzate a una didattica per competenze attraverso un “uso della rete per lo sviluppo di capacità di indagine”. Il percorso che mi ha portato ad affrontare questo nuovo approccio all’insegnamento è stato lungo e si è arricchito nel corso degli anni di riflessioni sul rapporto docente/studente e sulle diverse abilità che i ragazzi hanno sviluppato in questi ultimi anni ‘tecnologici’.

Prima di intraprendere questo percorso, ho lavorato come docente con i ragazzi delle scuole secondarie di II grado, insomma ho fatto la Prof. In parte sono stata una Prof. classica, nel senso che l’insegnamento, data la mia formazione, si è basato su lezioni pressoché frontali, inesistente uso di laboratori o di qualsiasi altro ausilio per l’apprendimento al di là dei libri di testo e i monologhi dei docenti … quindi io parlo (spiegazione) tu ascolti (prendere appunti o sottolineare parti del libro), quindi tu parli (interrogazione) io ascolto (ti giudico, ti do il voto) e via dicendo … Un modo di uscire da questa routine poteva essere l’incontro con docenti appassionati – e competenti – che riuscivano con i loro discorsi a coinvolgere gli studenti, a far immaginare loro eventuali e incredibili sviluppi futuri a partire da un semplice teorema geometrico o a stimolare connessioni bizzarre e fantasiose (le famose euristiche) tra argomenti apparentemente disparati.

Tutto l’apprendimento ruotava, ad ogni modo, intorno ai libri di testo e al contributo dei singoli nel ricercare ulteriori fonti (biblioteca, librerie, bancarelle, parenti sapienti, ecc.). Si tratta degli anni novanta e accedere alle informazioni per poter approfondire un qualsiasi argomento costava un certo grado di fatica nonché di volontà e passione e richiedeva tempo, spesso connesso alla celerità e all’arguzia del bibliotecario o al colpo di fortuna in libreria unita a una certa disponibilità economica …

In sintesi, tutta la formazione che ha preceduto la diffusione di internet, ruotava intorno alla ricerca unita all’impegno, alla ‘fatica’ intellettuale e pratica.

stelle notteQuali cambiamenti si stavano verificando a scuola man mano che si entrava nell’era di internet?

Da un lato si poteva osservare una diffusa insofferenza dei ragazzi di fronte a docenti ritenuti lontani dal loro mondo e, dall’altro, una generalizzata difficoltà ad apprendere attraverso le usuali modalità di insegnamento legata anche alla minor capacità di prestare attenzione alle lezioni frontali per oltre un certo periodo di tempo. Sono stati quegli anni di passaggio tra i ‘nativi informatici’ e noi, che non avevamo ancora a disposizione tutte le conoscenze e le tecnologie – ora di largo uso e consumo – adatte a interagire con le nuove generazioni, a fornire una prima riflessione riflessione su una didattica che sarebbe dovuta passare attraverso i nuovi media.

 

E oggi?

Oggi si vedono docenti più moderni con smartphone, scuole più moderne con computer, registri e pagelle on line al posto di quelli cartacei … ma di quale innovazione parliamo per la didattica?

Prendendo spunto dalle esperienze di questi ultimi anni, si doveva quindi sollevare la questione di come stesse cambiando la testa dei ragazzi. Anche se da tempo si era concettualmente consolidata l’importanza di “non riempire la testa degli studenti con un travaso di conoscenze” (M. Scardamalia & C. Bereiter, Knowledge building, 2006) con la classica lezione frontale, nella pratica, si faticava a delineare altre forme di didattica che tenessero conto dell’innovazione che il web stava portando nella circolazione delle informazioni. Lezioni più dialogiche, un maggior uso di laboratori o della LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) in classe, non trovavano riscontro nella comprensione di come e quanto stessero cambiando le capacità di apprendimento dei ragazzi, materia attualmente ancora oggetto di studio per le scienze cognitive.

hqdefaultQuando gli studenti non memorizzano o hanno un costante calo di attenzione, è più semplice circoscrivere il problema come questione disciplinare o scarsa volontà di studio piuttosto che comprendere come la differenza ‘nelle teste’ tra ieri e oggi sia strutturale.

Il cervello dei ragazzi è assai plastico e ha a che fare con modalità nuove rispetto al passato: velocità, frammentazione, disponibilità immediata di informazioni e di contatti e, soprattutto, un’interconnessione tra virtuale e reale che il mondo ‘adulto’ non riesce probabilmente a comprendere appieno. Si continua a distinguere ‘virtuale’ e ‘reale’ mentre per i ragazzi questi due mondi sono un tutt’uno, e forse è giunto il momento di coniare un nuovo termine che lasci comprendere questo forte legame.

Cosa significa quindi proporre una ‘nuova’ didattica con l’uso della rete? Una sperimentazione, condotta dal 2008 durante un mio dottorato di ricerca con il team dell’Istituto Tecnologie Didattiche CNR di Genova e la collaborazione del Liceo Tecnologico E. Majorana di Genova, ha cercato di definire il ruolo della rete nei processi di apprendimento. Alla rete si può chiedere liberamente (motori di ricerca), si può sbagliare e correggersi (e riprovare non costa nulla), si può accedere a infinite informazioni di varia natura…al contempo l’uso della rete può far esercitare e incrementare alcune abilità: saper fare domande, sviluppare capacità di indagine, fare ipotesi che guidino nella ricerca, scegliere le fonti, comprendere chi scrive e perché (lettura valutativa), capire come orientarsi nella gran mole di informazioni disponibili a volte in contraddizione tra loro, … tutto ciò va ben oltre il classico ‘copia incolla’ (spesso da Wikipedia!) che si può ancora osservare nelle classi in cui viene proposto l’uso di internet per materie disciplinari.

Inoltre non va dimenticato che la rete offre particolari opportunità: si può fare ricerca mediante molteplici associazioni, talvolta curiose (testo con un’immagine che apparentemente non c’entra con l’argomento trattato, …), aprendo così a nuove conoscenze che per via usuale (algoritmica) difficilmente si sarebbero ottenute. Emerge quindi l’importanza di comprendere e avvalersi di intuizioni ed euristiche: non si tratta solo di correlare eventi non esplicitamente in rapporto tra loro – il famoso battito d’ali della farfalla e l’uragano – ma saper riconoscere come quel battito d’ali sia in qualche incredibile modo concatenato a quell’uragano (M. Malvaldi & D. Leporini, Capre e calcoli, l’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos, 2014).

farfalle E se la rete da un lato è un luogo adatto allo sviluppo di queste abilità, d’altra parte non rende evidente e non aiuta chiaramente a sviluppare capacità euristiche di soluzione di problemi, di previsione di futuro, di abduction (C.S. Peirce, Collected Papers, 1931-1935), di connessioni bizzarre e creative perché la rete è a due dimensioni, immersa in una sorta di eterno presente. L’orizzonte degli eventi non è nullo o piatto ma appiattito: quante volte ci è capitato di cercare un’informazione e di non renderci immediatamente conto che la notizia restituita dal motore di ricerca è qualitativamente scadente – se non falsa – o datata? Dobbiamo essere consapevoli quanto questo mezzo di diffusione ricco di informazioni di eventi e di ‘persone’ (foto, pensieri, blog/diari ecc.) come la rete non sia ormai soltanto pervasiva (termine assai utilizzato per definire la diffusione di internet) ma parte integrante della molta umanità.

Sarebbe auspicabile, quindi, individuare un percorso didattico che tenesse conto di tutto questo ‘nuovo mondo’: significherebbe far riconoscere ai ragazzi quanto possa essere importante andare oltre la semplice acquisizione di nozioni o addirittura oltre il surfing – fuga dalla profondità “come da un crepaccio che non porterebbe a nulla se non all’annientamento del movimento e quindi della vita” ( A.Baricco, Barbari, 2006) – per accompagnarli verso l’esercizio di capacità interrogative e dell’intuizione, al riconoscimento di un fine, a una visione del futuro.

 

 

Irith Davidzon, Ph.D.

irith.davidzon@gmail.com

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