Consciousness development
Spazio di dialogo e condivisione transculturale.
Nella storia l’essere umano ha cercato o è rimasto nella meraviglia del silenzio.
Oggi qualcuno continua ad esplorare… E tu?
MATRIKA N° 22

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– Introduzione a Matrika n°22
C'è un fuoco che ricorre in molte forme in questo numero. È il fuoco a cui Sita, nel Ramayana, deve consegnarsi per dimostrare la propria purezza a uno sguardo che dubita di lei. È il fuoco in cui il Moloch delle antiche scritture chiede in sacrificio la vita per accrescere la propria potenza — lo stesso fuoco che oggi brucia sotto forma di data center, di guerre, di terre estratte fino all'osso. Ed è lo stesso fuoco che, il 26 agosto scorso, ha bruciato un collettivo di volontarie e volontari italiani, Autistici/Inventati, accusato di terrorismo dal governo degli Stati Uniti per il solo reato di aver difeso per un quarto di secolo la privacy di chi non voleva regalare i propri dati alle multinazionali del digitale. Ed è il fuoco più piccolo e quotidiano che si accende in gola ogni volta che qualcuno ci dice, con dolcezza quasi imperdonabile, che basterebbe un sorriso, che è ora di "trovare il nostro posto", di diventare finalmente adulti — cioè integrati in un sistema che misura il nostro valore in euro prodotti, in sorveglianza subita, in dissenso patologizzato. Attraversare quel fuoco, in questo numero, non significa dimostrarsi puri agli occhi di qualcun altro.

Un ringraziamento alle autrici che hanno condiviso i componimenti da cui questa nuova raccolta prende forma:
… e tutte coloro che hanno donato tempo e saperi per un altro comune passaggio dalla competizione alla condivisione, dal profitto al dono.
Il corpo come mappa della coscienza: dentro il metodo Amenti
Gaia x Matrika (GxM) intervista Elia Vitadamo e Gil “The Grid” Gomes Leal, tra saggezza ancestrale, psicologia del profondo e movimento come pratica di trasformazione. Mi sono innamorata di Amenti guardandoli danzare, molto prima di avere le parole per spiegare cosa stessero davvero facendo. È stata proprio la loro energia in scena a darmi un’ulteriore spinta — dopo un bellissimo, paziente, lungo lavoro di supporto e integrazione con le persone del collettivo Matrika — per tornare a integrare il movimento, la danza, le mie pratiche, a seguito di un trauma che per anni mi aveva congelato mente, cuore e corpo — un corpo che, per natura e passione, era sempre stato in movimento. Ho iniziato così a interessarmi al loro lavoro, seguendoli sui social — diciamo pure che li ho inseguiti — finché la scorsa estate non li ho finalmente incontrati di persona a Lisbona, durante una performance/jam bellissima in cui mi sono sentita parte integrante della performance, gli artisti in piena connessione con il pubblico. Solo dopo, curiosando sul loro sito, ho scoperto tutto il lavoro teorico dietro al movimento — e mi è sembrato risuonare perfettamente con quello che Matrika cerca di fare da sempre: tenere insieme
Kiva – Memorie antiche dei popoli
Raymundo Tigre Perez (Messico/USA), fondatore di Raíces de la Tierra, nel 1968 ebbe una visione. Vide una donna piangere. Questa donna era la Madre Terra. All’improvviso la terra si aprì e formò un cerchio con un fuoco al centro. Da diverse direzioni, esseri umani di provenienze e colori differenti entrarono in questo cerchio, parlando e pregando nelle loro lingue originali. Vedendo tutte queste persone nuovamente riunite, la donna smise di piangere e iniziò a intonare canti di gioia, rinnovando una forte connessione tra di loro e con tutti gli esseri viventi.
Ritrovare la magia
Oggi, grazie all’invito di alcune amiche, ho avuto modo di avvicinarmi al mare. Sono rimasta, al tramonto, a passeggiare sulla battigia, raggiungendo una roccia che si erge solitaria sulla spiaggia di ciottoli. L’istinto di arrampicarsi di noi primati si fa sempre sentire in queste situazioni e, da lì a poco, mi sono ritrovata seduta in cima alla roccia, con il mare sotto e l’orizzonte infinito davanti. Era come se la roccia mi avesse chiamata. Sono rimasta seduta lì per un tempo indefinito e, in ogni istante, sentivo il respiro diventare più lento e profondo, le mani incollate alla roccia, a radicare, a tornare al centro, a rallentare. E solo allora mi sono resa conto di come mi fossi persa.
Suoni di guarigione per i 5 elementi
Registrati su tanpura estese Un po’ di storia Ho avuto l’opportunità di studiare la musica vocale Dhrupad a Delhi e Vrindavan dal 1982 al 1988 e, successivamente, in Francia con maestri appartenenti a diverse tradizioni del Dhrupad. Non erano semplicemente normali lezioni di musica; era come entrare in un film che sconvolge la mente, in cui ogni nota cantata dipingeva immagini vivide attraverso tutto il mio corpo. Ma ciò che mi colpì davvero fu l’attenzione meticolosa al suono di uno di questi maestri. Mi insegnò a suonare la tanpura con un equilibrio tale da farmi sentire come se stessi dirigendo un intero universo sonoro. Accordava le corde con una precisione chirurgica. Mi mostrò come accordare lo strumento in modo che le armoniche — quei sovratoni scintillanti — definissero il raga in maniera magica. Si trattava di creare un mondo sonoro.
Cultura, Corpo e Territorio, declinare il Buen Vivir nella diserzione Italiana
Nell’impronta del puma vedono il cammino; nel battito d’ali del condor l’elevazione del nostro spirito; nella pupilla dell’aquila lo sguardo di ciò che verrà. Senza dubbio gli animali sono le nostre principali guide e i nostri necessari alleati. Moira Millàn , Terricidio C’è un sottile filo rosso che unisce le pieghe appenniniche, le comunità di ritorno nelle valli alpine, la lotta contro l’alta velocità in Val Susa, i progetti di agroecologia contadina e i collettivi urbani che difendono i beni comuni. È la condizione di chi ha deciso di disertare il modello capitalista, rifiutando l’ossessione per la crescita infinita, della velocità, per ritessere legami di mutualismo e autogoverno nei propri territori. Eppure, le risposte dell’attivismo occidentale rischiano spesso di oscillare tra la nostalgia per un’utopia arcadica e l’adozione superficiale di parole d’ordine “esotiche”. Rifiutare questa deriva significa chiedersi come approcciarsi per esempio al Buen Vivir e più in generale alle visioni dei popoli indigeni senza cadere nella trappola dell’appropriazione culturale, ma trasformandolo in uno strumento concreto di solidarietà internazionale ed ecologia politica situata.
Non voglio essere integrata se non posso essere integra
“Se tu cambi, il mondo cambia con te... quello che serve è un bel sorriso” Questa è una delle frasi che mi sento dire quando esprimo la mia difficoltà a partecipare a questa società, quando condivido la mia resistenza all’espormi, il mio rapporto con il denaro, la mia diffidenza verso il potere. Quando nutro dei dubbi sul fatto che esprimere pienamente me stessa debba combaciare con l’iniziativa individuale, in cui ognuno, diventando “imprenditore di sé”, entra performativamente nel mercato. Sarò io ingenua, ma non mi sembra che un sorriso possa bastare ad affrontare un quotidiano basato sullo sfruttamento delle risorse e delle persone, a fermare un genocidio o una guerra, a creare comunità, a garantirsi una casa, il pane e figuriamoci le rose. Con un sorriso non riesco e non voglio negare la violenza strutturale di questo sistema in cui o hai la possibilità di consumare o sei destinato a essere consumato, in cui il dominio non è la deriva ma il presupposto. “È solo la proiezione di un tuo vissuto interno” Così, mentre ovunque il dissenso è marginalizzato, anche la terapia patologizza la radicalità. “È ora di finirla di stare ai margini, trova il tuo posto” E in un
La necessità di biodiversità tecnica e la pulsione di morte delle Big Tech
La distopia è realtà Il 26 agosto 2026 una distopia che avrebbe potuto farci riflettere in un libro cyberpunk degli anni Novanta si è fatta realtà. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, il Signor Marco Rubio (equivalente al ministro degli esteri) ha dichiarato (l’ennesima) guerra: non a uno stato sovrano, non a una pericolosa organizzazione considerata sovversiva, ma a un piccolo collettivo di volontarie italiani, Autistici/Inventati.
Identità e vergogna. Il fuoco, l’esilio, il ritorno
Il fuoco, l’esilio, il ritornoNel Ramayana, uno dei grandi poemi epici dell’India, attribuito al saggio Valmiki e composto intorno al V secolo a.C., quando Rama libera finalmente Sita dalle mani di Ravana, il primo gesto che la accoglie non è un abbraccio, ma un dubbio. Per essere accolta, Sita deve attraversare il fuoco: l’agnipariksha, la prova che dimostri la sua purezza agli occhi di tutti. Non basta che lei sappia di essere fedele: deve provarlo, farsi vedere, offrirsi allo sguardo del mondo come garanzia di ciò che nessuno può realmente vedere. Il fuoco è la prima forma della vergogna: quella che nasce quando ciò che siamo dentro deve rendere conto a chi guarda da fuori.
Ali di latte
Mi sono svegliata dal lato spezzato del mondo e di me. Presa dall’algoritmo prima che dai tuoi occhi di cielo, non ho sentito i tuoi piedini sulla pancia ma pugni sordi dalla Striscia dove cadono le tue sorelle. Come ho fatto a strapparci al cemento di casa non so – reggono questi muri e quelli crollano sulle mie amiche -. Cento passi nel verde – il divorato per primo – , solo graffi di asparagi e cardi prima di trarci in salvo.
Il valore di essere vivi e il coraggio di non lasciare segni
” La sovranità appartiene ad ogni essere vivente” Stefano Mancuso Essere abbastanza, o non esserlo? Da dove nasce la ferita del valore? Sono domande che mi accompagnano da anni, insieme a un’altra, più semplice e più difficile insieme: occupare il proprio posto è già, di per sé, avere valore, oppure il valore va guadagnato, dimostrato, aggiunto?Negli anni ci siamo confrontati su cosa abbia senso per la vita, su cosa sia importante, su cosa valga la pena investire le nostre energie.Io adoro studiare i sistemi complessi. L’individuo di per sé è un sistema complesso e quando i diversi individui entrano in relazione, la complessità aumenta, insieme alla ricchezza e alle possibilità, purché ognuno si permetta di occupare il proprio posto.
Crisi climatica: coltivare la presenza collettiva per un’agire consapevole
Come possiamo imparare ad ascoltare e comprendere l’intensità delle emozioni primordiali suscitate dall’idea che il pianeta, come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, sta irrimediabilmente cambiando? Questo scritto è un’entità viva in trasformazione: brulicante di piante ed animali, di sistemi nervosi dalle origini paleozoiche che camminano, nuotano, strisciano, volano o radicano, nella crosta sottile di un geoide di magma che viaggia, nello spazio illuminato da una stella che brucia. E’ una proposta diretta a predisporci ad un’avventura individuale e comunitaria, un’esplorazione molecolare attraverso il mistero del non sapere. Un invito alla scoperta di percorsi radicali alle intersezioni tra i cambiamenti degli equilibri planetari in corso, i traumi dello sviluppo della nostra specie e l’ancestrale intelligenza organica che incarniamo.
Lo Sciamano e il Moloch
I Niños Santos cominciano a svegliarsi. Scosse di energia percorrono il mio corpo e invadono il teepee. Mi addentro in quella dimensione liquida dell’esistenza, nei ruscelli sotterranei che costituiscono la linfa dell’essere, in quell’essenza che scorre dappertutto, fluido che può essere veleno o antidoto, principio di vita o di morte. L’uomo accanto a me sibila dolci e dissonanti litanie che fanno danzare le fiamme. Canti di serpenti che accompagnano l’anima nei meandri di una foresta misteriosa. L'uomo accanto a me non è più lui. Al suo posto, uno sciamano venuto da altrove, da un altro spazio tempo, è in preda a convulsioni, si dimena e canta. Intorno, la foresta brucia, il pianeta intero brucia. Alla frontiera fra mondi Sciamani. Esperienza vissuta e incarnata per migliaia di anni da milioni di umani. Che arroganza, che meschinità, quella dell’uomo occidentale che ha preteso di ridurre tale esperienza a vane credenze, psicopatologie, allucinazioni. Quella dell’antropologo che la spiega unicamente in termini di rappresentazioni culturali e di efficacia simbolica. Prendere sul serio l’alterità, prendere sul serio la possibilità della metamorfosi e dell’incorporazione. Invece di considerare la quasi totalità della storia umana come un preambolo, una sorta d’infanzia che precede la maturità intellettuale, dovremmo chiederci come
Leggere e scrivere come in una jam session
Introduzione a L’essere della relazione di Erin Manning, Meltemi – in uscita nelle librerie il 25 settembre 2026
Artisti come aruspici. La funzione sociale del vedere oltre
Ogni società sceglie quali competenze trasmettere ai propri figli. Se per i romani bisognava padroneggiare perfettamente la retorica, le arti della persuasione, ma anche la musica e l’astrologia, oggi le scuole ancora faticano a trovare la quadra tra saperi tradizionali quali leggere, scrivere e far di conto; competenze trasversali che camminano in bilico tra impegno civico e educazione alla legalità; nuove tecnologie e loro utilizzo. Ci sono però una serie di competenze più sottili, che si apprendono vivendo, e che vengono perseguite a vari livelli da più generici attori sociali adulti: riconoscere quando una conversazione sta per interrompersi; capire da un’espressione del volto se qualcuno desidera intervenire o rimanere in silenzio; attendere il momento giusto per parlare; orientarsi in una città sconosciuta; restare immobili davanti al mare senza cercare qualcosa da fare; approcciarsi alla musica in modo organico anziché normativo.
Stanotte il guru è pietra
C’è una pietra tra le colline, sembra un’isola… instancabile, silenziosa, scolpita, pregata. Sopra una vegetazione di gente che festeggia; arrampicata da piccoli umani che cercano di arrivare in cima a vedere quel che vede lei; che tendono le corde e giocano appesi nel vuoto.

































