Quasi muoio nel cercare quello sfuggente posto

Dove Allah, Hari Ram, Kali ed il Divino

Si nutrono dallo stesso piatto…

 

Se mai avrai l’opportunità di visitare una tipica famiglia Bengalese od un ashram, immancabilmente noterai la spartana semplicità degli ambienti interni. Quasi del tutto assenza di arredo, niente fantasiose decorazioni, niente utensili extra, niente appendici, nemmeno un calendario od orologio. L’unica cosa che pende dai muri è una coppia di strumenti musicali a corda.

Il Baul li prende giu’ dal muro, apre l’involucro intessuto con la stessa cura che una madre ha verso il neonato, vi appoggia la fronte in segno di riverenza e poi inizia ad intonarle ad occhi chiusi. Per certo vi saranno un paio di tappetini ordinatamente riposti in un angolo di casa, che in seguito stenderà e su cui verrai invitato a metterti a proprio agio.

Affettuosamente le coppie Baul si chiamano tra loro “Khyapa” e “Khyepi” che nell’attuale parlato Bengalese significa “colui/lei che han perso la testa”. Nel mentre tira fuori il suo chillum e prepara la mistura di marijuana nel suo palmo, il “Khyapa” chiede alla sua “Khyepi” di preparare il tè per tutti.

Guardandoti attorno mentre attendi il tè e che le canzoni inizino, noterai che sui muri non vi è un singolo idolo, né dipinti di dei, dee, avatars, guru…e non vi è nemmeno una zona designata della casa ad accendere incenso o sedersi a meditare. Il Baul risponderebbe al sorpreso interlocutore in modo semplice: “Il corpo è il nostro tempio. Tutti gli dei e dee risiedono qui”, indicando con il dito il suo cuore ed il punto tra le sopracciglia.

Malgrado gli evidenti stenti, il Baul non ti permetteranno di dispiacerti. I loro sorrisi attraenti, occhi curiosi e calorosa ospitalità ti faranno sentire a casa, riconoscente della loro aggraziata insicurezza. L’inaspettato ritrovamento di due biscotti in una scatola arruginita potrebbe scatenare una piccola celebrazione familiare.

In un giorno come tanti, un Baul canterebbe per un paio d’ore in un espresso o treno locale, accettare qualsiasi somma dai passeggeri, e quando ne ha abbastanza per comprarsi un pò di verdure e del latte per i bambini, rientra a casa da trionfatore.Dopo aver leggermente sussurrato “Jay Guru”, si appresta a fumare.

Di solito chiede alla compagna di accendere e fare il primo tiro, o se vi è una giovane donna tra i visitatori, l’onore verrà dato a lei.

Vi è un piccolo segreto in questa pratica; l’energia femminile e ciò  che accende e solleva il desiderio sessuale. Se si volesse rifiutare, non vi sarà alcuna insistenza. Ai Baul non interessano le inutili formalità.

Nel mentre che il chillum gira di man in mano e ti che ti senti un pò “fuori”, il Baul indossa i bracciali per caviglia ed è cosi alla sua prima canzone.

Se da soli, i Baul prediligono cantare in sequenza e la sequenza non è mai prestabilita. Le canzoni sono parte integrante della loro Sadhana. Un buon cantante Baul ha un ottimo repertorio di canzoni e non ha bisogno di aprire alcun diario per ricordarle tutte. Se è completamente libero di cantare nel suo piu’ intimo mood, le canzoni fluiranno e lo trasporteranno da un piano mondano a Divino, riuscendo a trasportare anche te.

Ogni sessione è come un nuovo Satsanga, un nuovo viaggio. Se l’ascoltatore in attesa e desideroso riesce a lasciarsi andare del tutto al momento presente, il Baul sarà capace di esprimere il suo massimo potenziale.

Un esperto conoscitore non chiederebbe mai ad un cantante di spiegare le proprie canzoni. Questi artisti non sono i creatori di queste canzoni; alcuni di loro si dedicano a pratiche spirituali, e di rado ne parlano. Ma anche se ne parlassero, si perderebbe la chiarezza dell’esperienza realizzata. Non sono filosofi, ma viaggiatori del lungo Sentiero.

Alcune delle migliori canzoni furono composte da grandi Maestri Baul come “Lalon Fakir, Bhaba Pagla e Sharat Das. Coloro che cantano queste canzoni sono semplici veicoli, messaggeri di un feeling mistico.

Per chiarezza, un cantante Baul potrebbe non necessarriamente capire del tutto ciò che canta, ma se è sincero nella sua ricerca, prima o poi scoprirà il significato di almeno una di quelle canzoni. Fino a quel momento le canzoni fungono da torcia per addentrarsi e svelare la Via nell’oscurità.

Normalmente un Baul inizierebbe il suo lunghissimo recital con alcune semplici ed allegre canzoni che fanno da scherno ai nostri pregiudizi sociali e mondanità mainstream.

                  Dio mi ha creato come un povero tribale,

                  se fossi stato chirurgo avrei tagliato i miei pazienti

                       e richiesto un consideravole onorario…

 

L’ironia di queste canzoni è tagliente ma mai sgradevole. Le miti critiche sono intrecciate ad una gentile arguzia ed uno stile canoro rauco.

Il Baul è una tradizione tipica del Bengala; è un ramo della tradizione Vaisnava che raccolse notorietà  con Chaitanya Mahaprabu circa 500 anni fa. Il Baul ha adottato il modello Tantrico nell’ideale d’amore Vaisnava tra Radha e Krishna. Il significato letterale di Baul è “folle di Dio”. Non importa altro.

E’ senza paura, è umile e libero dai pregiudizi. Non è interessato a rituali o devozioni, per le teorie filosofiche od astrazioni, anela solo al ritrovamento del suo “Dorato Essere Naturale” interiore, il “Grande Amante”.

Nelle successive canzoni  entra a fare parte il maestro o Guru. Mentre nelle tradizioni religiose scritture ed educazione spirituale sono vitali per gli iniziati, una volta approfondita la relazione con il proprio Guru, non vi è piu’ bisogno di altro.

Una particolare canzone può spesso essere una risposta, un responso o perfino un secco rifiuto del precedente. Per esempio:

 

 

Studia bene in una buona scuola,

altrimenti dovrai tribolare…

 

 

La “scuola” un formale avviamento alla comprensione dei concetti spirituali. Una siffatta canzone potrebbe continuare con:

 

 

Non voglio più andare a scuola,

O caro Guru accoglimi nel tuo abbraccio.

 

E’ interessante notare che i Baul adorano cantare con altri Baul. Sebbene non cantino in coro, si alternano. Uno solleva una domanda, l’altro risponde e vien poi di nuovo su con una domanda a sua volta. E’ come uno scambio di tennis, insieme ci si trasporta verso dimensioni piu’ elevate con canzoni sempre più profonde ed a volte mai udite.

Nello stile di vita del Baul, il Guru ricopre tutto ciò che il cercatore vuole ottenere. Sia le idee che le immagini delle divinità sono bellissime ma immaginarie, invece il Guru è reale, sia inizio che fine della Ricerca. L’amore e la devozione verso il Guru sono pressoché palpabili, si scorge nei loro occhi, nelle loro semplici memorie e canzoni.

                          Ho paura ad attraversare il guado da solo

                             Amato Guru, ti prego portami con te.

 

Nessuna di queste canzoni è per elogiare il Guru, sono intime conversazioni con lui. Questi meravigliosi “dialoghi, in un mood da dolce abbandono, si fondono perfettamente con canzoni sui misteri del corpo ed i segreti della Sadhana.

 

 

 

                          Non puoi tenere il nettare dell’Amore in un vaso non ben cotto.

                              Se lo metti in acqua si scioglie.

                              Se vuoi diventare un vaso ben cotto

                              Va dal tuo Guru, completa la Sadhana,

                              E scorgerai così il tuo Essere.

 

Ciò che differenzia i Baul da altri cantanti folk e devozionali è la totale enfasi sulla loro attuale Sadhana. I Baul non hanno filosofie complicate, hanno il loro modo di vivere. Non sono mai troppo appassionati delle teorie, sono prontamente pragmatici. Vi sono innumerevoli canzoni sui poteri celati nel corpo, ma i testi sono volutamente non espliciti.

 

Alcune canzoni hanno strane allegorie, altre degli enigmi ed altre ancora degli indovinelli di cui vengon chieste le soluzioni.

 

 

 

                                   La Luna si è unita alla Luna

                                       Che ci possono fare?

                                       La madre che nasce dal grembo della figlia

                                       Cosa vi sarà da dire?

                                       Vi era una bambina di tre anni

                                       Al nono mese di gravidanza

                                       Dopo undici mesi ebbe tre figli

                                       Chi di loro diventerà asceta?

                                        Vi è una stanza senza porte

                                        E vi è un uomo senza parole

                                        Chi lo nutrirà?

                                        E chi accende il lume notturno.

 

La canzone continua ad incedere come lungo un versante di pietra in salita verso la cime di una montagna. Raggiungono così con un crescendo di appassionate canzoni dell’interazione tra Radha e Krishna, gli eterni principi Universali del maschile e femminile.

 

Nelle ultime decadi, le canzoni Baul hanno attratto enorme interesse e come risultato la cultura Baul stagna… Le nuove canzoni hanno perso freschezza, le giovani generazioni hanno adottato un esibizione “ piu’ di moda”, come il vestirsi di arancione, fumare marijuana, gli strumenti rustici, ma hanno convenientemente ignorato il Percorso Spirituale che rende speciale un Baul.

Joydeep

Traduzione di Stefano Battaglia

 

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