Intervista a  Vicki Noble

L’attuale diffusione di relazioni orizzontali come quelle sperimentate nei cerchi di donne, affonda le sue radici nella preistoria, nelle culture di alcuni popoli nativi e negli slanci creativi libertari delle generazioni che nello scorso secolo hanno osato, nella pratica, mettere in discussione il giogo del patriarcato.

 Abbiamo incontrato Vicki durante un seminario per sole donne, lo scorso inverno a Torino.

In modo spontaneo ed allegro, mentre in cielo scendevano i primi fiocchi di neve della stagione, è nata questa intervista.

 

Da alcuni anni possiamo vedere che è tornata forte e fertile di idee una nuova onda di cerchi di donne nel mondo.

Sono più di quaranta anni che hai iniziato a creare lo spazio per questo tipo di esperienze, in un periodo storico in cui tutto era molto nuovo, per cui dovesti trovare un tuo modo personale per iniziare… Dato che hai maturato così tanta esperienza e oggi vedi che questi incontri sono così diffusi e veloci, pensi che sia possibile cadere nella superficialità?

Mi sono trasferita da Berkley, ho smesso di prendere pillole per il mal di testa e ho abbandonato la medicina allopatica che cura il sintomo… A quel punto si è aperto tutto a livello psichico, da lì le cose sono diventate molto spirituali e tutto era in riguardo alla grande madre, come se ci fosse un accesso diretto alla Terra e ad essa.

Per me quello è stato un punto di svolta, mi riferisco alla fine degli anni ’70, c’era un contesto molto aperto in California, anche un po’ prima, il movimento femminista stava avendo un grande impatto e le persone erano incredibilmente aperte a tutto questo. C’erano concili di donne, concili sullo status delle donne… e tutti quanti erano molto ricettivi. Poteva sembrare come se fossero quasi ovvie, si era molto aperti politicamente.

Nel 1973 abbiamo raggiunto il diritto all’aborto e successivamente tutto ciò che è arrivato con questo, ad esempio l’uso dei contraccettivi. Era davvero un momento magnifico e si è sviluppato ancora di più alla fine degli anni ’70. Tutti i tipi di scelta di vita non convenzionali, valori femminili che venivano infusi in tutto, era favoloso e pensavamo che sarebbe stato così per sempre, che avremmo cambiato tutto. L’effetto dei moti giocosi che abbiamo vissuto è stato straordinario: quello che c’è ora arriva dal movimento della fine degli anni ’80. In quegli anni eravamo liberi di fare qualsiasi cosa, io ho aperto una scuola… Tutto era estremamente facilitato, eravamo supportati.

Poi negli anni ’90 c’è stato il cambiamento imposto dal capitalismo. Le multinazionali dopo Reagan e suoi successori ci hanno sopraffatto e tutto è cambiato molto velocemente.

Il mondo femminile era molto presente attraverso librerie, locali, case editrici, distribuzioni editoriali, bar, gruppi d’incontri lesbici, tutto ciò di cui avevamo bisogno e tutto era connesso alla Terra, avevamo creato noi tutto questo. Era tutto in sinergia, in collaborazione. Le maggiori case editrici erano estremamente interessate a ciò che stavamo facendo, alcune sono venute a cercarmi chiedendo di pubblicare con loro.  Dopo non è mai più successo, infatti alla fine degli anni ’90, tantissime di noi hanno fatto molta fatica per trovare qualcuno che divulgasse la nostra ricerca e i cerchi di donne, che erano stati così potenti per un decennio in tutto il paese, sono diventati un fenomeno underground.

Noi che stavamo trasmettendo insieme, in modo egualitario e pratico, ci siamo trovate ad essere ai margini del circuito e altre donne hanno preso il nostro posto con l’arrivo della cultura della Dea.

Sai questo lo avevamo creato noi, era la nostra visione, era la nostra arte.

 

Quindi cosa pensi che sia successo?

Semplicemente quest’ambito dell’esperienza umana è diventato mainstream trasformandosi in una moda, qualcun altro ha cavalcato l’onda prendendo il sopravvento. Per noi a quel punto era difficile aver accesso alla pubblicazione, mentre se un uomo scriveva sulla Dea veniva supportato dagli editori.

 

E’come se aveste raggiunto un livello profondo e a quel punto la vita vi abbia manifestato una grande prova, come avete reagito?

Io e altre donne non ci siamo mai fermate nella ricerca, alcune sono anche passate a miglior vita, ma in ogni caso niente ci può fermare. Ed è stato anche molto bello perché è come se le persone alle quali noi abbiamo trasmesso i saperi in cerchio li hanno portati avanti, nulla è imploso. Ogni città aveva una donna che apriva lo spazio ai cerchi, ma le corporazioni sono state terribili, hanno risucchiato tutto ciò che era il buono e ne hanno fatto profitto.

 

Dato che qui in Europa, oggi, si stanno espandendo le esperienze dei cerchi di donne, puoi darci dei consigli?

Ovviamente dipende da ogni singola donna che apre questi spazi, se sono attratte dal capitalismo e da quelle dinamiche andranno in quella direzione. Non ci andranno quelle più radicali, quello non è mai stato l’obiettivo. I soldi non sono l’obiettivo, è buono che ci sia un ritorno economico, ma non può essere il fine.

Se una persona mantiene una pratica spirituale riesce ad essere coerente.

Non riesco ancora a comprendere se usare i media mainstream possa essere uno strumento di divulgazione adatto, perché il più semplice è il più efficace. Nel mainstream diviene popolare e si diffonde ciò che è più superficiale e che richiede solo un minimo cambiamento. A me piace vedere il risveglio, la trasformazione reale, profonda. Amo vedere la donna che dall’essere in una situazione statica o comoda, dice – Io sono qua, mi prendo lo spazio e faccio quello che sento. – Una delle pratiche tibetane che porto è della Vajra Yogini che insegna a prendere il proprio posto nella vita. Questo risveglio è ciò che mi interessa davvero nel mio lavoro con le donne.

Le pratiche spirituali tibetane si suddividono in esterne, interne e segrete; quelle che trasmetto sono prevalentemente quelle interne e quelle segrete. Nel seminario di questi due giorni siamo riuscite a lavorare nelle pratiche segrete perché c’era un buon radicamento a terra grazie al campo di contenimento creato anche dalle praticanti senior.

 

Senti che le pratiche spirituali possano essere esperite da chiunque?

Questa tipologia di esperienza è disegnata per la donna, da praticare tra di noi, se solo un uomo entrasse nella stanza la maggior parte delle donne sarebbe diversa e non del tutto libera. Non è a causa degli uomini, potrebbero anche essere molto rispettosi, ma è per i messaggi difficili o dolorosi che abbiamo registrati nel nostro corpo, che noi donne ci tramandiamo da generazioni.

Questo è ciò che sto cercando di cambiare, le donne diventano quello che sono e lo portano al di fuori del cerchio, nelle strade, nelle famiglie, a lavoro e sono più sicure di loro stesse, nell’essere nel proprio corpo. C’è qualcosa a proposito della pratica che ci porta davvero nella consapevolezza del corpo. Muoviamo energia, cambiamo schemi, modifichiamo credenze… Questo porta al cambiamento, ha molto valore e fa si che le donne possano uscire dal cerchio ed entrare nei loro ambienti, qualsiasi essi siano, radicate in una modalità non razionale, semplicemente in loro.

Queste donne non vogliono più rimanere in silenzio e possono esperire il loro potenziale da esprimere.

Nella società tradizionale le donne non vedono rispettato questo potenziale.

A volte le onoriamo in un certo modo, diciamo che hanno intuito, ma nel momento in cui vogliono agire la loro intuitività, spesso incontrano una resistenza esterna. Per questo parte del mio lavoro è insegnare che energeticamente abbiamo bisogno di essere in uno spazio diverso. La trasformazione non è facile, richiede tempo, energia e focalizzazione, ma può realizzarsi.

Puoi spiegarci l’importanza del movimento in queste pratiche?

 

C’è sempre del movimento nei miei seminari in cui si vivono le 5 dakini, credo che ne abbiamo proprio bisogno e può essere trasmesso in modo semplice senza che le donne abbiano paura di muovere il loro corpo.

Il movimento è un ottimo modo di radicare gli insegnamenti e la pratica, nel corpo.

 

Anche se ho insegnato yoga per lungo tempo, la pratica principale che ho trasmesso è quella contemplativa. In ogni caso ormai ho 70 anni… Posso concedermi di rimanere seduta con la mia saggezza.

 

Cosa ne pensi delle nuove terapie che si basano su principi femminili come il contenimento, l’ascolto e il non giudizio, qualità caratteristiche della madre umana e della Madre Terra?

Sai, Lama in tibetano vuol dire madre, gli uomini possono fare qualcosa di bello con gli archetipi femminili. Ma ricordiamoci che nella cultura tibetana le donne non sono ancora completamente apprezzate, anche in India, è come se non ci fosse una relazione fra le Dee che venerano e le donne accanto a loro.

In queste nuove terapie mi chiedo se ci sia ancora troppo il punto di vista maschile.

 

Comunque spesso sembra si presti ancora molta attenzione a raggiungere degli obiettivi, ci sia come una spinta e si cerchi un miglioramento dell’altro come se ci fosse qualcosa di negativo e fosse la capacità del terapista a far migliorare le cose…

E’ importante rimanere curiosi e prestare molta attenzione a questo.

 

I nuovi strumenti di consapevolezza insegnati riportano all’empatia e all’accoglienza femminile…

Bisogna notare che nella maggior parte dei casi il maschile deduce dalla natura delle strutture, dei sistemi e ne prende il merito. Il maschile non nota mai e non dà il giusto valore all’intuizione che ha ricevuto dalle donne.

Vicki Noble a Torino Inverno 2017

Cosa ne pensi del fenomeno di evitare o reprimere le emozioni attualmente denominato spiritual bypass?

Negli Stati Uniti c’è molto. Il buddismo che vi è arrivato non è tanto della tradizione tibetana, ma quanto di quella legata alla Vipassana e alle forme di buddismo più statiche. Ho l’impressione che tale fenomeno sia emerso in un terribile connubio con la new age; utilizzano un linguaggio similare, in questo modo rischiano di divenire illusori e più commerciali. Non a caso, osservo come alcune di queste pratiche contemplative si diffondano sempre di più nelle aziende. Mi chiedo se hanno davvero compreso quale potrebbe essere il risultato di non rimanere solo alla superficie e dell’insegnare fino in profondità la meditazione…

 

In questo modo però, rischiamo di continuare a mutare drasticamente gli equilibri del pianeta… Solo… Con più calma e dedizione… Che ne pensi?

Sì mi sembra proprio una pessima idea. Non c’è etica, si rilassano di più, vanno alla SPA… Dai! Questa comunque è una possibile  prospettiva.

Un altro principio nel buddismo è quello di non essere mai arrabbiati. Ma c’è anche bisogno di darci una svegliata perché stiamo distruggendo il pianeta e probabilmente ci estingueremo insieme a tutti gli altri animali. Quindi ci dovremmo arrabbiare o cosa?! Questo per me è lo spiritual bypass…

Noi tendiamo a dire che se non senti rabbia non stai prestando attenzione.

Una cosa del buddismo tibetano che amo e che credo sia connaturata a tutto il buddismo, è che fino a che tutti gli esseri non saranno liberi, nessuno è libero… E come donna, questo lo sento tantissimo.

Se il Bangladesh è sott’acqua come posso, io, stare bene? Per nessuno è possibile, stare del tutto bene, sapendo questo.

C’è molta sofferenza nel mondo e alcuni sono abbastanza sensibili da percepire l’impatto di questo su ognuno di noi.

Il cambiamento climatico, la catastrofe a cui stiamo contribuendo attraverso l’uso delle automobili e degli aereoplani è terribile: penso che solo poche persone abbiano un radicamento spirituale così stabile da consentirgli di rimanere presenti e consapevoli a tutto questo…  E’ quasi impossibile fare in modo di non esserne sopraffatti, come puoi contenere tutto questo, come è possibile avere un contenitore più grande che contenga te e una comprensione di un evento di tale portata che sia accolto da saggezza e conoscenza. La maggior parte delle persone pensa di non riuscire a farcela, quindi nessuno di essi fa qualcosa.

E tutte le prescrizioni che arrivano da menti maschili su come dovremmo o non dovremmo comportarci sono veleno, come il fatto che non dovremmo mai provare rabbia. Le persone non sono più in contatto con la rabbia, la protesta e l’essere selvaggio.

Noi siamo più connesse alla natura, anche se lo abbiamo dimenticato.

Guardo alle donne indigene ed è così ovvio: sono così coraggiose, si ribellano alle corporazioni… Non sono arrabbiate in maniera personale, sono semplicemente nel No. Resistono.

Resistono alla dominanza delle multinazionali, alla privatizzazione dell’acqua, dell’aria… Lo fanno non perché siano più brillanti e coraggiose di noi, (anche se in realtà lo sono…), la differenza è che loro si conoscono e si comprendono in connessione con la natura e sanno che la Madre Terra è nostra madre e che quindi bisogna prendersi cura di lei e proteggerla.

 

Questa è una forma straordinaria di radicamento che hanno. In Idol No More in Canada o Standing Rock in Montana c’è un incredibile leadership femminile, è la donna che dice di no, non stiamo scherzando.

Noi ne parliamo, sappiamo questo, siamo brillanti in questi argomenti, ma in realtà non abbiamo lo stesso radicamento, mi sembra che semplicemente teorizziamo.

 

Cosa ne pensi in questo senso del copyright usato in alcuni ambiti di rielaborazione delle tradizioni sapienziali e della proprietà intellettuale?

C’è l’influenza della modalità patriarcale e ci sono valori aziendali, questo in USA succede dal 1995, le corporazioni hanno sopraffatto l’esistente. Ti ammaliano dicendo: – “Tu puoi avere tutto, avere la tua spiritualità e farne tantissimi soldi” – ma in realtà non puoi!

Comunque non è il proposito di base ed è completamente inappropriato commercializzare a questo livello.

Ad esempio negli anni scorsi un celebre autore, di cui non è necessario citare il nome, è arrivato in U.S.A. e ha scritto il suo primo libro in modo realmente autentico, dando veramente supporto agli altri; era una persona vera agli inizi, condivideva la saggezza della sua cultura di origine.

La celebrità però poi è stata come un veleno, ha rovinato la sua persona e questo è così triste.

 

Cosa ne pensi del mondo della scienza che negli ultimi anni sta iniziando a dialogare maggiormente con l’ambito spirituale?

 

Sai la scienza non è molto aperta alle donne e spesso tende a voler essere un gradino sopra qualsiasi altra cosa con cui si confronta. Nelle mie esperienze di guarigione di gruppo a Berkeley, monitorate da esponenti del mondo scientifico, le ragioni commerciali hanno prevalso, facendo sì che abbandonassimo questo dialogo. La nostra modalità era molto semplice, tamburi in cerchio e le mani delle donne a supportare i rituali di guarigione in cui avvenivano remissioni spontanee. Per me era molto interessante, avrei anche voluto comprenderlo scientificamente.

Avevo proposto ad una conferenza di sciamanesimo e scienza in Colorado dei rituali di guarigione, ma gli organizzatori non sapevano come collocarmi nella struttura perché non utilizzavo il metodo scientifico.

Posso testimoniare come ci siano state molte guarigioni avvenute attraverso questa medicina vibrazionale, ma sono difficilmente spiegabili attraverso la prospettiva scientifica. Il fatto che tutto debba essere scientificamente provato è superficiale, sento che ha danneggiato molto gli Stati Uniti.

I naturopati ad esempio, negli USA ormai sono come dei medici allopatici. Non so più cosa sia rimasto della vera naturopatia, in cui davi un piccolo stimolo e lasciavi che il corpo facesse il resto, perché si era compreso che questo tendeva all’equilibrio.  Ora è tutto molto scientifico, hanno queste sostanze che sono molto simili a quelle farmaceutiche, a volte lo sono in realtà, quindi qual è la differenza? Tutti quei soldi che chiedono, che normalmente sono pagati dalle assicurazioni… C’è una completa commercializzazione. Tutte le volte che c’è qualcosa di buono viene risucchiato. Questo è il capitalismo, loro vedono un mercato in qualcosa e lo capitalizzano…

Comunque nascono ancora molte cose fuori da queste logiche. Con una cara amica abbiamo raccolto le storie delle anziane, dalle pioniere della spiritualità delle donne che sono ancora dedite alla pratica: abbiamo intervistato 33 donne incluse noi.  Abbiamo raccontato piccole storie e abbiamo risposto a specifiche domande. Il tutto è diventato un libro che abbiamo intitolato “Per le madri del movimento spirituale delle donne, anziane e portatrici di visione”.

 

Sento di dovere un ringraziamento particolare nei tuoi confronti. Spesso partite da un lignaggio di origine maschile, oggi noi donne stiamo rigenerando delle pratiche spirituali al femminile, grazie anche al tuo lavoro pionieristico.

Intervista a cura di Nadeshwari Joythimayananda