Verso la meraviglia…Principi integrativi di base per attingere all’eredità evolutiva della nostra specie.

Il corpo è un mandala. Se vi si guarda dentro ci si accorge che è una fonte inesauribile di rivelazione”                                                                                                                                                                                                                                            lama Tsamp Ngawang

Un nome scritto da qualche parte, una data di nascita, sontuosi pensieri che affiorano… e scompaiono. Siamo qualche miliardo di cellule, elementi biologici ben più numerosi delle stelle della via Lattea, la vasta galassia luminosa che ci ospita.

Nel nostro corpo 600 miliardi di cellule muoiono e si rigenerano ogni giorno, oltre 10 milioni al secondo…

Non vi è in noi alcuna sostanza che sia statica e assolutamente costante.

E nonostante questo, indipendentemente da quanto cellule, organi e sistemi di organi del corpo umano siano diversi, nella loro essenza agiscono come una cosa sola.

L’omeostasi è il fenomeno biologico preposto a mantenere quello che già alla fine dell’Ottocento il fisiologo francese Claude Bernard  aveva sintetizzato con l’espressione «fixité du milieu intérieur»1, la necessità per noi esseri viventi sulla Terra di mantenere un ambiente interno stabile di fronte ad un habitat esterno in continuo cambiamento.

E’ un dialogo incessante, nell’infinita sincronia dell’esistente, a coordinare in questo preciso istante  le informazioni tra le varie manifestazioni della realtà su questo pianeta. Un trasferimento continuo di vibrazioni, metaboliti ed energia che proprio ora, mentre la luce di questi caratteri arriva ai tuoi occhi e viene osservata e interpretata nella tua mente, permette la meraviglia dell’equilibrio dinamico che incarni tra le membra.

Dagli studi citologici ed istologici dello scorso secolo sappiamo come i network genetici e biochimici ancestrali tra le nostre cellule, siano le vaste fondamenta sulle quali si erigono le architetture evoluzionistiche dei paesaggi biologici plurimillenari oggi vivi in noi.

I programmi genetici di sviluppo dei sistemi cellulari viventi e l’entanglement omeostatico degli organismi da essi costituiti incontrano, nell’ambiente in cui sono immersi, variazioni continue e perturbazioni casuali  alle quali rispondere in modo biologicamente appropriato. Solo attraverso affinati circuiti di feedback tra i vari sistemi che costituiscono il nostro organismo, si genera quella fitta rete di scambi e compensazioni continue chiamata autoregolazione.

Nell’essere umano ogni più piccola parte è costantemente in dialogo col resto nel perseguire e preservare un’unità sistemica aperta ed integrata caratterizzata dall’aumento della complessità delle connessioni in atto.

L’attuale visione organismica di unità corpomente capovolge il vecchio modello cartesiano dall’alto verso il basso; è ormai chiaro infatti come non vi sia un distretto “superiore” a controllare le funzioni “inferiori” del corpo.

Come parte del tutto: il cervello uno e trino

Il cervello è solo l’area apicale di un sistema molto vasto e complesso che innerva gran parte del nostro organismo. Per facilitare la comprensione del suo funzionamento possiamo prendere in considerazione un modello semplificato degli studi di Paul Mac Lean. Questi prese in considerazione tre diverse aree dell’encefalo strettamente interrelate in un’unità organica:

la neocorteccia, che gestisce le funzioni cognitive superiori, il ragionamento, il linguaggio, la comprensione e la rappresentazione simbolica, permette l’orientamento e la focalizzazione dell’attenzione.

Il sistema limbico, implicato nella gestione delle emozioni, nella memoria esplicita del tempo e dello spazio e negli impulsi motivazionali. Riveste inoltre fondamentale importanza nel modulare l’attaccamento relazionale e nella ricezione delle sensazioni attraverso il talamo.

Il tronco encefalico, assembla impulsi istintivi e riflessi in risposta agli stimoli sensoriali afferenti. Quest’ area è correlata a tutte le funzioni corporee vitali di base, il  la respirazione, il rilassamento, la digestione, la circolazione sanguigna, il sonno, il battito cardiaco, la sessualità…

La maestosità con cui la natura si è affinata nel lasciar emergere nell’uomo i complessi circuiti neurali della neocorteccia, trae comunque origine nelle protostoriche radici animali del tronco encefalico.

“I nostri istinti più primordiali risiedono alla radice del sistema limbico, nella porzione più antica e più semplice del cervello. Lì un nucleo di neuroni spinati si snoda lungo il tronco encefalico. Esso assolve due funzioni principalmente, mantenere la stabilità dell’ ambiente interno e modulare gli stati di attivazione fisiologica. E’ il tronco encefalico a costituire, attraverso una miriade di complicati riflessi, la centrale di controllo responsabile dei continui adattamenti che occorrono per il fondamentale mantenimento della vita, inclusa la regolazione dei nostri elementari stati di attivazione fisiologica, vigilanza, attività e riposo. “2

A ritroso: sentieri sinaptici verso l’interezza

Possiamo considerare l’attenzione come il processo che permette di orientarci e regolare il flusso di energia ed informazione che attraversa lo spazio della nostra mente.

Tale facoltà umana si origina dall’attività sinergica della neocorteccia cognitiva con gli strati encefalici sottostanti più arcaici e istintuali. “Le reti corticali e subcorticali mediano aspetti diversi dell’ attenzione, senza l’influenza modulatrice delle aree subcorticali il cervello non potrebbe affrontare gli stimoli in modo efficace”3

Andando a prendere in considerazione i correlati neurali di questo fenomeno scopriamo che gli impulsi e le informazioni che captiamo attraverso i sensi nell’ambiente o all’interno del nostro corpo convergono in un area del cervello chiamata talamo in corrispondenza della porzione più elevata del tronco encefalico.

Proviamo ad immaginare quanti stimoli in questo preciso istante stanno arrivando contemporaneamente al nostro sistema…Il cuore che batte nel petto, un profumo nell’aria, i colori dell’ambiente intorno a noi, un formicolio dalla pianta dei piedi, un pensiero che balena nello spazio della mente…

Il talamo raccoglie tutto questo e ci consente di non essere inondati dai numerosissimi impulsi e da tutte le  informazioni che arrivano contemporaneamente all’organismo, questa sorta di porta di relè assolve la funzione di filtro permettendoci di focalizzare l’ascolto solo sugli imput rilevanti. Esso inoltre, insieme all’ipotalamo, controlla la secrezione dell’ ipofisi, fondamentale per il mantenimento dell’omeostasi organica e cellulare.

L’energia fluisce là dove va la mente…4

La nostra stupefacente specie non deve comunque l’origine di tali saperi solo all’odierna tecnologia e allo sviluppo delle neuroscienze, già più di duemila anni fa, nel cuore del subcontinente indiano avremmo potuto incontrare profonde conoscenze pratiche sul ruolo delle facoltà attentive nell’equilibrio energetico e nell’autoregolazione del metabolismo.

Negli Yoga Sutra5 ad esempio, troviamo il riferimento al potenziale del dhāraṇā, dal sanscrtito धारणा, la facoltà di mantenere stabile l’attenzione per un periodo di tempo sufficientemente lungo su di un singolo elemento come catalizzatore nella trasformazione dei flussi d’informazione in natura.

La nostra capacità intenzionale di concentrazione focalizzata infatti, non solo aiuta a discernere e delimitare il range di stimoli che ci arrivano, ma modifica realmente l’interazione di questi con il nostro organismo. “Quando tocchiamo qualcosa l’informazione è processata in un’area del cervello denominata corteccia somatosensoriale primaria, se poniamo l’attenzione sul dito che tocca si ha un cambiamento istantaneo nel modo in cui l’ informazione viene elaborata e processata”6

Allo stesso modo attraverso l’enterocezione quando la nostra attenzione “tocca” delle zone interne del corpo e persiste nel rimanere a contatto con le sensazioni che ivi emergono, si ha una reale modificazione biochimica e fisiologica dell’equilibrio omeostatico nel sistema.

Quando è la nostra volontà razionale ad orientare il focus attentivo abbiamo il coinvolgimento diretto delle regioni prefrontali mediali della neocorteccia che vanno così ad interagire direttamente ed integrarsi con le altre aree subcorticali delegate alla percezione  sensoriale.

Ma in una società frenetica, convulsa come quella postindustriale e neotecnologica in cui molti di noi viviamo, è spesso il pensiero a rapire completamente la nostra attenzione. Diviene così inusuale dedicare volontariamente del tempo ad ascoltare le sensazioni del corpo: da esso siamo come scissi, talvolta perfino parzialmente dissociati.

Per accedere all’interezza dell’esperienza umana “dobbiamo scendere fino ai fondamenti stessi della vita. Pertanto, qualsiasi ordinamento della vita costruito in modo così superficiale da lasciare insoddisfatti i bisogni più profondi, è del tutto inutile; è come se nessun ordinamento fosse stato tentato.”7   

    

Coltivare l’attenzione della mente al dispiegarsi del momento presente… Attraverso la persistenza del contatto con il fluire delle sensazioni, lascia lo spazio necessario all’affiorare dell’intelligenza organica, il dialogo vitale incessante tra le varie parti del sistema, generando col tempo cambiamenti strutturali integrativi volti a stabilizzare l’autoregolazione corporea e diffondere armonia coerente nel nostro organismo.

”Dove va l’attenzione, lì si attivano i neuroni. E dove i neuroni si attivano, lì si possono anche riconnettere”8

In questo senso le pratiche di consapevolezza radicate nell’ascolto intenzionale e nella sintonizzazione con le sensazioni corporee stimolano  le regioni prefrontali mediali dell’encefalo coinvolgendo le fibre degli assoni che si estendono per mettere in comunicazione le varie aree funzionalmente differenziate dell’organismo: la corteccia, i circuiti limbici, il tronco encefalico e tutto il resto della persona.

Solo rispettando e dando il necessario spazio alla percezione sensoriale, alla  parte ancestrale che condividiamo con il resto degli animali sulla Terra, possiamo superare l’illusoria scissione tra mente e corpo beneficiando della meravigliosa eredità evolutiva che incarniamo.

Jerry Diamanti

leviedolci@gmail.com

http://www.equilibrinaturali.net

 

(N.d.A.  Questo articolo per questioni di spazio inizia a considerare solo il ruolo dell’attenzione e dell’intenzione volontaria nel autoregolazione corporea. Ulteriori informazioni sugli studi contemporaneiriguardo all’argomento potrebbero rivolgersi alla fondamentale influenza delle relazioni sociali sulla fisiologia del nostro organismo.)

1 Claud Bernard, in varie pubblicazioni nella seconda metà dell’Ottocento diede origine ai primi studi scientifici sui meccanismi cellulari di omeostasi

 2 Peter Levine, “Somatic Experiencing” 2014

3Raz,A.,Buhle,J., “Typologies of attentional networks” in Nature Neuroscience 2006

4″Where the mind goes energy flows” citazione da Ernest Holmes per affermare che l’attenzione modula l’energia vitale

5Patanjali, “Yoga Sutra”, circa V° sec a.C.

6Catherine Kerr,  “Examining the Perception of Body Sensations: Correlating Aspects of Perceptual  Processes with Mind, Self, and Basic Physiology. Terza sessione del quarto giorno del Mind & Life  XXX  tenutosi al Sera Monastery di Bylakuppe, Karnataka, India dal 14 al17 di Dicembre 2015

7I King, esagramma 48, “Il pozzo”, circa XX° sec. a.C.

8Daniel Siegel, “Mindfulness e cervello” 2007

9Testi della Norton Series on Interpersonal Neurobiology e Stephen Porges, “La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione”, 2016.