“Rendersi conto che le cose più fondamentali della realtà sono fuori dalla giurisdizione del pensiero e della volontà costituisce per molte culture l’inizio della maturità. È questa coscienza che porta a lasciar crescere la fiducia nella realtà, che è la fonte della gioia e della pace.

Raimon Panikkar – Mistica pienezza di vita

Monk_meditation_cascataOsservando con interesse e apertura possiamo facilmente constatare come, nel cosiddetto mondo “la fuori”, il sole sorge e tramonta e le stagioni si susseguono in continuazione, senza bisogno della nostra approvazione o del nostro coinvolgimento; nel cosiddetto mondo “qui dentro” il respiro accade naturalmente, senza bisogno della nostra intenzionalità o di sforzo; il cuore batte senza sosta e tutti i vari processi fisici e mentali, dai più grossolani ai più sottili, continuano a funzionare incessantemente, senza bisogno della nostra adesione od opposizione, senza bisogno che noi interferiamo in alcun modo.
Possiamo quindi affermare che il continuo manifestarsi della vita, nella totalità dei suoi vari aspetti e dimensioni, è al di fuori del controllo del nostro piccolo “io”, non dipende dal nostro pensiero logico-razionale, per quanto raffinato possa essere, né dipende dalla nostra volontà, per quanto forte possa essere.
Benché, in ultima analisi, la vita sia fuori dal nostro controllo, in questo non c’è niente di terrificante, non siamo per niente subordinati ad un destino malvagio e inesorabile: nel momento in cui riconosciamo che la vita scorre dentro e fuori di noi, che noi siamo parte della vita e che la vita è parte di noi, che noi siamo “intessuti” nella-della vita, e che la vita si manifesta attraverso di noi, allora non si percepisce più il mistero-meraviglia come un problema: allora, con le parole di Panikkar “cresce la fiducia nella realtà, che è la fonte della gioia e della pace”. In parole semplici, si può cominciare a percepire, magari in modo non sempre chiaro e continuo, che tutto va bene così com’è.
Una chiave per sintonizzarsi con questo senso di fiducia e di apertura nei confronti del mistero-meraviglia della vita è imparare ad allenare una particolare qualità di attenzione aperta e rilassata, è riconoscere e dimorare nella consapevolezza, è riconoscere e dimorare in una sensibilità ricettiva, spaziosa, chiara e silenziosa.
In generale si può constatare che quando dimoriamo con continuità nella presenza consapevole, allora la vita assume una maggiore potenzialità, un “gusto” più intenso, una migliore qualità che si manifesta su almeno quattro dimensioni.
Ad un primo livello possiamo facilmente constatare che funzioniamo meglio quando siamo non-distratti: infatti, considerando la nostra esperienza ordinaria, quotidiana, possiamo chiederci cosa succede quando entriamo in azione con una mente distratta, dispersa, totalmente catturata da pensieri, fantasie, ricordi, preoccupazioni, emozioni? E, per contro, cosa proviamo quando dimoriamo con agio nell’adesso, quando la mente è presente, chiara e tranquilla? Con diverse gradazioni e sfumature, tutti noi facciamo continuamente entrambe le esperienze, e quindi sappiamo bene che funzioniamo meglio con una mente attenta e tranquilla. Non solo funzioniamo meglio, ma quando siamo consapevoli le esperienze sono più vive, chiare, “gustose” e, al contempo, anche noi siamo più vivi, svegli, gioiosi.

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Un secondo aspetto è quello della libertà, che è descritto molto bene da Suzuki Roshi nel seguente modo: “Prestiamo attenzione con rispetto e interesse, non per manipolare, ma per comprendere quello che è vero. E vedendo ciò che è vero, il cuore diventa libero.” Più siamo consapevoli, più scopriamo una spaziosità della mente che accoglie senza interferire, meno siamo condizionati dalle abitudini del sistema corpo-mente, meno siamo condizionati dalla reattività compulsiva, cioè più liberi. Le azioni di corpo, parola e mente non sono più reazioni automatiche, ma diventano scelte consapevoli; ed è possibile imparare a fluire con le circostanze, con la totalità delle vita, non più condizionati, identificati dall’ “io-mio”.
Man mano che il nostro piccolo “io” diventa più trasparente, più fluido, più in secondo piano, è la consapevolezza stessa che viene in primo piano, è la meraviglia del vivere, la meraviglia dell’esserci che assume una maggiore importanza: e forse possiamo scoprire che la meraviglia, l’essere vivi diventa il valore più importante, il solo bene che abbiamo. Guadagno e perdita, successo e fallimento, piacere e dolore, in generale tutto ciò che motiva e condiziona l’abituale vita mondana viene percepito in trasparenza, viene vissuto nella spaziosità della consapevolezza.
La meraviglia è quindi la terza potenzialità della vita a cui possiamo risvegliarci e che ci conduce direttamente alla quarta: attraverso la continuità della presenza consapevole si attenua e svanisce quel senso di separazione, di isolamento, di frammentazione, e ci sentiamo più interconnessi, parte della natura, co-creatori del mondo. La frase di Panikkar posta all’inizio è molto bella perché mette in risalto alcuni aspetti fondamentali sia della vita che della pratica interiore: nel momento in cui si entra in contatto con il senso del mistero meraviglia si scopre che la nostra esperienza è più ampia e più ricca delle nostre costruzioni concettuali, del nostro linguaggio, dei nostri sistemi di credenze, e non può essere in alcun modo racchiusa in essi; e si scopre che la nostra vita non è determinata né prodotta dalla nostra piccola volontà, dal nostro piccolo io: quando ci rilassiamo in questa scoperta e ci apriamo con fiducia alla dimensione più ampia a cui apparteniamo e che, simultaneamente, ci appartiene, allora, in quei momenti, naturalmente ci riconciliamo con noi stessi e col mondo e possiamo sperimentare vera pace e vera gioia.
È interessante notare come Panikkar dica che, in molte culture, ciò è considerato l’inizio della maturità.
Condizionati come siamo dall’abitudine (illusoria) al controllo che cerchiamo di esercitare sia verso l’esterno che verso l’interno, condizionati dall’idea del “self made men”, dell’uomo che tramite il proprio sforzo e la propria volontà costruisce il proprio successo, si potrebbe pensare che quanto detto sia legato ad una visione passiva e orientaleggiante della vita, una visione che non appartiene alla nostra cultura.
Certamente questo atteggiamento nei confronti della vita non è parte della visione culturale attualmente dominante, ed è, sotto molti aspetti, antitetico a tale concezione, ma senza dubbio appartiene alla nostra eredità culturale: basti pensare a tutta la tradizione contemplativa occidentale o, ad esempio, alla filosofia Stoica, e, in particolare, al Manuale di Epitteto. In esso si afferma che occorre costantemente riflettere su “ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi” e si afferma sostanzialmente che nulla delle cose mondane dipende veramente da noi: il corpo e il relativo stato di salute o malattia, i possedimenti e quindi la nostra ricchezza o povertà, lo stato sociale con la relativa fama o discredito, il successo o il fallimento nelle nostre attività, ecc., tutte queste cose non dipendono da noi ma da un insieme di fattori che, in ultima analisi, non sono sotto il nostro controllo.

Lotus_2LotusCiò che dipende veramente da noi è il coltivare un atteggiamento interiore appropriato e salutare nei confronti della vita: una delle componenti di questo atteggiamento è proprio il riconoscere, come dice Panikkar, che “le cose più fondamentali della realtà sono fuori dalla giurisdizione del pensiero e della volontà”.
Nel Manuale di Epitteto si afferma che la nostra libertà e la nostra felicità dipendono proprio dal discernere ciò che dipende veramente da noi e di cui dovremmo prenderci cura, da ciò che non dipende da noi e di cui non dovremmo preoccuparci.
La felicità e la libertà nascono dal coltivare un atteggiamento di equilibrio e di non reattività mentale che ci permette di essere in contatto, di essere in intimità con qualsiasi esperienza senza entrare in conflitto, in lotta e senza essere identificati o sopraffatti. Invece di alimentare il giudizio promuoviamo la spaziosità e la stabilità mentale che ci consentono di vivere a pieno ogni momento, con sensibilità e gentilezza: quando una esperienza arriva la riconosciamo e la accogliamo, quando se ne va la lasciamo andare.
Come ha detto Pierre Hadot: “La felicità è precisamente l’istante in cui l’uomo è interamente in accordo con la natura.
Vorrei concludere con i versi finali della poesia “Hokusai dice” di Roger Keyes, che è anche un augurio per tutti noi:

L’appagamento è la vita che vive attraverso di te.
La gioia è la vita che vive attraverso di te.
Soddisfazione e forza sono la vita che vive attraverso di te.
La pace è la vita che vive attraverso di te.
Egli dice: non avere paura.
Non avere paura.
Guarda, percepisci, lascia che la vita ti prenda per mano.
Lascia che la vita viva attraverso di te.

tu-bianco

 Pietro Thea

pietrothea@gmail.com

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