A che gioco giochiamo?

 

A volte mi piace immaginare gli dei dell’Olimpo che giocano a vedere l’effetto che fa creando situazioni bizzarre agli esseri umani.

Immagino Zeus che lancia uno strale e zac, il Covid-19 si manifesta nell’umano ed inizia la sua opera di colonizzazione cellulare.

Immagino Apollo e Dioniso che scommettono sul modo con il quale gli umani avrebbero risposto.

L’Oscura Signora stenderà il suo velo sull’umanità dettando comportamenti retti dal dramma del controllo, sostiene Apollo, ma no, ribatte Dioniso, saprà cogliere la lezione dell’amore adottando comportamenti guidati da fiducia, compassione e solidarietà.

Apollo insiste:

Guarda le genti affollarsi nei loro supermercati, fare incetta di generi di prima necessità, mascherarsi il volto, isolarsi nelle loro case.

Guarda i politici retti dal principio di responsabilità, tutti presi a fare la cosa giusta per proteggere la popolazione e, di conseguenza, la loro immagine.

Guarda gli scienziati, in prima linea, delegati a dettare le linee di comportamento e a tranquillizzare la popolazione.

L’Oscura Signora regna incontrastata e determina, non vista, scelte e comportamenti.

Dioniso risponde:

Porta pazienza, stai a vedere, come sempre accade in situazioni di emergenza la gente dopo un periodo di disorientamento ritrova il coraggio della solidarietà, unisce le forze per affrontare la situazione con nuove risorse, guidata dalla fiducia nelle proprie capacità e la speranza in un mondo migliore.

Apollo e Dioniso, l’eterno conflitto tra ragione e intuizione, controllo e fiducia.

Ancora una volta assistiamo alla rappresentazione non vista di archetipi in gioco.

La prima cosa che mi viene da dire al cospetto di quanto sta avvenendo è che l’umanità intera, come spesso accade, sembra vedere solo ciò che appare sul palcoscenico, il virus, i contagi, i sintomi, i pazienti in rianimazione, e non le forze in gioco che operano dietro le quinte.

L’emergenza Covid-19 potrebbe essere una grande opportunità, ma mi sembra non venga colta, nessuno nemmeno sospetti quale potrebbe essere la lezione da cogliere.

Il codice della paura che i politici e gli scienziati, facendo del loro meglio, si affannano a contrastare con gli strumenti della ragione, regna incontrastato.

Allo stesso modo il mondo archetipico che manda i suoi segnali come può e come sa, permane completamente ignorato, e nemmeno lontanamente immaginato.

La comunità, scientifica, politica, intellettuale insiste – perseverare diabolicum – a disincantare il mondo privandolo dei suoi angeli e dei suoi demoni, cercando di renderlo asettico, lineare, logico, controllabile con l’arroganza della ragione, che forte dei suoi successi sul mondo materiale crede di potersi estendere ai territori del vivente e peggio ancora, dell’anima.

Se il mondo fosse ciò che appare, se le evidenze, i fatti, fossero l’unica realtà, allora l’approccio col quale si sta affrontando questa sfida sarebbe impeccabile.

Gli intellettuali cercano di informare e fornire contesti di lettura, i politici si affidano agli scienziati, gli scienziati, al metodo scientifico dominante, tutti indistintamente propongono la ragione come sistema operativo.

Come volere comprendere cosa succede in un palazzo che trema, vagando per le sue stanze, senza sondarne le fondamenta o uscire per strada e guardarlo da fuori.

Tale operazione oltre ad essere sconfessata dal buon senso è anche contradditoria dal punto di vista neuro-scientifico.  Si cerca di contrastare l’identificazione emotiva, che a livello cerebrale si traduce in un cortocircuito che ha come protagonista il sistema limbico-ipotalamico, con il ragionamento, cioè con l’attivazione della corteccia frontale, tra l’altro.

Ma emozione e ragione sono due facce della stessa medaglia, è evidente a tutti che non basta dirsi che non ha senso avere paura per liberarsene.

Mi libero dalla paura quando ne colgo la sua vera natura, cioè quando la vedo per quello che è.

Lo strumento è la consapevolezza, non la ragione, l’ombra si dissolve quando accendo la luce, non quando cerco di sforzarmi al buio per vedere meglio.

Quando accendo la luce della consapevolezza vedo gli archetipi in gioco e il gioco degli archetipi, Zeus, Apollo, Dioniso, o comunque volete chiamarli.

Una volontà divina per chi ci crede, oppure il caso, oppure la sincronicità, – a ciascuno la sua spiegazione – in ogni caso un evento transpersonale, sovrumano, archetipico, dico io, ha determinato la diffusione del Covid-19.

Tale evento archetipico (rischio epidemico) ha scatenato la discesa in campo di altri archetipi, mettendo in particolare evidenza i loro aspetti di luce e di ombra: Apollo e Dioniso, ragione o emozione, controllare o affidarsi, ordine o caos, paura o fiducia, competizione o condivisione, egoismo o altruismo, isolamento o solidarietà, giudizio o osservazione, discriminazione o compassione?

Ancora una volta sembra che la ragione consentirà all’umanità di cavarsela, sconfiggeremo il virus, ma ancora una volta temo, perderemo un’occasione.

L’ombra resterà nell’ombra e troverà altre forme più insidiose per esprimersi, la dimensione archetipica, ancora una volta continuerà a gestire i giochi da dietro le quinte, gli dei continueranno a scommettere dal loro Olimpo, quale esso sia, tifando per il risveglio di un’umanità inconsapevole.

 Concludendo:

Mi inchino allo sforzo di politici, scienziati, piccole grandi donne e piccoli grandi uomini comuni, ciascuno fa del suo meglio, preso nella prigionia della mente duale e dei suoi meccanismi.

Auspico il risveglio alla consapevolezza, l’uscita dal palazzo per vederne la sua interezza, invito a considerare un modo ulteriore di affrontare la questione.

Ogni dualismo, emozione e ragione, mente e spirito, paura e fiducia, può e dovrebbe essere superato da uno sguardo che vede oltre il palcoscenico, ciò che si svolge dietro le quinte.

Prima di prendere ogni decisione donne e uomini di buona volontà, fermiamoci, facciamo vuoto dentro di noi, stiamo in contatto, ascoltiamo e osserviamo, osserviamo la vera natura delle nostre paure e delle nostre convinzioni, delle nostre scelte e delle nostre abitudini.

Accorgiamoci di essere a casa, dentro di noi, sempre e comunque e che nulla di male potrà succedere, non è un dramma la malattia, ma un’opportunità, una cura, non è un dramma la morte, ma un passaggio, l’atto estremo della vita, la sua apoteosi.

Forse il Covid-19 è venuto per ricordarci cosa conta davvero: occhi chiari, mente vuota, cuore leggero.

 

P.L. Lattuada MD., Ph.D., Psy.D.

djirendra@gmail.com

www.integraltranspersonallife.com 

www.pierluigilattuada.com

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