Mi sono svegliata dal lato spezzato del mondo e di me. Presa dall’algoritmo prima che dai tuoi occhi di cielo, non ho sentito i tuoi piedini sulla pancia ma pugni sordi dalla Striscia dove cadono le tue sorelle.

Come ho fatto a strapparci al cemento di casa non so – reggono questi muri e quelli crollano sulle mie amiche -. Cento passi nel verde – il divorato per primo – , solo graffi di asparagi e cardi prima di trarci in salvo.

Non mi hanno affondata macerie ma l’abbraccio terrestre, carezze d’aria- non spari – mi hanno arresa, nessun drone scalfiva il celeste, ma rondini nere.

Via il sangue e i detriti dagli occhi, lavata intera, riaccordata al respiro vivente. La tua voce di cristallo si è posata tra le foglie e con un bacio hai chiamato il fiume di latte.

Latte che unisce la mia amica e sua figlia, sotto assedio. Latte che ci bagna insieme migliaia di miglia distanti, quando gli occhi si incontrano oltre le fiamme.

Come graziate, siamo tornate – cento passi sotto il fuoco di mezzogiorno – . Il cielo che ci copre insieme vive e morte portava un boato di ferri di guerra. Dai rami di una quercia si è alzata una colomba con ali di latte.

Alice Maddalena Di Lauro

alicedilauro@gmail.com

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