
Ogni società sceglie quali competenze trasmettere ai propri figli.
Se per i romani bisognava padroneggiare perfettamente la retorica, le arti della persuasione, ma anche la musica e l’astrologia, oggi le scuole ancora faticano a trovare la quadra tra saperi tradizionali quali leggere, scrivere e far di conto; competenze trasversali che camminano in bilico tra impegno civico e educazione alla legalità; nuove tecnologie e loro utilizzo.
Ci sono però una serie di competenze più sottili, che si apprendono vivendo, e che vengono perseguite a vari livelli da più generici attori sociali adulti: riconoscere quando una conversazione sta per interrompersi; capire da un’espressione del volto se qualcuno desidera intervenire o rimanere in silenzio; attendere il momento giusto per parlare; orientarsi in una città sconosciuta; restare immobili davanti al mare senza cercare qualcosa da fare; approcciarsi alla musica in modo organico anziché normativo.