carezze al fosforo sui muri della Striscia di Gaza

e i minareti che tremano

fra le macerie della moschea di Al-Faraj

bagliori d’Occidente solcano il valico di Rafah

sul campo di concentramento a cielo aperto

della democrazia.

gli aranceti bagnati dai raid all’uranio impoverito

diventano spiagge per i resort

con vista sul genocidio di Remal e Nuseirat

– le periferie assediate di una nuova Nakba

fuggono verso i campi profughi del sud

sotto l’estate torrida

della Ragion di Stato.

ed i consigli di amministrazione

delle agenzie internazionali

per gli aiuti umanitari

si contendono i posti di blocco

con i tenenti colonnello

mentre offrono l’abbraccio

di divisioni corazzate

alle ambulanze che soccorrono le grida

strozzate perché rivolgono al mondo

una parola d’infanzia.

il gabinetto di guerra sionista

prepara le razioni di acqua

per la pulizia etnica

ed i cecchini dell’IDF

affinano lo sguardo degli F35

sopra la folla di rifugiati

in fila per un sacco di farina

– fra le famiglie che prendono d’assalto

i furgoni del World Food Programme

strappati come brandelli di carcasse

lungo le pianure dell’esodo

verso i depositi alimentari.

e i legionari con la Stella di David

rastrellano i cunicoli

sotto i reparti ospedalieri

alla ricerca dei capri espiatori

di più di settant’anni di apartheid

all’ombra dei melograni

piantati dai coloni

oltre i confini insanguinati

di una Terra Promessa.

Edoardo Olmi

edoardo.olmi@gmail.com

Foto di Emad El Byed

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