Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia e inconsapevolezza sono la stessa cosa. (Orwell, 1984)

Nell’articolo precedente,”La tranquillità è un modo di viaggiare, non una destinazione”, scritto agli inizi di marzo, e che puoi leggere sul sito di Matrika (clicca qui), riflettevo sull’attuale situazione a partire da un punto di vista prettamente spirituale e contemplativo: la tranquillità, la stabilità e la chiarezza della mente non sono (solo) un obbiettivo da raggiungere, ma più propriamente sono un modo di viaggiare, un modo di osservare le cose, un atteggiamento nei confronti della vita che ci permette rispondere in modo appropriato alla situazione contingente, oltre che aiutarci a diminuire, se non a far cessare completamente, la sofferenza.
Di seguito, in modo molto sintetico, vorrei proporre alcune considerazioni, ampliando l’orizzonte a 360 gradi: lo scopo è quello di promuovere una riflessione autonoma nel lettore che, forse, è intrappolato nella narrazione dominante.
Inizio con una citazione di Raimon Panikkar, che, sebbene scritta molti anni fa, ha una attualità sconcertante.
La critica tradizionale al paradigma scientifico sostiene che esso non lascia spazio a Dio; al che gli scienziati rispondono che non ce n’è bisogno. Di contro, la mia critica al paradigma scientifico afferma che essa non lascia spazio per l’Uomo. Il grande assente nel mythos scientifico è l’Uomo. Vi sono una quantità di Dei, sotto forma di buchi neri, galassie e infinità grandi e piccole, limiti, soglie e via dicendo. I demoni sono legioni: le scienze biomolecolari forniscono una virologia sterminata quanto la demonologia medioevale, e l’uomo moderno, per quanto “medicalizzato”, si muove impaurito e tremante in mezzo ad un mondo invisibile di germi e virus di ogni genere. (Raimon Panikkar, Il ritmo dell’essere, Jaca Book, pag. 513)

È proprio questo uomo tremante e impaurito, questo uomo senza più riferimenti spirituali, filosofici ed etici che è preda di una narrazione ufficiale che deliberatamente restringe la visuale al solo ambito medico, e che in modo tremendo e incessante alimenta da mesi la paura.
Per riflettere e comprendere i processi storici, sociali, economici, politici e tecnologici della presente situazione consiglio la lettura dei seguenti tre libri, scritti tra il 2017 e il 2019:
1. Adam Greenfield, “Tecnologie radicali – Il progetto della vita quotidiana” (2017)
2. Yuval Noah Harari, “21 lezioni per il ventunesimo secolo” (2018)
3. Shoshana Zuboff, “Il capitalismo della sorveglianza” (2019)

Questi testi mostrano con chiarezza che ciò che stiamo vivendo ora è un’impressionante accelerazione di processi già in atto da lungo tempo, e non qualcosa di nuovo dovuto all’apparire inaspettato di un virus. Ovviamente non sono la verità, ma rappresentano degli utili strumenti per riflettere autonomamente e sviluppare la conoscenza dei processi in atto, e quindi essere meno condizionati da tali processi, ritrovando uno spazio di libertà, almeno interiormente.
Riflettendo autonomamente può essere utile ricordare che la nostra conoscenza, come quella degli autori dei libri citati, e, più in generale, come quella di scienziati, esperti, tecnici è sempre in relazione ad un osservatore specifico, a un osservatore in carne ed ossa. Anche gli scienziati, i tecnici, i giornalisti, i politici, come chiunque altro, tengono famiglia, hanno ambizioni di carriera, amano la ricchezza e gli agi, hanno pregiudizi, compiono errori, e alcuni (non tutti) sono totalmente corrotti. “Tutto ciò che è detto, è detto da un osservatore”, e “l’oggettività è l’illusione che le osservazioni possano essere fatte senza un osservatore” hanno affermato rispettivamente Francisco Varela e Heinz von Foerster, scienziati ed epistemologi di primo piano del secolo scorso. Noi possiamo aggiungere che alcuni “osservatori” sono pagati profumatamente per dire certe cose.
Inoltre, molto incisivamente, lo scrittore Upton Sinclair ha affermato: “È difficile indurre un uomo a capire qualcosa, quando il suo stipendio dipende dal fatto che non capisca proprio quella cosa!
I libri hanno la funzione di una lente di ingrandimento che ci permette di vedere più chiaramente ciò che c’è proprio sotto i nostri occhi. E che cosa c’è sotto i nostri occhi?

Una lista sintetica, e certamente non esaustiva dei processi in atto, tutti fra loro reciprocamente correlati, è la seguente:
 digitalizzazione e virtualizzazione di ogni aspetto della nostra vita. Il lavoro è diventato smart working, lo studio è diventato Didattica a Distanza (DAD); i teatri, i cinema e tutti i luoghi di cultura, di divertimento e di socialità vengono progressivamente chiusi, persino la spiritualità è diventata on line. I piccoli e medi negozi chiudono, mentre la grande distribuzione internazionale on line prospera e si espande sempre più. L’utilizzo del denaro contante viene scoraggiato e reso sempre più difficile, se non proprio bandito, e si parla apertamente di introdurre una moneta digitale, a livello delle singole nazioni e a livello mondiale.
 eliminazione delle libertà individuali e sociali, con relativa militarizzazione della società, e aumento degli strumenti di controllo e sorveglianza. Le costituzioni degli stati e le libertà individuali conquistate nell’arco di centinaia di anni vengono progressivamente svuotate, sospese e di fatto eliminate. Dappertutto sono presenti telecamere a cui è possibile aggiungere con facilità il riconoscimento facciale (ammesso che non lo si stia già usando). Il tracciamento dei nostri spostamenti, che sia fatto semplicemente utilizzando i dati di geolocalizzazione, oppure attraverso apposite applicazioni è già una realtà. Poiché ogni aspetto della nostra vita viene portato on line, digitalizzato, l’accumulazione di un’enorme quantità di dati aumenta esponenzialmente. Attraverso software di intelligenza artificiale, attraverso algoritmi sempre più sofisticati, i dati memorizzati sono sottoposti ad analisi, correlazione, profilazione, ecc: sono manipolati in modo da estrarre informazioni che possono essere usate per un controllo capillare, sulla singola persona. Sensori biometrici e interfacce uomo-macchina sempre più sofisticati e invasivi, alcuni dei quali impiantabili all’interno del corpo, aprono scenari da fantascienza non certo rassicuranti.
 aumento delle disuguaglianze sociali ed economiche, insieme alla progressiva eliminazione della classe media. Secondo OXFAM l’uno per cento più ricco del mondo possiede più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone, oppure, secondo inequality.org, l’uno per cento più ricco possiede il 44% della ricchezza mondiale. Le attività proprie della classe media come i lavori impiegatizi oppure bar, ristoranti, attività turistiche, piccole imprese, artigiani e partite iva, stanno scomparendo o vengono distrutte e la ricchezza della classe media è trasferita alle elite dominanti.
Sebbene la riflessione sugli aspetti medici del Covid-19 sia certamente importante e utile, se ci restringiamo a questa unica prospettiva non comprendiamo quello che sta veramente avvenendo proprio sotto i nostri occhi. È in atto una trasformazione politica, sociale, economica, antropologica dell’uomo che è veicolata sia attraverso la tecnologia e sia attraverso una idolatria scientista disumanizzante, un becero dogmatismo scientifico diventato religione oppressiva, totalitaria, che, paradossalmente, non ha niente a che vedere con il metodo scientifico, ma anzi è antitetico al genuino spirito di ricerca.
Ovviamente questa trasformazione nichilista e disumanizzante non è casuale, ma viene indirizzata e guidata.
Alla base di questa trasformazione c’è una visione autoritaria e nichilista del mondo e dell’uomo, un modo di vedere che è contro la Natura e contro l’Uomo, una visione distopica orwelliana che sta cominciando a materializzarsi nelle nostre vite, e che, se non viene denunciata e contrastata, ci porterà all’autodistruzione.
Raimon Panikkar ha affermato:
Il problema è se la cosmologia moderna offra o meno un quadro del mondo reale in cui l’Uomo possa sviluppare tutte le sue potenzialità e raggiungere quella pienezza di vita alla quale tutti aspiriamo. La cosmologia moderna è un habitat per l’Uomo? La cosmologia scientifica non può offrire un mondo in cui ci sentiamo a casa, a meno che non si riduca l’Uomo a macchina “pensante” razionale, “che pensa” a come risolvere problemi (problem solving). Questo menomerebbe tanto la realtà quanto l’esperienza umana. (Raimon Panikkar, Il ritmo dell’essere, Jaca Book, pag. 493)
Ognuno di noi può chiedersi se la cosmologia moderna, e in particolare il modo di vedere proposto dai politici, dai giornalisti, dagli economisti, dagli scienziati e dai filosofi che supportano questa società distopica orwelliana, offre veramente uno spazio in cui l’Uomo possa raggiungere la pienezza della Vita, o anche semplicemente in cui l’Uomo possa vivere con dignità e libertà?

Pietro Thea

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