Le società fondate sul modello economico occidentale, strutturate sulla delega e sul profitto, tendono a rimuovere dalla coscienza individuale e collettiva il senso della morte, la sua profonda importanza per significare la vita stessa nell’ambito della ciclicità della natura di cui siamo parte.

L’Associazione Braccialetti Bianchi nasce nel 2015 con l’intento di assistere i malati giunti alla fine della loro vita e le loro famiglie, focalizzando in particolar modo il profondo contatto umano grazie al quale è possibile stabilire una relazione profonda di sostegno delle persone in difficoltà, al di là di ogni credo o fede personale del malato o del volontario stesso. Questo per accompagnare i pazienti e i famigliari verso l’accoglienza della morte ineluttabile e sostenere chi resta nell’elaborazione del lutto.

Se decidi di ricominciare ci sono due possibilità: o hai la volontà di farlo oppure una crisi, un lutto, un dolore ti hanno costretto a metterti in discussione. In ogni caso solo tu puoi trasformare la tua vita, nessuno lo può fare al posto tuo.” – Il libro “Ricominciare” Edizioni Mondadori, da cui prende il titolo il Webinar – “ti accompagna nel processo di rinascita, nell’avventura di “rimettersi al mondo”, magari più volte nell’arco di un’esistenza, adottando una nuova e differente forma.” L’autrice, la filosofa Laura Campanello, è ospite di una delle serate del Death Café dell’Associazione Braccialetti Bianchi, in cui in genere piccoli gruppi di persone si incontravano in un Bar pubblico, con dei facilitatori scelti per permettere ai presenti di condividere le loro esperienze in riguardo alla morte e che per via della pandemia è stata presentata in streaming invece che in presenza.

Qui Laura condivide:

“Quando siamo al cospetto della sofferenza legata al dolore di una malattia terminale o di un lutto, ci rendiamo conto che l’essere umano è in grado di tollerare e trasformare anche i dolori che apparentemente sembrano più capaci solo di inchiodare la persona al dolore e alla disperazione. L’essere umano riesce il più delle volte, soprattutto se non abbandonato a se stesso,  a trasformare e a dare respiro di nuovo anche all’esperienza più dolorosa.

Ogni volta che incontriamo una persona che ci porta il proprio sgomento davanti ad un lutto, il proprio dolore davanti ad un limite, la propria paura davanti alla malattia o alla morte imminente, dobbiamo accettare che con quella persona entriamo in un mondo nuovo, che non conosciamo…

Non andiamo nelle stanze dei nostri pazienti facendo finta che non sono malati terminali, noi oggi non costruiamo il nostro futuro facendo finta che il Covid non esiste, poichè costruiremmo un futuro di illusione. Fidandoci dell’essere umano possiamo stare anche nella sofferenza e nominare il dolore, nominare la morte, lasciare che il dolore emerga e fidarci della capacità che proprio nel momento in cui accettiamo di vedere la vita per quella che è e non solo per quello che vorremmo che fosse, allora possiamo, intimi alla paura e al limite, riuscire a trovare tutte quelle risposte creative, generative, quasi di resurrezione in vita, che noi possiamo mettere in atto.”

Buona visione.