Se c’è qualcosa che ha una cattiva reputazione, oggi, è l’immaginazione.
“Te lo stai immaginando” è una frase che usiamo per screditare, ed ha una valenza negativa. O ancora: “è tutto frutto della sua immaginazione”, per dire che è un qualcosa di non vero, di non reale. Tra i sinonimi del termine “immaginazione”, troviamo “finzione”. Eppure, l’immaginazione potrebbe essere il ponte da ristrutturare per riscoprire la magia dell’esistenza e la presenza del sacro nella vita di tutti i giorni.

Cos’è l’immaginazione?

L’immaginazione non è una cosa. Non è un muscolo da rafforzare o una parte del cervello da sbloccare. Non è un qualcosa che viene conferito a poche creature elette. Inerente a tutte e tutti noi, l’immaginazione è una realtà – diversa da quella in cui viviamo comunemente – in cui i visionari e le visionarie hanno sempre viaggiato per raccogliere nuove immagini e idee da questo terreno sacro per guidare, stimolare e ispirare.

Razionalismo vs immaginazione

Con il passare degli anni, il razionalismo ha preso possesso della nostra immaginazione collettiva, e abbiamo smesso di viaggiare nel mondo immaginario, esaurendo le nostre risorse e fratturando il mondo interiore. Stanchezza, esaurimento di ogni energia e solitudine sono diventati la normalità. La mente razionale non può più essere l’unica lente con cui comprendiamo le cose. Di certo abbiamo bisogno di questa sviluppatissima parte della nostra consapevolezza per progredire e funzionare nella società, ma le abbiamo permesso di crescere in maniera mostruosamente forte. E, come un muscolo troppo sviluppato prende il sopravvento su altri muscoli, la sua controparte, l’immaginazione, è diventata particolarmente debole. Il razionalismo ha prevalso nella nostra società occidentale negli ultimi 400 anni, e questo ha limitato la nostra capacità di immaginazione in un periodo in cui abbiamo un disperato bisogno di saggezza e di creatività.

Tornare a immaginare

Come possiamo risvegliare la capacità mistica di percepire e connetterci alla saggezza del mondo immaginario, quello che nel sufismo viene chiamato “aprire l’occhio del cuore”?
Dobbiamo iniziare ricordando, ricordando quello che abbiamo sempre saputo: il mondo dell’immaginazione e dei sogni è quello che dà un significato e una direzione alla vita. Forse lo sapevamo nella nostra infanzia – e diventando adulti abbiamo dimenticato – forse lo riscopriamo nella memoria ancestrale, ma questa è una conoscenza che già abbiamo.

L’immaginazione non è isolata ai nostri cervelli, ma è connessa a una psiche condivisa, quella che Carl Jung chiamava l’inconscio collettivo, o reame archetipo. Da questa prospettiva, l’immaginazione non è una facoltà, ma un campo di collaborazione: un posto di scambio tra quello che tu sai e un qualcosa che sa più di te. Non è una tua invenzione, né qualcosa che ti viene dato: è uno scambio partecipatorio, una collaborazione che genera saggezza e significato nella nostra vita.

E perché questo avvenga, devono esserci le condizioni giuste, condizioni che possiamo creare, per aprire l’occhio del cuore. Eccoti delle idee:

  1. Leggi o ascolta storie, miti, racconti antichi… Questi nascono dall’immaginazione collettiva, e infatti troviamo gli stessi temi in varie parti del mondo. Ottimi esempi sono le storie raccontate da Clarissa Pinkola Estés nel suo libro Donne che corrono con i lupi, oppure i miti greci.

  2. Prenditi dei momenti di pausa dalle richieste del mondo esterno. Nota le dipendenze che spesso abbiamo da sostanze o attività (come guardare il telefono) che riempiono ogni vuoto sacro. È proprio nei momenti in cui non si fa nulla che accade la magia.

  3. Impara a stare nel non-sapere. Ci vuole coraggio, perché ci si ritrova soli di fronte al proprio Sé selvaggio, al mistero, al dubbio, alle incertezze. Riuscire a stare, senza voler dare una spiegazione logica, è necessario per sanare il divario tra noi stessi e la nostra originalità. Un altare in casa aiuta a ricordare il nostro cammino, in mezzo a mille dubbi.

  4. Ascolta il tuo corpo. “Il posto di intersezione tra i mondi interni e quelli esterni, ed è in questo corpo che diamo presenza alla loro riconciliazione” (Toko-Pa Turner). Corpo e psiche sono indivisibili, e creare una consapevolezza corporea ci permette di percepire i campi energetici, notare i cambi di umore, sentire quello che ci viene detto, intuire quello che sta per succedere e comunicare senza parole.

  5. Apprezza le risposte. Interagire con il mondo dell’immaginazione non è facile, ma con fiducia, umiltà e ascolto puoi sicuramente cominciare a notare come il mondo immaginario risponda alle tue richieste. Come in ogni conversazione, è necessaria la reciprocità, quindi possiamo avanzare delle richieste, ma dobbiamo anche restare in ascolto e capire cosa ci viene chiesto.

  6. Scrivi quello che immagini. Rendi concreto e visibile quello che la tua immaginazione ti comunica attraverso la scrittura fisica, su carta.

  7. Passa del tempo in natura. Non c’è nulla di più nutriente per l’immaginazione dello stare nella natura selvaggia: alberi, boschi, montagne, mare, luoghi in cui i confini del tempo si allungano.

  8. La contemplazione, la musica, il canto, i tamburi, i rituali, le camminate e il gioco sono altre maniere con cui possiamo coltivare la nostra intimità con il mondo immaginario.

Sopravvivere al dolore

Spesso abbiamo sofferto così tanto nella nostra vita che abbiamo perso ogni fiducia in qualcosa di diverso. Abbiamo perso la fiducia in noi, nel nostro corpo e nella possibilità che le cose cambino. Questo dolore ci isola dalla magia. Pensiamo che trovare un significato, nella vita, debba essere un percorso piacevole, di amore e luce, senza dolore e sofferenza. La maggior parte delle volte, invece, il vero cambiamento avviene solo dopo un evento che ha distrutto ogni nostra certezza, scardinato ogni porta e che ci ha fatto toccare il fondo. E a volte la distruzione è l’unica maniera per fare spazio a qualcosa di nuovo.

Questo non è comprensibile se si è nella parte acuta del dolore, ma spesso il disincanto e la perdita di significato sono esattamente ciò che permette nuove prospettive. Se tutto rimanesse uguale, nulla cambierebbe. Provare rabbia, tristezza, delusione è necessario, ma quando siamo pronte, dobbiamo attivamente rivolgerci verso nuove ricerche e immaginare il cammino davanti a noi.

Immaginazione: il sacro nel quotidiano

Quando recuperiamo la capacità di immaginazione, notiamo spesso un aumento di magia, chiaroveggenza, precognizione, sincronicità e altre abilità misteriose. Questi sono tutti segni che siamo sul cammino giusto. Se la ragione ci permette di organizzare i pensieri e i sensi nel mondo fisico, l’immaginazione ci permette di percepire e interagire con il sacro.

E il risultato non è quello di distaccarsi dal mondo, ma piuttosto di amare maggiormente questo mondo, perché riscoprire il mondo immaginario dà un senso alla nostra vita, ci permette di scoprire il nostro cammino, di comprendere in profondità i ritmi della natura, di accedere alla nostra creatività e originalità, e di prendere consapevolezza che ogni essere su questo pianeta ha un’anima, una vita, una morte e una rinascita e che realmente siamo, tutti e tutte, legati da relazioni molto più profonde di quanto pensiamo.

Vi auguro un settembre pieno di fantasticherie, sogni a occhi aperti e movimento corporeo, perché il processo di guarigione e di pace ha bisogno di una spinta in più in questa era in cui viviamo.

Con affetto, sempre,

Caterina Allegra

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