Evento online di Thomas Hübl del 6 marzo 2022

Ciao a tutti,

Siamo qui insieme – credo – perché siamo tutti profondamente colpiti – in qualsiasi modo possiamo essere colpiti – dall’attuale situazione in Ucraina, in Europa, in Russia e nel resto del mondo.

Ho sentito un impulso molto forte a fare questo discorso oggi. Da un lato nella prima parte del nostro discorso parlerò semplicemente degli effetti del trauma e del trauma collettivo, della situazione attuale e di come ognuno di noi può usare personalmente alcuni strumenti e pratiche che possono aiutarci in questi tempi – parlerò di relazioni personali e di strumenti e pratiche collettive -, ma voglio anche parlare dell’eredità che ci è stata trasmessa da una lunga storia di guerre e conflitti in Europa – intendo nel mondo intero, ma oggi ci limitiamo all’Europa -. Nella seconda parte avremo alcune condivisioni e voci e la presenza insieme.

Prima di iniziare invito voi e tutti quelli che stanno ascoltando in questo momento, dato che è un momento molto forte che potrebbe toccarci intensamente, a prestare attenzione per un momento al nostro stato interiore. Ognuno ha un’esperienza interiore in questo momento e si sente in un determinato modo riguardo alla situazione. Il tuo sentire riguardo alla situazione ha una dimensione fisica: nel tuo corpo fisico potresti essere molto stressato, o rilassato, o teso, o molto chiuso, o aperto… Così ci prendiamo un momento per vedere come mi sento in questo momento mentre entro in questo discorso, nel mio corpo, come sono colpito emotivamente… e non dimentichiamo che a volte siamo così colpiti emotivamente da non riuscire più a sentire nulla perché siamo troppo carichi: anche questo è molto valido, quindi è bene che ne sia consapevole. La mia mente potrebbe correre, la mia mente potrebbe essere calma…

E ora solo per un momento guardate a come siete stati colpiti nelle ultime due settimane dalla situazione, dal fatto che c’è di nuovo una guerra in Europa, e poiché molti di noi qui hanno radici in Europa (attraverso la storia del ventesimo secolo fino ad ora siamo tutti collegati agli eventi attuali), potremmo passare attraverso forti triggers emotivi ed esperienze e per questo abbiamo bisogno di una pratica. Se non vogliamo sopprimere tutto questo, allora abbiamo bisogno di una pratica. Desidero parlare di questa pratica ora e alla fine di questo discorso dal vivo faremo un’altra pratica.

Negli ultimi vent’anni – e particolarmente negli ultimi dieci – ho viaggiato per il mondo parlando molto dell’impatto del trauma, ma in particolare del trauma collettivo, perché lavorando con i tremendi postumi della seconda guerra mondiale e dell’Olocausto in Europa, in Germania, in Israele, abbiamo visto quanto profonde siano le ferite indigeste. Anche se pensiamo che sia passato molto tempo, vediamo che le generazioni stanno lottando con i postumi di violenze e guerre massicce. Penso che nella situazione attuale – lo abbiamo già visto attraverso la pandemia di Covid, lo vediamo ora e lo vedremo in grande misura attraverso il cambiamento climatico – sia assolutamente necessario lavorare sulla restaurazione collettiva che la nostra cultura deve attraversare.

Nella situazione attuale potrei essere personalmente molto colpito, quindi voglio parlare un po’ di diverse cose che possiamo fare in questo momento dalla prospettiva dell’Io, dalla prospettiva relazionale e dalla prospettiva del Noi.

A livello individuale, quando ho visto l’invasione dell’Ucraina ho sentito uno shock tremendo. Mi sono svegliato la mattina e ho sentito una sensazione molto strana nel mio corpo. Ho visto le notizie e ho percepito uno shock tremendo… l’invasione di un Paese… Qualunque ne siano le radici – ne parlerò tra un momento – mi ha colpito molto fortemente.

Così ho avuto bisogno di una pratica che mi permettesse di stare con l’esperienza interiore che stavo attraversando senza sopprimerla ma digerendola. Dal momento che molti dei nostri nonni hanno combattuto una guerra terribile in Russia e hanno causato un sacco di traumi, siamo intrinsecamente connessi attraverso le nostre radici alla guerra che sta accadendo ora. All’interno dell’inconscio collettivo c’è un campo traumatico su larga scala che collega tutti noi. E così le emozioni, i sentimenti e anche la distanza o la chiusura o il dire “No, questo è tutto troppo per me” – che è una cosa molto valida da dire – sono parte della mia esperienza attuale a cui posso portare consapevolezza. Così in questo momento in cui vediamo molte persone che soffrono potremmo immediatamente voler agire (“Ok, cosa posso fare?”) e questo è molto importante perché posso fare qualsiasi cosa sia nella sfera della mia influenza (sostenere i rifugiati, donare soldi, offrire lavoro, sostenere una ONG…), anche se non so cosa fare posso guardarmi intorno e dire “Ok, quali sono le cose che posso sostenere?”. Molte persone hanno delle idee, possiamo veramente fare qualcosa. Ma allo stesso tempo l’esperienza interiore che stiamo vivendo non è un ostacolo sulla strada, è parte della strada. Questo è molto importante perché molti pensano che ciò che stanno attraversando interiormente debba essere soppresso per essere in grado di agire. Quello che sto dicendo è che invece la nostra esperienza interiore ha un grande valore perché è collegata al campo del trauma collettivo ed è parte del trauma che spesso ci è stato trasmesso attraverso i nostri antenati (genitori, nonni, bisnonni…) ed è ancora vivo in noi, quindi è necessario prenderlo seriamente senza esserne sommersi.

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Ora vorrei parlare un po’ del trauma, per tutti coloro che forse sono nuovi all’argomento. Quando parliamo di trauma parliamo di effetti travolgenti, esperienze travolgenti che non posso digerire, o dolore talmente soverchiante che non posso sperimentare, e io divido la mia realtà in “c’è molto stress” e poi “c’è così tanto dolore che ho bisogno di spegnerlo”, e una volta spento divento insensibile. Così ad esempio quando guardo il telegiornale mi sento semplicemente insensibile, mi sento distante, non posso reggerlo. E questa è un’esperienza valida, non è un errore, non c’è qualcosa di sbagliato in me. Oppure ci potrebbe essere molto stress e reattività. Questo non significa che c’è qualcosa di sbagliato in me, significa solo che l’esperienza attuale sta toccando un trauma molto più profondo in me. E una volta assodato che questo non è un errore, ma è qualcosa per cui abbiamo bisogno di pratiche, strumenti, relazioni che ci permettano di elaborarlo, possiamo passare alla seconda parte: avere relazioni di sostegno, dove possiamo parlare delle cose, invitiamo amici, ci riuniamo, ci scambiamo, abbiamo anche un supporto professionale per elaborare ciò che sta emergendo in noi. Quando entriamo in relazione, il potere del nostro sistema nervoso, il potere del vero ascolto premuroso è molto importante. L’ascolto premuroso aiuta le altre persone che ascoltiamo a condividere ma anche a co-regolarsi: due sistemi nervosi che co-regolano lo stress e possono portarsi l’un l’altro in una capacità più rilassata in modo da poter davvero andare nella risoluzione dei problemi. E così la relazione umana è uno dei migliori rimedi in situazioni fortemente travolgenti o traumatizzanti e l’ascolto e la condivisione sono molto potenti.

La terza parte è il collettivo. Il collettivo ha un interno e un esterno. L’esterno collettivo è quello che vediamo quando molte persone si uniscono per sostenere una situazione: sistema di supporto, sistemi di soccorso, tutti i tipi di bisogni fisici che possono essere soddisfatti, noi possiamo contribuire a questo. Allo stesso tempo, quello che facciamo ora è l’interno collettivo. Creiamo spazi in cui siamo testimoni gli uni degli altri, abbiamo spazi di testimonianza e di digestione nello spazio collettivo che ci aiutano a processare le esperienze collettive. E credo che, dato che non è ancora noto a tutti quanto sia profondo il trauma collettivo nelle nostre società, credo che ogni Paese necessiti che sia scritto nella sua Costituzione che dobbiamo avere processi riparativi, come è accaduto negli ultimi trent’anni: avremmo dovuto fare molto più lavoro nella guarigione collettiva di quello che abbiamo fatto. E penso che ciò che sta succedendo ora sia come un campanello d’allarme rosso, perché la guerra che vediamo oggi in Ucraina è qualcosa che si è costruito in molti anni, a partire dal torpore collettivo e dall’assenza che ha portato a varie decisioni che sono state prese e che hanno aggravato la situazione fino a quella che vediamo oggi. E così ora è così aggravata che dobbiamo occuparci delle necessità e delle sicurezze più vitali, questo è vero, allo stesso tempo dobbiamo mettere in atto misure per affrontare il trauma collettivo che porta a questo. Perché stiamo dicendo, e penso che individualmente molte persone lo stiano dicendo, “questo è il modo in cui dovrei farlo” o “questo è il modo in cui possiamo farlo”, ma poi guardiamo la nostra vita e come viviamo realmente differisce da come dovremmo farlo, così l’idea che ho nella mia mente di come dovrebbe essere la vita non corrisponde pienamente al modo in cui vivo, quindi non posso “praticare” il mio discorso. E quando guardiamo la società, cosa vediamo nella società? Vediamo due diversi tipi di processi. Vediamo processi emergenti, relazionali, creativi, innovativi e caldi, processi in cui ci sentiamo connessi, in cui ci sentiamo legati, in cui ci sentiamo gli uni con gli altri. Allo stesso tempo, quando guardiamo la società, vediamo processi non emergenti, ripetitivi, non correlati, distanti e freddi, che sono prevedibili e che accadono ciclicamente più e più volte. Conosciamo questi processi ciclici nelle nostre vite individuali: i conflitti che emergono più e più volte, i modelli interiori, i modelli di relazioni esterne che emergono più e più volte, e quando guardiamo indietro nella storia vediamo la ripetizione di questi modelli ricorrenti, che si presentano come guerre ricorrenti, conflitti ricorrenti e anche modelli collettivi ricorrenti. E credo che dobbiamo smettere di chiamare questo “società”: gli schemi ricorrenti vivono nel passato. Molti dicono che la storia è alle nostre spalle, è il passato. Io direi di no, la storia non è il passato. La storia, la storia integrata, è presenza. Centinaia di migliaia di anni di vita ci hanno portato a questo momento. È sedimentata in tutti noi. Tutti quelli che stanno ascoltando in questo momento, io che sto parlando in questo momento e voi quando state parlando, state parlando di centinaia di migliaia di anni di storia. La storia integrata è presenza. Ma la storia non integrata, la storia che era troppo intensa da attraversare, la storia che era troppo dolorosa, che è stata scissa e rimandata – ciò che oggi chiamiamo trauma -, quella storia è il passato, quella storia crea separazione, quella storia crea “Noi contro di loro”. Così la storia non integrata che è profondamente incorporata in molti processi della nostra società, questi processi non vivono ora, sono ostaggi del tempo, ma ci riguardano ora. Questo è molto importante.

Credo che abbiamo bisogno di un discernimento molto più elevato per poter distinguere questi due tipi di processi e sapere come occuparcene. E a volte, dato che siamo tutti cresciuti nel trauma collettivo, quando i nostri genitori o nonni o bisnonni sono stati nella Prima Guerra Mondiale, nella Seconda Guerra Mondiale, nella Guerra Fredda, in qualsiasi tipo di importante trauma collettivo che la nostra società ha attraversato, siamo cresciuti nell’acqua che aveva la qualità del trauma ovunque, e per questo lo abbiamo normalizzato. Non perché siamo buoni o cattivi, di fatto normalizziamo il trauma, diciamo “La vita è così”, “Il conflitto si ripete sempre”. Anche nelle nostre vite individuali ci sono certi conflitti e argomenti che ritornano ciclicamente. Ecco perché dobbiamo creare un riconoscimento che molto più alto di quando diciamo: “La vita non è così”, “La vita è così e fa male”. E una volta che nominiamo la cosa reale possiamo anche prenderci cura della cosa reale. Per questo credo che oggi che siamo tutti molto colpiti dall’attuale situazione in Europa, in Ucraina e in Russia, abbiamo bisogno di abitare spazi collettivi dove creiamo il giusto ambiente. Guarigione e integrazione significa che siamo in grado di creare l’ambiente giusto per integrare l’esperienza. Integrare l’esperienza significa imparare. Quando integriamo le nostre esperienze impariamo, quando integriamo i traumi impariamo. Nel permafrost dell’Europa, nel livello traumatico che attraversa tutta l’Europa ci sono molti strati di apprendimento etico che sono ancora congelati. Immaginate che ci sia del ghiaccio, all’interno del ghiaccio ci sono le ferite non restaurate, le ferite etico-relazionali non restaurate. L’Olocausto è un’enorme ferita etica non restaurata che non è stata ancora sanata. Sciogliendo gli strati del trauma arriviamo alla fine al ripristino della relazione, arriviamo al luogo della trasgressione originale e dobbiamo integrare quella trasgressione originale e trasformarla in apprendimento post-traumatico. Perché se non ci prendiamo cura degli strati congelati di apprendimento etico che ancora non abbiamo raccolto, non sapremo come affrontare l’intelligenza artificiale, non sapremo come affrontare le armi nucleari, non sapremo come affrontare l’ingegneria genetica perché non avremo l’affinamento etico di cui abbiamo bisogno per il processo innovativo attuale. Ed è per questo che la guarigione collettiva del trauma inizia con le esperienze che ci arrivano quando vediamo la situazione attuale, quando sentiamo la situazione attuale, quando molti di noi sono colpiti dalla situazione attuale. Questo è l’inizio dell’attivazione del trauma collettivo. Così molte persone sono molto disturbate, molto attivate, molto spaventate, molto insensibili o molto arrabbiate perché questo è il trauma collettivo che emerge in noi. E abbiamo bisogno di spazi per digerirlo perché altrimenti lo sopprimiamo e sopprimendolo temiamo il conflitto attuale. Se impariamo ad integrarlo togliamo il nostro apporto dal campo del trauma collettivo. E poiché il trauma crea assenza – assenza significa intorpidimento, assenza significa non sentire, assenza significa che posso sentirti un po’ ma non posso sentirti pienamente, posso sentire una situazione un po’ ma non posso sentirla del tutto – nell’assenza si costruisce l’escalation o il ripetersi del conflitto. Lo abbiamo visto negli ultimi trent’anni tra i paesi occidentali e la Russia, c’è molta insensibilità a causa dei campi di trauma collettivo e questo ha portato a un’escalation che conduce al conflitto attuale. Ed è per questo che credo che siamo chiamati a imparare e a studiare i processi di integrazione collettiva. Processi d’integrazione Est – Ovest dell’Europa, perché l’Est formale e l’Ovest formale dell’Europa non sono ancora stati integrati, non c’è stato un processo d’integrazione adeguato che abbia integrato l’Europa in una nuova Europa che ancora non conosciamo. Perché? Perché vogliamo imparare gli uni dagli altri. Io sono cresciuto a Vienna, qualcuno è cresciuto nell’ex Germania dell’Est, non conosco quell’esperienza. Ho bisogno di imparare da quell’esperienza per creare integrazione. E altre persone possono imparare dalla mia esperienza. Quando non c’è un apprendimento reciproco mettiamo semplicemente insieme le cose, ma c’è una frattura che attraversa l’Europa e anche molte parti del mondo. Il colonialismo ha lasciato molte fratture in tutta l’America Latina, in Africa, in molti altri posti. Quindi dobbiamo imparare l’arte dell’integrazione per creare culture integrate e più resilienti che possano partecipare alla collaborazione collettiva di cui abbiamo bisogno in questo momento per affrontare questo conflitto attuale. Per affrontare la minaccia del cambiamento climatico dobbiamo avere una diversa collaborazione globale. Così il sistema immunitario globale è la capacità di risonanza in ognuno di noi e la capacità di affrontare gli aspetti reattivi che potremmo sentire in questo momento, che sono i residui di come il trauma collettivo vive in noi individualmente (come trauma personale, trauma degli antenati e così via). Il sistema immunitario globale è lì dove tutti ci sentiamo attivati per contribuire fino a che forse un giorno il mondo intero si alzerà in piedi e quando vedremo un conflitto da qualche parte nel mondo risponderemo. E più di noi risponderanno davvero, più potere avremo sì di prenderci cura praticamente del conflitto ma anche di non lasciarlo nemmeno arrivare lì, perché avremo la possibilità di digerire, rompere i cicli di ripetizione prima che diventino manifesti. Per questo credo che tutti noi abbiamo la possibilità di raccogliere il potere, dapprima in questo momento per unirci e aiutare a risolvere unitariamente la situazione, ma mentre lo facciamo – e dopo – di avere un drastico cambiamento nel modo in cui ci relazioniamo con il residuo e la restaurazione che non è ancora avvenuta. E penso che questa sia la nostra vocazione. Stiamo vivendo in un tempo in cui creiamo culture più resilienti grazie ai processi di integrazione, diventiamo resilienti per affrontare le sfide globali.

Quello che mi piacerebbe fare ora è condurci per un momento in una meditazione. Siamo qui migliaia di persone che si riuniscono perché è importante per noi, ci riuniamo perché non sta succedendo solo laggiù, siamo tutti parte della situazione attuale. E mi piacerebbe che creassimo un campo di risonanza collettivo in cui siamo presenti e osserviamo qual è la nostra esperienza interiore. Lo facciamo insieme come migliaia di persone molto probabilmente da tutto il mondo. Io sono seduto qui ora e tutti noi siamo qui come testimoni in contemporanea, siamo qui per testimoniare e perché sentiamo di poter rispondere. Sentiamo di poter rispondere.

Entra un po’ di più e vedi cosa risuona con te, cosa risuona meno e anche qual è la tua connessione con il conflitto attuale. Se permetti a te stess* di avere i sentimenti che hai o permetti a te stess* di dire “Sì, quello che vivo è davvero troppo per me negli ultimi giorni e mi sento sopraffatt*” e porta compassione anche a questo. Puoi ricominciare con un paio di respiri più profondi… ricorda, il tuo corpo non ha solo 30, 40, 60, 80 o 90 anni, il tuo corpo è parte di un lungo lignaggio di vita, un lungo lignaggio di tradizione di vita. Così tanti dei vostri antenati sono andati incontro a difficoltà… guarigioni, sconvolgimenti… restaurazioni, crisi, risoluzioni… perché noi siamo seduti qui con tutte le lotte che non sono ancora state integrate, ma con tutta la saggezza e le conquiste che la vita ci ha consegnato.

Così molti di voi sentite il vostro corpo, in realtà state sentendo la saggezza della rivoluzione della vita, questa saggezza è presente nel vostro corpo fisico e questo vi rende parte del sistema immunitario globale, che vi rende parte della vita che sente la cura e vuole rispondere, che può dare, essere generosa. Allo stesso tempo il tuo corpo ospita anche le tua emozioni, si tratta di sentire le emozioni che puoi sentire, o la sopraffazione emotiva che senti, e allo stesso tempo possiamo portare consapevolezza all’esperienza e discernere dove c’è reattività e dove c’è risposta. O capacità di rispondere (respons-ability). E osserviamo anche tutto lo spazio che potete creare in voi stessi e che vi permette di digerire la vostra esperienza, di integrare l’esperienza che state avendo qui, giorno dopo giorno, dopo giorno. È un insieme di abilità interiori del cuore, è una costruzione di competenze che può riflettere, digerire e integrare la mia esperienza così da essere in grado di rispondere. Posso sviluppare la capacità di mettermi nei panni di tutti quelli connessi anche se è difficile, anche se la polarizzazione è più facile. Posso sviluppare la capacità di assumere una prospettiva, dare spazio alla mia esperienza o a quella degli altri ed entrare in uno spazio reciproco di collaborazione e contributo.

Il trauma si basa sulla scarsità. Nel trauma c’è sempre la mancanza di qualcosa. Ecco perché nelle crisi abbiamo bisogno di generosità. Se nelle crisi la soluzione è difficile da vedere, possiamo vedere almeno il passo successivo e così possiamo fare il passo successivo, e poi vedere il passo successivo, e in questo modo creiamo il percorso. Quindi abbiamo bisogno di responsabilità, generosità e del passo successivo. Perciò qual è il prossimo passo nella crisi attuale per te? Cosa puoi fare, quale contributo contiene il tuo prossimo passo? E qualunque cosa sia nel tuo campo di influenza, non importa quanto piccolo sia il passo (se senti che c’è solo una piccola influenza) o quanto grande sia il tuo passo (perché la vita ti ha benedetto con un grande raggio di influenza) ma tutti possiamo dare qualcosa e insieme siamo un’orchestra. Attraverso il dare stiamo creando una coerenza collettiva. Dare è generoso, il trauma crea scarsità. L’ospitalità, la generosità e la partecipazione diventano rimedi in tempi di crisi. Ultima cosa: è facile partecipare alla frammentazione, è molto più difficile creare inclusione e coerenza. Come possiamo tutti i giorni creare un po’ più di coerenza e integrare la frammentazione?

Traduzione a cura di Alice Di Lauro