La vita è relazione, vivere è relazione, ma viene prestata poca attenzione all’argomento. Qual è il tuo rapporto con un altro? Hai qualche relazione reale; o hai una relazione con il passato? Il passato con le sue immagini, esperienze, conoscenze, determina ciò che chiami relazione. Ma la conoscenza nella relazione provoca disordine. Se mi hai fatto del male, me lo ricordo; mi hai fatto male ieri, o una settimana fa, ciò rimane nella mia mente, questa è la conoscenza che ho di te. Quella conoscenza impedisce la relazione; quella conoscenza nella relazione genera disordine. Quindi la domanda è: quando mi fai del male, mi lusinghi, quando mi scandalizzi, la mente può cancellarlo in quel preciso istante senza registrarlo?

Quindi ci si chiede: riesci a vedere quel tramonto, quel bel viso, o la tua esperienza sessuale, o qualunque cosa sia, vederlo e finirlo, non portarlo oltre – sebbene quella cosa fosse di una grande bellezza o una grande tristezza o un grande dolore fisico o psicologico? Riesci a vederne la bellezza ed esserne colmato , completamente , non prenderne il controllo e conservarlo per il giorno successivo, il mese prossimo, il futuro? Se lo immagazzini, allora il pensiero ci gioca. Il pensiero è l’accumulo di quell’incidente di quel dolore o quella sofferenza o quella cosa che ha dato gioia.

Voglio vedere il tramonto, voglio guardare gli alberi, pieni della bellezza della terra. Non voglio ridurlo e il pensiero lo ridurrà. La mente non è uno strumento di confronto? Dici questo è meglio di quello; ti confronti con qualcuno che è più bello, che è più intelligente. C’è un confronto quando dici: “Ricordo quel particolare fiume che ho visto un anno fa, ed era ancora più bello”. Ti confronti con qualcuno, con un esempio, con l’ultimo ideale. Vedi il tramonto e lo confronti immediatamente con il tramonto precedente. Vedi una montagna e vedi quanto è bella. Poi dici “Ho visto una montagna ancora più bella due anni fa”. Quando paragoni, non stai davvero guardando il tramonto che è lì, ma lo stai guardando per confrontarlo con qualcos’altro. Quindi il confronto ti impedisce di guardare completamente.

Cosa sta realmente accadendo nelle nostre relazioni? Le nostre relazioni non sono auto-isolamento? Ogni attività della mente non è un processo di salvaguardia, di ricerca della sicurezza, di isolamento? Abbiamo così tanti valori; abbiamo costruito muri attorno a noi stessi di cui siamo soddisfatti, e occasionalmente c’è un sussurro oltre il muro; ogni tanto c’è un terremoto, una rivoluzione, un disturbo che presto soffocheremo. Quindi la maggior parte di noi non vuole davvero andare oltre il processo che si chiude su sé stesso; tutto ciò che stiamo cercando è una sostituzione, la stessa cosa in una forma diversa. In realtà stiamo cercando, non di andare oltre l’isolamento, ma di rafforzare l’isolamento in modo che sia permanente e indisturbato.

Molti di noi sono consapevoli di questa povertà interiore, di questa insufficienza interiore. Dici che è vuoto, gli dai un nome e pensi di averlo capito. La stessa denominazione della cosa non è un ostacolo alla sua comprensione? Non è una reazione abortiva, è un dato di fatto, e chiamandolo attraverso un nome, non possiamo dissolverlo – è lì. Sai qualcosa dandogli un nome? Mi conosci chiamandomi con un nome? Puoi conoscermi solo quando mi osservi, quando hai comunione con me, ma chiamarmi con un nome dicendo che sono questo o quello, ovviamente mette fine alla comunione con me.

È solo quando la mente tace che conosce l’amore, e quello stato di quiete non è una cosa da coltivare. La coltivazione è ancora l’azione della mente; la disciplina è ancora un prodotto della mente e una mente disciplinata, controllata, soggiogata, una mente che resiste, spiega, non può conoscere l’amore. Puoi leggere, puoi ascoltare ciò che viene detto sull’amore, ma questo non è amore. Solo quando metti via le cose della mente, solo quando il tuo cuore è vuoto delle cose della mente, c’è amore. Allora saprai cosa vuol dire amare senza separazione, senza distanza, senza tempo, senza paura – e questo non è riservato a pochi.

J.Krishnamurti

Estratto tratto dal libro “On Love and Loneliness” pubblicato recentemente da SAND