Quello che segue è il racconto dello psicologo Carl G. Jung della sua esperienza extracorporea durante l’attacco di cuore che ebbe nel 1944. La  descrizione che ci dà della Terra vista dallo spazio pubblicata nel libro “Memories, dreams, reflections” è coerente con quella che le immagini satellitari ci avrebbero mostrato solo alcuni decenni dopo.

Mi sembrò di innalzarmi su nello spazio. Molto lontano, sotto di me, vedevo il globo terrestre, immerso in una luce blu bellissima. Lontano sotto i miei piedi giaceva Ceylon, e in lontananza, sopra di me, il subcontinente indiano. Il mio campo visivo non includeva tutta la Terra, ma la sua forma di globo era nettamente distinguibile e i suoi contorni brillavano di un bagliore argenteo attraverso quella meravigliosa luce blu.

In molti posti la Terra sembrava colorata, o macchiata di verde scuro, come dell’argento ossidato. Molto distante, sulla sinistra, c’era l’ampia distesa giallo rossastra del deserto arabico; era come se l’argento della Terra avesse aggiunto là una tinta oro rossastro; poi c’era il Mar Rosso e molto molto indietro – come se fosse all’estrema sinistra di una mappa – potevo vedere solo un pezzettino del Mediterraneo. Il mio sguardo era diretto prevalentemente là. Tutte le altre cose avevano un aspetto indistinto. Potevo anche vedere l’Himalaya coperto di neve, ma in quella direzione era nebbioso o nuvoloso. Non guardai affatto a destra. Sapevo che ero sul punto di lasciare la Terra.

Più tardi scoprii che l’altezza che si dovrebbe raggiungere nello spazio per avere una vista così estesa è di circa un migliaio di miglia!

La veduta della Terra da quell’altezza è la cosa più fantastica cha abbia mai visto

Carl Gustav Jung

Photo by Louis Maniquet