Elementi relazionali verso un’erboristeria intuitiva

Le storie di solito partono dall’inizio, questa che vi racconto oggi, invece, inizia dalla fine.

Un ragazzo con un Kimono a scacchi fuori da casa sua, nel bosco, sotto la neve, tiene in braccio la sorella che lotta tra la vita e la morte… ma cosa c’entra questo con il mondo delle erbe?

La breve immagine che vi ho appena descritto è una scena fondamentale di un’opera di animazione giapponese di moda mentre sto scrivendo questo articolo (fine 2021) e ben rappresenta, per il sottoscritto, il principio evocativo tipico di ogni buona storia.

Questa fotografia emotiva, narrativa e simbolica va a toccare alcuni “tasti” ancestrali del nostro essere, immagini archetipiche, vissuti nostri o di chi è venuto prima di noi. Il linguaggio coinvolto in questo processo si limita solo ai film (di animazione e non) o possiamo individuarlo anche altrove?

Qualcuno starà pensando: “certamente no, si trova anche nei libri” o una sua parafrasi, del resto questa stessa serie animata non è altro che un adattamento video di un manga giapponese. Il libro, o altri strumenti e mezzi equivalenti, rappresentano un passo indietro nella nostra storia (o in avanti visto che iniziamo dalla fine), non solo per la maggior semplicità tecnologica del supporto ma per due aspetti fondamentali: l’immaginazione e il rallentamento. Se il primo rappresenta per noi qualcosa di quasi scontato, il secondo è un elemento che vorrei portare in primo piano. Il rallentare è uno dei quattro punti fermi che ci accompagneranno in questo breve viaggio intuitivo verso il mondo delle erbe; del resto diversi osservatori, pensatori e autori hanno parlato ben prima di me dell’importanza di questa azione. Per farla nostra potremmo utilizzare l’immagine del treno, incarnando la figura del passeggero; quando questo procede alla massima velocità guardando fuori dal finestrino vediamo figure indistinte, distorte dalla velocità stessa, mentre nel momento del rallentamento iniziamo a notare dettagli, colori e tutta la ricchezza del paesaggio. Individuato questo primo elemento, viene da chiedersi se il principio evocativo si esaurisca nel libro o se si possa fare ancora un passo, se in avanti o indietro lo lascio scegliere a chi legge. Qualche essere attento dirà: “le storie prima che fossero scritte venivano raccontate e tramandate da bocca a orecchio” e questo è indubbiamente il nostro prossimo passo che fortunatamente ci dona un altro tassello: l’unicità della persona che racconta, così come quella di chi ascolta, entrambi attori della stessa danza vocale, gestuale ed energetica ma con ruoli diversi.

A questo punto si potrebbe avere l’impressione di essere arrivati ma a pensarci bene manca ancora qualcosa, chissà se qualcuno leggendo queste righe si sia chiesto: “ma le storie da dove arrivano?” Ed è qui che entra in gioco il penultimo personaggio della nostra commedia dell’essere: l’esperienza diretta della natura nei suoi aspetti visibili e invisibili.

Se prendessimo ogni storia che incontriamo nella nostra vita, letta, guardata, ascoltata o vissuta e facessimo alcuni passi indietro e in avanti, come si fa quando ci si trova davanti a un grande quadro in una stanza di un museo, probabilmente noteremmo grandi temi e piccoli dettagli della Natura e dei suoi misteri; gli stessi che ci hanno accompagnato dal mito ancestrale alla fiaba di paese.

Ora che abbiamo davanti agli occhi questi tre elementi chiave, l’ultimo e fondamentale aspetto che ci permette di collegare inizio e fine di questo racconto è ciò che ci permette di fare questa esperienza, il pensiero analogico.

Perché proprio questo elemento?” si chiederà qualche lettore. L’esperienza analogica di ciò che c’è e di ciò che incontriamo nei nostri movimenti (esteriori e interiori) ci permette, semplificando il processo, di tradurre in racconto (espressione) un vissuto (esperienza) o di tradurre in vissuto un racconto. L’analogia è quell’elemento di continuità tra chi osserva e chi viene osservato, tra chi esprime e chi riceve, tra chi ha un vissuto e chi lo sente o percepisce per risonanza.

Grazie a questi 4 compagni di viaggio risulta intuitivo arrivare a connettere diverse esperienze e ampliarne la percezione.

Torniamo ora all’immagine raccontata all’inizio dell’articolo esplorandola alla luce di queste (forse) nuove informazioni. Rallentando nell’osservazione del giovane con il kimono che tiene tra le braccia la sorella in pericolo di vita mi viene facile percepire un sentimento di amore e cura, che richiama quella genitoriale, avendolo vissuto essendo (stato) io figlio; ugualmente vivo il senso di calore contrapposto alla neve in modo probabilmente non dissimile da un animale in letargo nella sua tana invernale o dal seme custodito nella Madre terra e protetto dalle intemperie. Tutto questo rappresenta solo una parte di quello che posso vivere e percepire in questo momento davanti a questa semplice immagine.

Tenendo aperto questo canale di esperienza e comunicazione, cosa succede quando incontriamo una determinata pianta nel pieno della sua fioritura o quando vediamo un frutto staccarsi da un ramo? E ancora, siamo noi che parliamo delle erbe, o sono le erbe che parlano di noi?

Potremmo parlare di come riconoscere con maggior facilità e attualizzare tutto ciò ma questa è un’altra storia…

Marco Fossati

marcofossativerde@gmail.com